Le principali misure per supportare e rilanciare la ripresa economica e sociale del paese

Imprese, artigiani, commercianti, professionisti, lavoratori e famiglie, le principali misure del decreto riguardano tutti gli attori sociali, con un unico obiettivo: sostenere e spingere la ripresa economica del Paese

Articolo a cura della Dott.ssa Francesca Paleari | Founder & General Manager Obiettivo Sviluppo

Il Consiglio dei Ministri ha elaborato un pacchetto di misure che vuole diventare uno dei pilastri fondamentali della politica economica di quest’anno, con l’unico obiettivo di trovare una risposta concreta alle molteplici e diverse esigenze delle imprese, dei lavoratori e delle famiglie duramente colpite da questa nuova, inattesa, massacrante crisi economica causata dal virus.

Dopo il decreto Cura Italia e il decreto Liquidità, il nuovo decreto RILANCIO punta a rafforzare le attività produttive che hanno subito forti perdite di fatturato e competitività durante questa emergenza attraverso un quadro complesso, ma omogeneo, di azioni dirette, tra le quali (fonte MISE):

FONDO PERDUTO, IRAP, RIDUZIONE BOLLETTE, PAGAMENTO DEBITI PA

12 miliardi per il pagamento dei debiti commerciali degli enti locali, delle Regioni e delle Province autonome nei confronti delle imprese;

6 miliardi per contributi a fondo perduto a favore di società e imprese individuali con ricavi fino a 5 milioni di euro, che saranno erogati dall’Agenzia delle Entrate e parametrati al calo del fatturato sul mese di aprile 2020 rispetto al corrispondente mese del 2019, superiore al 33%. Previsto un contributo minimo di 2000 euro per le società e di 1000 euro per l’impresa individuale (cumulabile col bonus INPS);

4 miliardi per cancellare definitivamente il saldo 2019 e l’acconto 2020 dell’Irap di giugno e luglio per tutte le imprese con fatturato annuo fino a 250 milioni di euro;

4 miliardi per finanziare ulteriormente il Fondo di Garanzia per le Pmi, che si aggiungono alle risorse già stanziate nei decreti Cura Italia e Liquidità per arrivare ad un ammontare complessivo di circa 7 miliardi;

600 milioni per ridurre nel 2020 i costi fissi delle bollette elettriche per le utenze non domestiche in bassa tensione.

ECONOBONUS E SISMABONUS AL 110%

Nel decreto Rilancio è stata inoltre inserita una norma fondamentale per il riavvio del settore strategico dell’edilizia: l’innalzamento al 110% delle detrazioni per le ristrutturazioni legate all’Ecobonus e al Sismabonus che amplia la platea dei possibili beneficiari degli interventi, garantendo una forte leva agli investimenti. Viene inoltre data la possibilità di cessione del credito anche a intermediari finanziari, in modo da favorire la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio in ottica ecosostenibile.

AFFITTI COMMERCIALI, TOSAP

Sugli affitti commerciali è riconosciuto il credito d’imposta per il 60% dell’ammontare mensile del canone di locazione per i mesi di aprile, maggio e giugno. Oltre che in compensazione, il credito può essere anche ceduto al locatore o al concedente o ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari. Previsto anche l’esonero del pagamento di tasse e canoni per le occupazioni di suolo pubblico (Tosap-Cosap) dal 1 maggio fino al 31 ottobre 2020, in favore di bar ristoranti, discoteche e altri pubblici esercizi. Sono state inoltre introdotte semplificazioni burocratiche per il rilascio di nuovi concessioni di suolo pubblico o per l’ampliamento di quelle già concesse.

IMPRESA 4.0

Nel pacchetto imprese è stato prorogato al 31 dicembre 2020 il termine per la consegna dei beni strumentali oggetto del super ammortamento. Migliaia di imprese e professionisti potranno pertanto beneficiare dell’incentivo fiscale anche se non riusciranno a ricevere, a causa del lockdown, la consegna del bene entro il 30 giugno, così come previsto dalla normativa vigente prima della proroga disposta con il decreto Rilancio.

