BURGER KING®: UNA SCELTA VINCENTE

Dei 205 ristoranti presenti, 150 sono gestiti in franchising, 55 sono diretti. L’obiettivo è superare i 300 ristoranti entro la fine del 2022.

Il brand è sempre alla ricerca di nuovi franchisee motivati che vogliano fare impresa per far crescere ancor di più il marchio Burger King® in Italia.

Il mercato italiano è appena all’inizio e i margini di crescita e di profittabilità sono molto interessanti per chi ha interesse a lavorare bene con un marchio internazionale come il nostro

Burger King® nasce a Miami nel 1954. A soli 12 anni dall’apertura del primo ristorante, l’azienda concede la sua prima licenza per l’apertura di un nuovo punto vendita alle Bahamas. In Italia Burger King® è arrivato nel 1999 a Milano aprendo proprio grazie a una licenza in franchising e ha mantenuto questo business model fino al 2015 anno in cui ha cominciato ad affiancare anche le aperture dirette. Il fatturato dell’azienda nel 2018 è stato di 213 mln di Euro (+21% vs ’17). Dei 205 ristoranti presenti, 150 sono gestiti in franchising, generando circa i 2/3 del fatturato totale. 55 sono diretti. L’obiettivo è superare i 300 ristoranti entro la fine del 2022.

AFFILIARSI A BURGER KING

Il brand è sempre alla ricerca di nuovi franchisee motivati che vogliano fare impresa per far crescere ancor di più il marchio Burger King® in Italia. Il mercato italiano è appena all’inizio e i margini di crescita e di profittabilità sono molto interessanti per chi ha interesse a lavorare bene con un marchio internazionale. Ad oggi il focus è sul recruiting di franchisee che siano in grado di sviluppare progressivamente tra i 3 e 5 ristoranti. La precedente esperienza nel mondo del food o del retail non è un requisito essenziale, ma ovviamente l’eventuale assenza di tale requisito rende necessaria un’ulteriore fase di strutturazione del franchisee – che l’azienda fornisce attraverso training costanti – al fine di acquisire le necessarie competenze, soprattutto operative.

LA FORMAZIONE DEL FRANCHISEE

Non è richiesta una particolare specializzazione nel settore della ristorazione o del food retail, ma, in mancanza di questo, l’azienda affianca passo dopo passo il franchisee nel suo percorso di specializzazione e gestione del punto vendita. Tutto il personale viene formato con corsi in aula e on the job. Nel 2015 è nata la Burger King® Academy, la scuola di formazione gratuita aperta non solo ai dipendenti, ma anche a chi desidera intraprendere una carriera nel settore del food & beverage.

IL SUCCESSO DEL PRODOTTO

I ristoranti Burger King® si distinguono per le porzioni abbondanti e il gusto unico della carne cotta alla griglia. Il rapporto qualità prezzo che viene offerto rispetto ad altri player del mercato è generalmente molto apprezzato. I locali sono caldi e accoglienti per creare un ambiente familiare e informale. Fondamentale poi è la componente tecnologica in sala come in cucina, che consente al cliente di vivere un’esperienza customizzata attraverso la app e particolarmente coinvolgente grazie ai kiosk self order che consentono di scegliere il proprio menù con tranquillità.

IL VANTAGGIO DI AFFILIARSI A BURGER KING®

Un nome noto, un logo riconoscibile e la buona reputazione di cui il brand gode in Italia sono già tre validi motivi per scegliere di diventare un affiliato. Burger King® è tra i più grandi gruppi di ristorazione veloce al mondo e per tanto ha elevati standard che vanno assolutamente tenuti in considerazione. Ai franchisee si chiede innanzitutto di rispettare fedelmente questi standard e di essere aperti alla rapida evoluzione che sta vivendo il brand in questi ultimi anni. I fornitori di materie prime sono selezionati e approvati centralmente dalla company, cosa che garantisce un network e una logistica superiore. Tutto lo staff centrale poi si impegna a garantire ai franchisees un supporto ampio e continuativo nella gestione e sviluppo del business day by day, nella gestione del conto economico, nel raggiungere l’eccellenza operativa, nel controllo dei costi contestualmente alla massimizzazione della profittabilità, nella formazione e crescita del personale e nell’attuazione di efficienti campagne di marketing.

OBIETTIVI FUTURI E ESPANSIONE DEL BRAND

Nei prossimi quattro anni Burger King® aprirà in Italia 120 ristoranti. Dal 2015 ad oggi è stato introdotto un importante piano di espansione che ha fatto crescere significativamente il numero dei ristoranti presenti sul territorio. Alle aperture in franchising sono state affiancate anche quelle dirette, gestendo direttamente oltre cinquanta ristoranti in qualità di master franchisee. Al momento è in essere la collaborazione con 39 franchisee dislocati su tutto il territorio, ovviamente l’obiettivo è di incontrare persone valide che credano nel progetto e che vogliano far parte della famiglia Burger King®, supportandola nell’espansione e aiutandola a raggiungere luoghi dove ancora il brand non è presente.

@Redazione AZ FRANCHISING

Intervista a Fabrizio Gaggio, Direttore Generale Gruppo UNA

Sono 37 le strutture che attualmente compongono il portfolio di Gruppo UNA, presente in 10 regioni italiane con un’offerta di ben 5.000 camere distribuite su 19 destinazioni

Fabrizio Gaggio, Direttore Generale Gruppo UNA: “per quanto riguarda il franchising il nostro obiettivo è proporre un modello vincente, snello e alternativo per essere un punto di riferimento nel processo di affiliazione, così da creare un sistema virtuoso per fare sistema e fornire agli affiliati strumenti utili per uno sviluppo ulteriore”

Qual è il futuro del turismo legato a strutture solide e tradizionali come la vostra?

“Gruppo UNA nasce dalla vocazione all’ospitalità, una ospitalità declinata  sull’idea di Italian Lifestyle ovvero un mix unico di passioni, tradizioni, conoscenze e modi di essere che caratterizzano il nostro paese. Il Made in Italy è il fattore che da sempre Gruppo UNA detiene nel proprio DNA e che, unito alla volontà di posizionare il cliente ancora più al centro delle proprie attività, per migliorare la qualità percepita anche attraverso un processo di rinnovamento e sviluppo della brand experience, permetterà di creare per l’ospite quel valore assoluto che non ha motivo di temere le sfide che il futuro ci presenterà”.

In virtù proprio dei cambiamenti, i cosiddetti soggiorni alternativi, quali sono i piani di sviluppo per il suo gruppo?

“Gruppo UNA vanta una grande eterogeneità in termini di offerta, dal tradizionale business hotel al resort di charme passando per una importante offerta di residence, ville e boutique hotel. Di conseguenza intercettiamo ed interpretiamo già i fenomeni di ospitalità degli ultimi anni che guardano ad esperienze meno legate al classico soggiorno in albergo. Il Gruppo intende sfruttare al massimo la sua duttilità per reinterpretare al meglio le nuove esigenze che l’ospite manifesta e che sono legate ad un soggiorno integrato quanto più possibile al territorio”.

Qual è la vostra presenza in Italia e cosa prevedete per i prossimi anni. Vi interessa il mercato internazionale?

“Sono 37 le strutture che attualmente compongono il portfolio di Gruppo UNA, presente in 10 regioni italiane con un’offerta di ben 5.000 camere distribuite su 19 destinazioni. Una realtà importante che, unita ad una chiara strategia manageriale, rappresenta la base di crescita per il futuro. Nell’immediato si avrà la riapertura del Principi di Piemonte UNA Esperienze di Torino, hotel cinque stelle attualmente in ristrutturazione e, nel 2020, anche la città di Milano sarà protagonista di una importante riapertura. A questi progetti di rinnovamento si aggiungeranno nuovi ingressi di strutture, in un’ottica di potenziamento e sviluppo dell’offerta che, per il momento, riguarderà solo la Penisola, in un’ottica di consolidamento della brand awareness di Gruppo UNA profondamente legata al nostro modo di interpretare l’Italian Lifestyle”.

Quali sono i vantaggi di appartenere ad un gruppo?

“Fare parte di un gruppo alberghiero strutturato consente di giocare una partita diversa rispetto a quella di un singolo hotel. Oggigiorno una gestione performante passa necessariamente da una distribuzione internazionale del prodotto, efficiente sotto il profilo tecnologico e consapevole rispetto ai mille risvolti che stanno dietro le quinte dell’arena di commercializzazione on line e off line. Un gruppo consente di estendere le opportunità di vendita, ottimizzare al meglio la gestione dei costi e in ultima analisi di migliorare il conto economico”.

A tal proposito i sistemi a rete offrono tantissime opportunità e il sistema alberghiero per quanto riguarda il franchising può essere considerato ancora vergine. Quali vantaggi e vostre novità?

“Il franchising alberghiero è ad oggi una opportunità che in Italia è ancora poco sviluppata. Molti imprenditori preferiscono la totale autogestione trascurando alcuni vantaggi che così sacrificano, ma anche a causa di modelli di franchising molto invasivi e costosi, per lo più legati a brand internazionali. Gruppo UNA sta studiando una formula che possa rappresentare la giusta via tra il vantaggio di affiliarsi ad un gruppo alberghiero e una soluzione non troppo invasiva rispetto a standard da implementare e costi da sostenere”.

Ad oggi quali sono i punti di forza delle vostre strutture?