RICAPITALIZZAZIONE, START-UP, TRASFERIMENTO TECNOLOGICO

A queste misure si aggiungono quelle relative a incentivi per favorire la ricapitalizzazione di imprese, con fatturato compreso tra i 5 e i 50 milioni di euro, attraverso lo schema ‘Pari Passu’ con fondi gestiti da Invitalia e Cdp; il rafforzamento dell’ecosistema delle start up innovative attraverso la liquidità garantita mediante il programma Smart&Start e risorse aggiuntive al Fondo per il Venture Capital; i finanziamenti del Fondo Innovazione dedicato al trasferimento tecnologico tra il mondo della ricerca e quello produttivo, nonché al Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali, finalizzato a contrastare la delocalizzazione di aziende e tutelare i lavoratori; 100 milioni di euro per il rifinanziamento del fondo dedicati all’acquisto di veicoli a ridotte emissioni. E’ inoltre istituito presso il MiSE il “First Playable Fund” diretto al sostegno della produzione italiana di prodotti di intrattenimento digitale. Tramite questo fondo le imprese del settore dell’intrattenimento digitale potranno presentare i loro progetti di sviluppo a editori o investitori per ottenere finanziamenti necessari per la successiva produzione del prodotto finale e della sua distribuzione sul mercato internazionale. Sono stati inoltre stanziati 20 milioni di euro per la nascita di un polo specializzato di ricerca e sviluppo nel settore automotive da realizzare nell’area di crisi industriale complessa di Torino. Questo polo opererà come ente di ricerca indipendente per la realizzazione di linee pilota sperimentali su nuove forme di mobilità, compresa la mobilità elettrica, la guida autonoma e l’intelligenza artificiale.

Obiettivo Sviluppo c’è.

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Franchisee multi-unit e multibrand: sarà questo il futuro?

Risponde Mirco Comparini, consulente, esperto in franchising

Il diffuso modello del Multi-Unit Franchisee (MUF) ha avuto molto successo rispetto alla tradizionale Single-Unit Franchisee (SUF), soprattutto in paesi nei quali il franchising è più consolidato, tanto che anche in Italia i marchi internazionali lo hanno adottato da subito e nel tempo si è consolidato tanto da farne esempio per molti marchi nazionali, ma il tema, pur in un mercato molto maturo come quello statunitense è dibattuto sin dagli anni ’80 e ancora oggi trattato e analizzato in continuazione. Pertanto per sapere se il MUF sarà protagonista del futuro, occorrerebbe preliminarmente andare ad analizzare la struttura delle reti attualmente protagoniste sul territorio. Un concetto simile possiamo anche declinarlo sul Multi-Brand Franchising (MBF), pur con delle peculiarità.

SINGLE-UNIT FRANCHISEE (SUF) E MULTI-UNIT FRANCHISEE (MUF)

Intanto, diciamo che, nel trattare il tema MUF, occorre considerare almeno quattro aspetti:

  1. Il primo è che i due modelli non sono universali e, nella realtà quotidiana, i modelli misti sono la norma;
  2. Il secondo è che non esiste un modello valido per tutte le aziende e per tutti i sistemi di franchising, determinando l’obbligo per il franchisor di dover valutare attentamente il modello da seguire sin dalla fase di progettazione e di sviluppo, cioè, in tutto il suo percorso di crescita;
  3. Il terzo si basa sulla effettiva redditività che il sistema di franchising produce a favore del franchisee e, molto più importante, il cash flow che consenta anche forme di espansione progressiva e nel tempo;
  4. Il quarto, infine, è l’elemento che deve considerare la durata contrattuale posta in un’ottica di sviluppo nel MLT.

Secondariamente occorre prendere in considerazione che il termine Multi-Unit Franchisee (MUF) in Italia è utilizzato in una forma ridotta rispetto a quanto accade nel resto del mondo. Infatti, il MUF assorbe anche gli strumenti di sviluppo noti come Area Development Franchising (ADF) e Incremental Franchising (IF).

Questa precisazione diventa determinante in termini di strategie di sviluppo e crescita e anche in termini di strategie organizzative dell’intera rete.

Infatti, l’integrazione di nuove unità in un sistema di franchising avviene in uno o più dei seguenti modi:

  1. Facendo affiliare un singolo franchisee che, appunto, rappresenta una singola unità in franchising (SUF);
  2. Incaricando un franchisee a fungere da “sviluppatore” per l’individuazione e l’apertura di nuovi affiliati, spesso in base a un accordo anche programmato (ADF);
  3. Concedendo in affiliazione una o più ulteriori singole unità in franchising ad un affiliato già operativo e presente nella rete, talvolta anche programmato nel tempo (IF).