“Da un punto di vista di prodotto ciò che ci contraddistingue è senza dubbio la suddivisione delle strutture in tre nuove collezioni con caratteristiche proprie, pensate per offrire un servizio sempre più personalizzato. Così facendo siamo certi di poter soddisfare appieno le esigenze di ogni tipologia di viaggiatore, sia esso fuori casa per motivi di business o per un viaggio di piacere. Inoltre, alle caratteristiche peculiari delle diverse strutture, si affiancano pregi a livello di brand: Gruppo UNA garantisce grande affidabilità nell’erogazione dei propri servizi, oltre ad una forte esperienza e competenza nel settore che affonda le proprie radici in una marcata tradizione nell’hospitality. Considerando invece l’aspetto strategico, l’intenzione di Gruppo UNA è proporre un modello di franchising vincente, snello e alternativo per essere un punto di riferimento nel processo di affiliazione, così da creare, in ultima analisi, un sistema virtuoso per fare sistema e fornire agli affiliati strumenti utili per uno sviluppo ulteriore”.

@Redazione AZ Franchising

Come aprire un negozio in franchising di arredi

Arredamento? con il franchising di guadagna di più.

Il settore dell’arredamento ha dimostrato grande innovazione negli ultimi anni. Anche i franchising di arredamento hanno saputo cogliere i cambiamenti del mercato e creare format interessanti con ottime prospettive di guadagno e soddisfazione personale per gli imprenditori che decidono di affiliarsi. Una rete in franchising nel settore dell’arredamento è in grado di offrire innumerevoli vantaggi, tra questi un know how maturato in decenni di esperienza, formazione, assistenza e consulenza che permettono anche a chi non ha esperienza di aprire un negozio di arredamento con successo. I negozi di arredamento in franchising sono inoltre in grado di offrire prodotti di qualità ed a prezzi accessibili grazie alle economie di scala. Il franchisee che apre un negozio di arredamento potrà contare anche sulle campagne di marketing a livello nazionale e sulla popolarità acquisita dal brand.

Non tutti i negozi di arredamento ed i marchi sono uguali.

L’offerta è davvero variegata: si va infatti dalle ultime novità in ambito di design fino ai negozi di arredamento classico, in arte povera, in stile country o shabby chic, con frequenti commistioni tra questi stili. Il mondo dell’arredo è davvero molto articolato: per questo sarà necessario, innanzitutto, di focalizzarsi su uno stile o su una tipologia di arredo.

Il negozio franchising di arredi.

Sono infatti molti i marchi tra cui scegliere in questi settori sui requisiti che dovresti avere per aprire un negozio di design o di arredamento in franchising. Non sono infatti richiesti requisiti particolari, come titoli di studio o altro. In realtà anche in questo settore sarebbe consigliata un’esperienza seppur. In genere il franchisor che si sceglie offre una formazione preapertura e un’assistenza continuativa. Per quanto riguarda invece gli aspetti burocratici, per l’apertura di un negozio di arredamento è necessario: aprire una partita IVA, Iscriversi alla Camera di Commercio locale, inviare la comunicazione unica per l’inizio dell’attività al comune di ubicazione del negozio. A seconda delle dimensioni del negozio. Spesso il franchisor indica anche il numero di addetti necessari a seconda della dimensione del negozio. Un fattore importante è quello della scelta del locale per il negozio: soprattutto per i punti vendita di arredamento, è necessario considerare una superficie molto ampia, possibilmente con più vetrine e collocata in una zona di forte passaggio. Anche per questo aspetto di solito le indicazioni del franchisor sono molte chiare.

@Redazione AZ Franchising

 

iDO: ecco le novità

Nella stagione SS20, per la prima volta, iDO introduce la linea beachwear. Grande novità per il brand che ha sviluppato capi per bambini adatti a vivere in armonia e divertimento il mare e la spiaggia, sempre in linea col mood di collezione e perfetti per lo stile dei più piccoli. Diversi modelli di costumi da bagno si abbinano agli accessori giusti – come ciabattine, bandana, teli mare – e a copricostume a tema. Abitini, completini due pezzi, t-shirt, canotte, completano l’offerta iDO per un’estate dedicata ai bambini, frizzante e iper-colorata!

iDO lancia la collaborazione con Special Olympics  la nota Onlus che propone e organizza eventi sportivi per persone con e senza disabilità intellettiva.  iDO, che da sempre mette al centro la sua passione per i bambini e l’importanza dell’educazione, in questo caso l’educazione all’integrazione, ha deciso di supportare l’associazione attraverso una partnership siglata a settembre 2019 e che si svilupperà per tutta la durata dell’anno scolastico.
La collaborazione tra iDO e Special Olympics Italia nasce dall’esigenza di condividere i valori di sensibilizzazione, sostegno e inclusione, essenziali per la formazione degli adulti di domani.
Inoltre, nel 2019 l’identità di iDO ha subito un restyling. Il logo cambia colore e diventa blu scuro, adattandosi meglio al mercato di riferimento, rafforzato anche dall’aggiunta di 0-16 che sta appunto a indicare l’età di riferimento del target. Infine, il payoff “Everyday Style” viene inserito in armonia con il resto del logo.

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@Redazione AZ Franchising

 

Franchising Carpisa: amore a prima vista

Intervista a Franco Modafferi, proprietario del punto vendita Carpisa di Cosenza.