Se da un lato risulta agevole individuare giudizi e valutazioni positive sull’adozione del MUF, dall’altro occorre anche comprenderne le insidie e gli aspetti negativi.

Certamente, in termini di crescita, l’adozione di uno sviluppo con il MUF è una forma di espansione più economica per il franchisor. Si pensi alla minore attività di selezione, formazione, inserimento, avviamento, ecc. per gli affiliati, i quali sosterranno anche i relativi costi e rischi. Non di meno anche il concedere una crescita interna ai migliori franchisees è motivo di stimolo per maggiori rendimenti e ritorni più veloci degli investimenti. Da non sottovalutare, inoltre, ricollegandosi all’importanza di cui al punto 3, che un franchisee operante da anni con un franchisor e che conosce il business ed i rendimenti, sarà più portato ad investire in un nuovo punto vendita in attesa del ritorno dell’investimento.

IL MUF E IL RAPPORTO TRA FRANCHISOR E FRANCHISEE

Uno di fattori maggiormente “sensibili” all’adozione del MUF è la relazione tra potere e dimensioni del franchisee e il franchisor. In sostanza, i MUF di maggiori dimensioni potrebbero influenzare le decisioni di un affiliante, incidendo nella governance della rete, ma incidendo anche nella fase di interruzione dei rapporti circa le clausole di non concorrenza.

Infatti, un altro degli elementi che sono posti a confronto nelle scelte tra SUF e MUF riguarda, appunto, l’impatto dell’uso di diversi “meccanismi di controllo” di carattere operativo e organizzativo ponendo a confronto strutture basate su manager e affiliati.

Come accennato, la positività che esprime il MUF, trova anche aspetti controversi, tanto da essere definiti “il paradosso del MUF”. Mi riferisco, in particolare, proprio al confronto relativo al controllo delle singole unità affiliate appartenenti ad un unico affiliato. Il paradosso è dato dal fatto che alcune problematiche attinenti a questa tematica e che sono ritenute una soluzione per il franchisor possono riapparire sul franchisee e, di norma, un franchisor dovrebbe anche prendere in considerazione questo aspetto per la salute generale del sistema di franchising.

Alla luce di quanto riportato, ritengo sia molto più comprensibile e anche tecnicamente (e aziendalmente) opportuno tenere conto del fatto che per prendere in considerazione un potenziale futuro del Multi Unit Franchising (MUF) in Italia, occorre aver ben chiaro e conoscere le singole realtà e la loro reale struttura, sia essa relativa al franchisor, sia essa relativa ai franchisee: teoricamente tutto può funzionare, praticamente i fattori sono molti altri.

IL MULTI BRAND FRANCHISING (MBF)

Per quanto concerne il Multi Brand Franchising (MBF), il concetto, a mio parere, è ancora più complesso e, oltre ad interessare, sia franchisor proprietari di più marchi in franchising, sia franchisee autorizzati ad aderire a più sistemi di franchising, può essere analizzato da moltissimi altri aspetti, sia con valutazioni e giudizi positivi, sia negativi. Normalmente si tratta di considerazioni strategiche in termini aziendali.

Pensando al futuro per tale sistema, in forma prospettica possiamo affermare che le esperienze di altri mercati più maturi di quello italiano determinano una valutazione positiva per ambedue i protagonisti del settore. Da parte mia rilevo un ostacolo dal gap culturale che è impossibile negare essere presente. Trattare il MBF è avere piena e totale conoscenza del franchising, in ogni suo aspetto e sua caratteristica, ma anche variabile e questo, a tutt’oggi, dal mio punto di vista, non è una situazione ancora ben consolidata, anche in chi opera sul mercato da qualche anno.

Il tema, poi, si scontra con la contrattualistica e la concessione da parte del franchisor al franchisee di operare anche in rapporto con altri marchi, indipendentemente se essi siano o non siano in concorrenza.