“Entrando in Carpisa, si coniuga l’aspetto commerciale con una gestione professionale, senza mai dimenticare i valori che caratterizzano una famiglia. Questo mi sento di consigliare a chi vuole avvicinarsi al mondo Carpisa”

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Nasce come agente di commercio e dal 1987 fino al 2000 circa, ha avuto il privilegio di rappresentare sul territorio calabrese e in parte siciliano, Levi Strauss Italia, successivamente ha intrapreso, come imprenditore, la collaborazione con vari brand leader di mercato, aprendo numerosi pv in Calabria e Sicilia. Entra in contatto con carpisa circa 20 anni fa, in prima battuta con amici vicini alla proprietà, poi direttamente con la proprietà. Oggi, Franco Modafferi, è proprietario del punto vendita a marchio Carpisa di Cosenza, al civico 128 di Corso Mazzini, autentica pietra miliare del brand e dell’organizzazione sul territorio.

Quali sono state le principali motivazioni che l’hanno spinta a scegliere Carpisa franchising?

“Avendo maturato varie esperienze sia come agente che come imprenditore, devo dire che l’incontro con Maurizio Carlino e Gianluigi Cimmino, è stato “amore a prima vista”. Già dal primo appuntamento, sono stati in grado di trasferirmi il progetto Carpisa, la mission aziendale, i valori su cui avrebbero basato e costruito il futuro, che è diventato “nostro” immediatamente”.

Come è stato il sotegno della Casa Madre

“Analisi del territorio, valutazione del business, e poi formazione, supporto e vicinanza costante nella risoluzione delle problematiche”.

E’ necessario seguire dei corsi di formazione?

“E’ fondamentale seguire sia i corsi teorici che pratici. Posso a tal proposito tranquillamente affermare, che Carpisa è assolutamente un modello da seguire in merito a queste punto, vero fiore all’occhiello per qualità dei servizi offerti e direi anche per varietà degli stessi”. Durante i corsi vengono approfonditi tutti i vari aspetti commerciali e non solo, a seconda dei vari livelli, addetto vendita, store manager, visual, marketing, selezione del personale, lettura ed analisi dei kpi”.

Quali sono in termini economici i numeri per chi come lei vorrebbe aprire un punto vendita franchising Carpisa?

“Per un pv localizzato in Centro storico o centro commerciale, con una superfice di vendita di minimo 100 mq + 20/30 adibiti a magazzino, l’investimento è di 100 mila euro, con una stima di fatturato annuo a regime di 500.000 euro. La durata del contratto è di 5 anni rinnovabile, non ci sono fee di ingresso e royalty”.

Che consiglio darebbe ad un nuovo affiliato?

“Entrando in Carpisa, si coniuga l’aspetto commerciale con una gestione professionale, senza mai dimenticare i valori che caratterizzano una famiglia. Questo mi sento di consigliare a chi vuole avvicinarsi al mondo Carpisa, troverà la giusta visione del futuro, innovazione, organizzazione e valori umani, con qualcuno sempre pronto ad ascoltarti”.

I suoi progetti futuri…

“Adesso sono focalizzato sul nuovo, fantastico progetto megastore, che Carpisa sta portando avanti. Innovativo per concezione, vede la consacrazione del mondo “borse”, con quello “viaggio”, con identità propria, ma in un unico contenitore. Vero acceleratore di vendite e quindi di fatturato, ma sono fermamente convinto che il bello debba ancora venire”.

@Redazione AZ Franchising

“Ho scelto Piazza Italia perché offre garanzie di successo”

Un meccanismo vincente che Piazza Italia ha ideato e divulgato.

Giuliano Gangarossa che, insieme alla sua famiglia, è titolare del punto vendita di Piazza Italia di Catania mira ad una espansione dell’azienda

 

Dopo il liceo ha subito intrapreso il percorso di studi di Economia Aziendale all’interno della Facoltà di Economia dell’Università di Catania. Poco tempo dopo ha contemporaneamente affiancato la sua famiglia nella digitalizzazione di alcuni processi fondamentali delle aziende fondate dai genitori. Nel febbraio del 2015 ha deciso, insieme ai fratelli, di intraprendere una nuova avventura, aprendo il primo punto vendita di abbigliamento, scommessa andata a buon fine e che gli ha permesso di rendersi autonomo in termini sia lavorativi che economici dalla famiglia di origine e di estendere l’attività lavorativa oltre i confini catanesi. Giuliano Gangarossa, oggi, è titolare, del punto vendita di Piazza Italia di Catania.

Quando e’ entrato in contatto con il brand Piazza Italia?

“La mia famiglia ed io siamo entrati in contatto per la prima volta con il brand nel novembre del 2005 dopo l’apertura del C.C. Etnapolis a Belpasso”.

Dove ha aperto i punti vendita?

“Abbiamo aperto il punto vendita nel cuore del centro storico di Catania, in Via Umberto I, al numero 13, all’interno di un ex cineteatro degli anni Venti”.

 Quali sono state le principali motivazioni che l’hanno spinta a scegliere Piazza Italia?

“La conquista da parte dell’azienda di una posizione di leadership nel suo segmento di mercato che le ha permesso di affermarsi come brand, quindi le garanzie di successo che questa offre”.

In che modo la casa madre lo ha sostenuto?

“Trasferendoci il Know-How e con un piccolo capital contribution, azioni molto utili quando, come nel nostro caso, si sostiene un investimento importante in termini economici e di immagine su una location unica come quella di un ex cineteatro di pregio storico”.

E’ necessario seguire dei corsi di formazione? Se si su quali aspetti…

“Non è necessario sostenere corsi di formazione. Sicuramente un imprinting manageriale consente un più rapido raggiungimento degli obiettivi”.

Quali sono in termini economici i numeri per chi come lei vorrebbe aprire un punto vendita Piazza Italia?

“Una Società a Responsabilità Limitata, Cinque Collaboratori di fiducia, Dodici ore di lavoro al giorno e 250mila euro di capitale proprio”.

Che consiglio darebbe ad un nuovo affiliato Piazza Italia?

Ad un nuovo affiliato consiglierei di restare molto a contatto col personale di supporto fornito da Piazza Italia, così da poter più velocemente carpire ed entrare a far parte di quel meccanismo vincente che l’azienda ha ideato e divulgato”.

I suoi progetti futuri…

“Internazionalizzare le mie aziende”.

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@Redazione AZ FRANCHISING

 

Franchising Direct Booker, un modello di business comprovato

Siamo lieti di annunciare che Direct Booker sta entrando nel nuovo mercato e sta espandendo il suo franchising in Albania. Crediamo che questa colaborazione sarà un grande successo e produrrà grandi risultati,come hanno fatto tutti gli altri affiliati di Direct Booker.
Nel 2019 abbiamo firmato 8 nuovi affiliati e siamo orgogliosi di dire che alcuni dei nostri affiliati esistenti stanno pensando di estendere il loro territorio. Abbiamo coperto la maggior parte del mercato croato con i nostri affiliati e nel 2020 il nostro piano è di entrare in nuovi mercati. Abbiamo in programma di espandere il nostro franchising in Italia, Grecia e Polonia. Per questo motivo abbiamo partecipato il mese scorso al Franchise Expo a Varsavia dove abbiamo fatto progressi significativi verso la nostra espansione nel mercato polacco.

BKE, la piattaforma A.I made in italy

BKE, una opportunità unica per chi vuole investire nel futuro.

Si chiama BKE ed è una A.I. capace di analizzare il comportamento del consumatore in spazi digitali e fisici, definendo cosa farà, che cosa acquisterà, quando, come e dove

Dalla ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano si evidenzia un mercato dinamico ma caratterizzato da una scarsa consapevolezza da parte delle imprese delle opportunità dell’Artificial Intelligence.

Il mercato dell’A.I. è agli albori in Italia, con una spesa per lo sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale di appena 85 milioni di euro nel 2018, ma ci sono delle enormi prospettive. Al contrario in Usa l’ultimo report di CGInsights evidenzia un importante aumento degli investimenti in aziende specializzate in soluzioni di Intelligenza Artificial. Esempi concreti di questo trend sono l’acquisizione di Looker da parte di Google per $2.6B e l’acquisizione di Tableau da parte di Salesforce per $15B.

La più nota piattaforma di intelligence conferma anche che i brand nel retail e nel food & beverage continuano a sviluppare esperienze personalizzate da offrire ai consumatori. Ma se finora la sfida è stata raccogliere i dati, il prossimo step è prevedere il futuro, attraverso modelli di Analisi Predittiva, in grado di anticipare quello che saranno i comportamenti di acquisto dei propri clienti.

Ed è qui che si posiziona DCG (DCG.net), come uno dei precursori tecnologici con la sua piattaforma SaaS “BKE” (Behavioural Knowledge Ecosystem). La società, creata nel 2009 da Tommaso Chiorino, ha sempre operato in ambito digital e negli ultimi anni, individuata la necessità del mercato di una soluzione disruptive che permettesse di capitalizzare i dati prodotti dagli utenti trasformandoli in solide predizioni, si è concentrata nella realizzazione di una soluzione proprietaria facile da utilizzare e dall’alto rendimento in termini di conversione verso gli obiettivi di business. La piattaforma proprietaria di DCG, BKE, è una A.I. capace di analizzare il comportamento del consumatore in spazi digitali e fisici, definendo cosa farà, che cosa acquisterà, quando, come e dove accadrà. Per esempio, dall’Italia DCG è già in grado di predire: qual è la postazione più “profittevole” per un taxi a Dubai, geolocalizzando il bisogno degli utenti; anticipare quali saranno i trend di acquisto dei consumatori dei maggiori retailers in Asia e Medioriente; riconoscere i comportamenti delle persone attraverso indicatori biometrici che permetteranno di ottenere caratteristiche distintive e misurabili.