In questo caso, siamo innanzi a reti che privilegiano un rapporto effettivamente operativo del franchisee all’interno della rete e, nel caso, dedito allo sviluppo di MUF, rispetto ad altre reti che privilegiano rapporti di investimento del franchisee. E’ una differenza di non poco conto, visto che tali scelte sono effettuate anche da marchi di portata globale.

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I sistemi di Geointeligence per il potenziamento della rete

La scelta giusta della location fa aumentare il fatturato

Uno degli errori più comuni che viene fatto quando si decide di sviluppare una insegna è quello di farsi guidare dalle opportunità immobiliari piuttosto che sulle vere potenzialità commerciali di una location. Vi diciamo qual è la strategia commerciale che si deve sviluppare

Di Gianni Bientinesi

Ormai pare evidente che, al di là della forza dell’insegna del format commerciale, il fatturato di un punto vendita fisico è fatto per l’80% dalla location, con tutto ciò che il concetto di location porta con sé, ovvero: qualità del bacino d’utenza, la viabilità, la concorrenza, etc.

Sebbene sia uno strumento ancora poco conosciuto, il geomarketing e l’analisi del bacino di utenza è fondamentale per qualsiasi insegna che intende sviluppare la propria rete di punti vendita (diretta o in franchising).

Origini del sistema di Geointeligence

Il sistema di geolocalizzazione affonda le sue radici nel lontano 17 settembre del 1969 quando, dopo alcuni tentativi falliti, fu lanciato nello spazio il primo satellite sviluppato su studi della johns hopkins university.

Da quel giorno passarono poco meno di 8 anni dal lancio – luglio 1967- quando fu reso disponibile il sistema di navigazione basato su tali satelliti e quindi fu reso disponibile all’uso civile. Tale sistema è denominato navy navigation satellite system (nnss).

Il sistema che all’epoca era costituito da soli 6 satelliti  fu sostituito nel 1996 con il global positioning system, gestito dal governo degli stati uniti d’america, liberamente accessibile da chiunque sia dotato di un ricevitore gps.  Il suo grado attuale di accuratezza è dell’ordine di pochi metri.

Nonostante queste esperienze ci sono ancora degli operatori che, vuoi per ragioni economiche vuoi per le specificità della propria compagine aziendale, non danno la giusta rilevanza a questo tipo di ricerche. Uno sbaglio, a mio avviso.

Grazie alle nuove tecnologie è possibile oggi analizzare una grande mole di informazioni (big data) che ci consentono in modo accessibile di:

  • Conoscere la provenienza dei clienti;
  • Monitorare la concorrenza;
  • Definire una pianificazione di comunicazione locale;
  • Pianificare campagne di outdoor;
  • Decidere dove aprire nuovi punti vendita;
  • Comprendere l’impatto dell’apertura di un nuovo punto vendita sulla rete esistente;
  • Sviluppare la performance dei punti vendita;
  • Ottimizzare la rete vendita.

Tanto per dare qualche benchmark di riferimento raccolto durante la mia esperienza; grazie all’analisi di geomarketing è possibile ottimizzare una campagna di comunicazione mirata sul territorio. Al di là dell’ottimizzazione delle risorse questo tipo di attività consente di far crescere il fatturato di un punto vendita in un anno del 30% rispetto all’anno precedente.

Non perdere di vista il commercio

Nonostante queste evidenze non è raro fare cadere nella tentazione di farsi guidare dalle opportunità immobiliari. Infatti uno degli errori più comuni che viene fatto quando si decide di sviluppare una insegna è quello di farsi guidare dalle opportunità immobiliari piuttosto che sulle vere potenzialità commerciali di una location. Facendo questo, molto spesso si finisce per perdere di vista il commercio e con il rischio di farsi cannibalizzare dai competitor di mercato e perdere delle grandi opportunità. Quello che si deve sempre tenere a mente che il rischio di sbagliare è estremamente elevato, ed il negozio può diventare rapidamente poco performante e con una bassa resa al mq.