BKE, intelligenza artificiale e retail. 

In ambito retail la piattaforma è stata utilizzata, ad esempio, dalla conglomerata emiratina Al- Tayer, che distribuisce e rivende circa 1080 marchi di lusso nella regione. Con l’obiettivo di aumentare il basket medio dei clienti in negozio, DCG ha configurato il suo BKE per dotare i commessi di uno strumento che suggerisse, per ognuno dei visitatori identificati, prodotti aggiuntivi che non fossero mai stati acquistati in precedenza, da proporre durante le viste ai negozi. Il risultato è stato un incremento di fatturato del 15% su base mensile, grazie all’aumento medio del 25% del valore del basket di acquisto del 20% dei clienti che hanno ricevuto un suggerimento.

La stessa piattaforma è stata utilizzata dal gigante Malesiano del TeaLive, per ottimizzare le vendite e la gestione dello stock prodotti in 300 negozi nella regione, ed è in fase di collaudo in Italia presso una catena di pizzerie top secret per massimizzare sia la resa dei ristoranti che la conversione delle campagne di marketing per l’aumento della clientela.

@Redazione AZ Franchising

Fashion business: le top 15 della moda italiana per fatturato

Il settore della moda è uno dei più dinamici, caratterizzato, però,  da un’intrinseca difficoltà nel prevederne i trend futuri vista la variabilità dei gusti dei consumatori

L’export è la più grande ricchezza. Nel franchising è uno dei settori più dinamici.

Il settore della moda italiana cresce ed è leader in Europa per numero di aziende – un terzo – ma a livello di fatturato è più piccolo delle cugine d’oltralpe, le francesi, che pur essendo di meno hanno un fatturato aggregato pari al 30,3% del totale delle big europee contro il 13,4% delle aziende tricolore. E’ questa la fotografia scattata da Mediobanca R&S sulla moda. La prima considerazione è che le 163 società italiane che fatturato oltre 100 milioni l’anno hanno visto crescere il giro d’affari del 28,9% dal 2013, a quota 70,4 miliardi. Inoltre sono molto votate all’export (il 60% del fatturato è oltreconfine) e sono generalmente solide: l’incidenza del debito finanziario sui mezzi propri è pari solo al 33,7%. Complessivamente, hanno generato 22 miliardi di valore aggiunto e ormai rappresentano l’1,3% del pil (contro l’1,1% del 2013). In crescita anche gli utili netti, che a livello cumulato 2013-2017 hanno segnato un risultato di 15,8 miliardi, in costante progressione nei cinque anni: solo nel 2017 gli utili medi giornalieri per azienda sono stati pari a 63 mila euro, contro una media di 38 mila nel 2013.

QUANTO VALE IL SETTORE DELLA MODA E QUANTO PESA SUL PIL ITALIANO

Il fatturato aggregato del settore della moda in Italia vale circa 22 miliardi di euro, ovvero l’1,3% del Pil del 2017. Questo fatturato deriva principalmente dal comparto abbigliamento che ammonta al 40,5%, seguito dalla pelletteria per il 20,9% e dall’occhialeria per il 16,2%.

LE CARATTERISTICHE DEL FASHION BUSINESS

Il settore della moda è uno dei più dinamici, caratterizzato da un’intrinseca difficoltà nel prevederne i trend futuri vista la variabilità dei gusti dei consumatori. Un’errata previsione può comportare non pochi danni al bilancio delle imprese, basta pensare ad una tardiva reazione del pubblico che può comportare un rigetto da parte del mercato. In Italia le imprese che hanno un fatturato superiore ai 100 milioni sono 163, questo viene riportato dall’area studi Mediobanca nel febbraio 2019, bisogna però precisare che, come in altri settori, le eccellenze italiane sono spesso prede di acquisizioni estere. Dei 22 miliardi di euro di fatturato del settore moda italiano, il 34% è stato prodotto da società che nonostante operino in Italia, sono sotto la direzione e il coordinamento di gruppo esteri. In particolare quando parliamo di moda non possiamo non parlare di Francia: delle 163 imprese citate ben 26 sono sotto il diretto controllo francese.  Solo LVMH e Kering, entrambe grandissime holding con sede a Parigi, detengono insieme il 9% del fatturato italiano. Troviamo infatti nella partecipazioni di LVMH imprese come Bulgari, Fendi, Loro Piana e Acqua di Parma, invece troviamo in Kering nomi come Gucci, Brioni, Pomellato e Bottega Veneta.

L’EXPORT: FONTE DI RICCHEZZA

L’export è la più grande ricchezza del settore moda. I prodotti italiani sono molto apprezzati soprattutto in Asia, una dipendenza che può governare il mercato. La variazione dell’export aggregato dal 2013-2017 è del +22,9%, secondo i dati riportati dall’indagine di Mediobanca del 13 febbraio 2019 per ogni 10 euro di fatturato 6 euro provengono dall’estero.

LE TOP 15 DELLA MODA ITALIANA

In Europa sono presenti ben 43 gruppi nel settore moda con fatturato superiore ai 900 milioni di questi 15 (ovvero il 34,9%) sono italiani, in ordine di fatturato abbiamo:

Luxottica Group: a fine 2017 possedeva 8.913 negozi in tutto il mondo di cui 7.102 di proprietà e 1.811 in franchising. Nell’ottobre 2018, dalla combinazione con la francese Essilor, è nata la nuova holding EssilorLuxottica (con sede in Francia, quotata), il cui pacchetto di maggioranza fa capo alla famiglia Del Vecchio.

Prada: dispone di 659 negozi di cui il 91% all’estero. Quotata a Hong Kong, gli azionisti di controllo sono Patrizio Bertelli e la famiglia Prada.

Giorgio Armani: fondata nel 1975 da Giorgio Armani e Sergio Galeotti produce abbigliamento e accessori. Ha 524 punti vendita di cui il 78% al di fuori dell’Europa. La proprietà è di Giorgio Armani.

Calzedonia Holding: fondata nel 1986 da Sandro Veronesi, ha 4.454 negozi monomarca in 50 Paesi (1.530 a gestione diretta), di cui 2.758 all’estero. La proprietà fa capo alla famiglia Veronesi.

Max Mara Fashion Group: fondata nel 1951 da Achille Maramotti, la distribuzione avviene attraverso 2.500 punti vendita gestiti direttamente e in franchising, di cui il 71% all’estero. La proprietà fa capo alla famiglia Maramotti.

Otb: Renzo Rosso creò il brand Diesel nel 1978, fondando l’omonima società nel 1985. Nel 2002 la Only The Brave s.r.l. (poi Otb) ne prese il controllo. La proprietà è della famiglia Rosso.

Salvatore Ferragamo: fondata nel 1927 da Salvatore Ferragamo, dispone di 685 punti vendita (75% fuori Europa), di cui 410 gestiti direttamente. Quotata a Milano, l’azionista di maggioranza è la famiglia Ferragamo.

D&G: nel 1982, a Milano, Domenico Dolce e Stefano Gabbana aprirono il loro studio stilistico. I punti di vendita monomarca sono oggi 345 (oltre il 90% all’estero), di cui 182 diretti e 163 indiretti e in franchising. Dispone inoltre di 30 outlet gestiti direttamente. La proprietà è equamente divisa fra i due stilisti.

Valentino: nel 1960 fu fondata da Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. È presente in 100 Paesi con 186 negozi a gestione diretta. La proprietà è della Mfi Luxury s.r.l. facente capo alla Mayhoola for Investments.

Moncler: fondata nel 1952 dagli artigiani di montagna René Ramillon e André Vincent a Monestier de Clermont. Ha 201 negozi monomarca a gestione diretta e 59 punti di vendita monomarca gestiti da terzi e spazi in punti vendita multimarca. Quotata a Milano, il principale azionista è la Ruffini Partecipazioni s.r.l. facente capo a Remo Ruffini.

Ermenegildo Zegna Holditalia: la società trae origine dall’attività artigianale nel settore tessile intrapresa da Angelo Zegna a Trivero (Bi) alla fine del 1800. Ha 504 punti di vendita (93% all’estero) di cui 272 di proprietà, 57 in franchising e 175 corners presso esercizi commerciali di terzi. La proprietà fa capo alle famiglie Zegna.

Safilo Group: l’attività di produzione di lenti e montature fu avviata dai fratelli Frescura e Angelo Lozza nel 1878 a Calalzo di Cadore (Bl) e nel 1934 l’attività venne acquisita dalla Safilo della famiglia Tabacchi. La rete distributiva si avvale, oltre che di proprie filiali e centri di assistenza, di agenti e concessionari distributori esclusivisti indipendenti che riforniscono circa 100mila punti di vendita in circa 130 Paesi. Quotata a Milano, il principale azionista, a partire dal 2009, è l’olandese Hal Holding N.V., attraverso la Multibrands Italy B.V.

Lir: le origini del Gruppo risalgono al 1992 quando Mario Moretti Polegato fondò la Geox a Biadene di Montebelluna (Tv). Dispone di circa 10mila punti vendita multimarca e 1.095 negozi monomarca (di cui il 72% all’estero). Lir è una holding di partecipazioni interamente posseduta dalla famiglia Moretti Polegato, azionista di maggioranza di Geox, quotata a Milano.

Benetton Group: le origini del Gruppo risalgono al 1965 quando Luciano Benetton decise di rimodernare il classico maglione di lana (allora disponibile nei soli colori base) proponendolo in diversi colori e a prezzi ridotti e fondò con i fratelli la Maglificio di Ponzano Veneto dei F.lli Benetton (poi Benetton). Ha una rete commerciale di circa 5.000 negozi in tutto il mondo. La proprietà è di Edizione s.r.l., holding delle famiglie Benetton.

Tod’s: le origini dell’attività industriale risalgono ai primi del ‘900, quando Filippo Della Valle avviò una piccola produzione di pantofole. La rete di vendita si avvale di 285 negozi a gestione diretta (di cui il 45% in Cina) e 122 in franchising, oltre a punti vendita indipendenti multimarca. Quotata in Borsa italiana, il principale azionista è Diego Della Valle.

@Redazione AZ Franchising

Perché alcune imprese scelgono il franchising?

Chi intende considerare di mettersi in proprio con la formula del franchising ha necessità di sapere esattamente cosa sia e in che modo differisce dalle altre modalità di esercizio di impresa.

di Mirco Comparini

Molti sostengono che un “business in franchising” sia un’operazione di nicchia, inteso nel senso che si tratta di formule commerciali progettate, predisposte, create e sviluppate da un numero ridotto di imprenditori: la replica di una formula di successo (in teoria).

La creazione di un sistema di franchising è un processo aziendale molto lungo e complesso e lo si ottiene con il supporto di consulenti in franchising specializzati nella progettazione e non, come molti credono, con quelli specializzati in sviluppo. Possiamo sintetizzare in quanto segue gli elementi essenziali, con invito a considerare tale elenco non esaustivo:

Sperimentazione – la fase di sperimentazione è l’essenza e la fase più importante della progettazione necessaria, sia in termini legali, sia in termini aziendali. Solo da tale fase è possibile comprendere l’effettiva possibilità di replicabilità e, non di meno, di potenziale successo.

Modulistica e specifica documentazione dell’attività in franchising – per la replicabilità ed il trasferimento a terzi delle conoscenze e del know how presenti nel sistema di franchising è necessaria moltissima documentazione al fine di standardizzare tutti i processi gestionali e operativi, ma anche di carattere legale e giuridico (contratti, manuali operativi, manuali di formazione, ecc.).

Formazione – un dettagliato e ben strutturato piano di formazione e aggiornamento, sia iniziale, che continuativa, costituisce un aspetto di estrema importanza per coloro che intendono investire nel sistema di franchising (franchisee), ma anche per le risorse umane che gli stessi franchisee hanno la necessità di impiegare.

Supporto e assistenza – sin dalla progettazione si rende necessario impostare forme di assistenza e supporto alle imprese che faranno parte della rete di franchising, una attività estremamente importante anche per il controllo della rete, quindi, una duplice utilità, sia per l’affiliante, sia per l’affiliato.

Perché alcune imprese scelgono di svilupparsi in franchising?

Ecco alcuni dei motivi principali.

Partner e non dipendenti – la crescita con il franchising è attuata reclutando imprenditori indipendenti e non risorse umane alle proprie dipendenze da inserire in una filiale o succursale. Ciò, oltre a ridurre i costi generali di ogni struttura, è caratterizzato anche dal fatto che il ruolo di investitore è assunto dallo stesso affiliato determinando così una partnership con l’affiliante per la gestire con profitto il business.

Opportunità di crescita rapida – il franchising offre possibilità di crescita e sviluppo alquanto rapide, ma ciò dipende dalle capacità del franchisor (per molti aspetti). Ovviamente sono molti i fattori variabili da questo punto di vista, ma nella sostanza tale affermazione ha fondate basi.

Raccolta di capitali – come noto, il franchising genera flussi di denaro a seguito dell’investimento (una parte) effettuato dall’affiliato al momento in cui aderisce alla rete. Ma l’aspetto da non trascurare è che al momento in cui la rete è in grado di dimostrare l’alta redditività degli aderenti e una efficace gestione manageriale, la stessa rete può presentarsi agli operatori finanziari con una maggiore affidabilità in modo da poter attingere a ulteriori risorse da parte di tutti gli aderenti consentendo loro ulteriori crescite e forme espansive.

Dai tratti essenziali sopra descritti, è facilmente comprensibile che chi aderisce ad una rete di franchising ha la necessità di riconoscere e valutare l’impostazione che il franchisor ha predisposto per il sistema di franchising oggetto di interesse.

Una attività non facile se non si è assistiti da professionisti specializzati e, soprattutto, se non si è opportunamente formati circa la conoscenza dello stesso franchising, delle sue caratteristiche, dinamiche, rischi, ma anche opportunità e prospettive.

Le aziende in franchising hanno generalmente un tasso di successo molto più alto rispetto ad altre start-up aziendali o “non franchising”, ma occorre anche considerare che il numero degli operatori economici di tale settore è molto ridotto rispetto all’intero panorama.

Investire in un sistema franchising (acquistare un sistema di franchising) significa accettare di seguire tutte le impostazioni di tale sistema attuando quanto predisposto nella documentazione con la quale il franchisor ha codificato l’intera gestione dell’attività.

Ovviamente si tratta di un processo di due diligence specifico che parte anche da aspetti attitudinali e personali del soggetto che intende aderire ad una rete di franchising.

Tutto questo determina una complessità generale che fa del franchising un ottimo strumento di crescita e sviluppo aziendale da approcciare con la massima accortezza.