L’analisi oltre la reportistica

Nel corso degli anni i sistemi si sono sempre più evoluti da tutti i punti di vista: dettaglio delle informazioni disponibili, usabilità e facilità di utilizzo dei sistemi, integrazione con altri sistemi aziendali, gradevolezza delle dashboard fornite. La possibilità di accedere a software user friendly se da un lato ha reso accessibile tutta una serie di informazioni a più livelli aziendali, dall’altra ha in qualche modo messo ancor di più l’accento sulla necessità di andare oltre alla reportistica descrittiva ed andare verso un’analisi strategica che solo un ricercatore esperto del mercato di riferimento può fare. Questo significa che al di là del sistema che andremo ad implementare sui nostri sistemi aziendali la cosa più importante è qual è il processo decisionale che sta dietro all’analisi di un bacino di utenza e qual è la strategia commerciale che si vuole sviluppare.

Le informazioni di mercato sono fondamentali

L’evoluzione del geomarketing oggi passa dai sistemi di business intelligence in open source, che offrono molte più opportunità di analizzare i dati provenienti da fonti diverse. Inoltre, dato che non richiedono l’acquisto di un software, permettono di risparmiare importanti risorse sull’acquisizione delle licenze. Penso, per esempio, a soluzioni in grado di agganciare i dati interni all’azienda, come i passaggi cassa e gli scontrini, ad un sistema geolocalizzato. Ciò consente di vedere nel dettaglio qual è il contesto abitativo in cui le persone vivono, e quindi fare valutazioni attorno al potenziale di mercato di una zona specifica o al valore economico di un terreno piuttosto che verificare se una promozione o un’attività outdoor abbia una sua efficacia.

La vera “intelligence”

La raccolta, il mantenimento, l’analisi dei dati sono tutte attività che possono essere messe in capo per riuscire a sviluppare un business circolare e che fornisca feedback continui all’organizzazione aziendale per sviluppare in modo sano la catena del valore. Tuttavia, il vero punto focale è come riusciremo, in questo prossimo futuro, sempre più incerto e veramente nuovo, a rimettere questi potenti strumenti al servizio di uno sviluppo più etico e responsabile rispetto a quanto abbiamo conosciuto fino ad ora.

Carta di identità: Gianni Bientinesi

Sociologo esperto in marketing e ricerche di mercato, Bientinesi è fondatore di Business Intelligence Group Srl, start up innovativa realizzata in collaborazione con Aethia srl, una delle più importanti realtà italiane specializzata nel settore del calcolo ad alte prestazioni applicato alla ricerca scientifica. Big Srl è una delle poche aziende in italia in grado di supportare i propri clienti (grande distribuzione, produttori, agenzie di comunicazione, società di consulenza e istituti di ricerche di mercato) dalla realizzazione di indagini di mercato all’implementazione di sistemi hardware e software per lo sviluppo di reportistica ed analisi di grandi quantità di dati (data lake). Business Intelligence Group Srl è inserita nell’incubatore enne 3 dell’università del piemonte orientale.

Franchise Expo Paris 2020: l’appuntamento internazionale dedicato al franchising

Reed Expositions France conferma le date della prossima edizione di Franchise Expo Paris che si svolgerà dal 4 al 7 ottobre 2020 nei padiglioni 2 e 3 di Paris Expo Porte de Versailles

Per la sua 39a edizione, la più grande fiera internazionale dedicata al franchising si svolgerà in un contesto economico e sanitario globale senza precedenti. Più che mai, si punterà ad aiutare i project leader a realizzare il loro desiderio imprenditoriale e a supportare i brand nel loro percorso di sviluppo. L’ambizione di Franchise Expo Paris? Evidenziare e insistere sui punti di forza del franchising, un modello particolarmente dinamico e resiliente per i numerosi profili che desiderano sviluppare un concetto collaudato o lanciarsi in una nuova impresa.

Un’edizione attesa con più di 400 espositori confermati

Inizialmente programmata dal 22 al 25 marzo di quest’anno, la 39a edizione del Salone è stata rinviata al 4-7 ottobre: più di 400 espositori hanno già confermato la loro partecipazione a questo evento riposizionato in un momento cruciale della ripresa post-Covid19, ribadendo la loro fiducia in Franchise Expo di Parigi, un evento essenziale per la creazione e lo sviluppo della propria rete commerciale in Francia e nel mondo. Questo evento presenterà oltre 350 marchi appartenenti a diversi settori come ristorazione, abbigliamento, servizi alla persona e alle imprese, automobilistico, edile, attrezzature per la casa, bellezza o persino catering … Questa vasta scelta di marchi e i vari soggetti di accompagnamento e sostegno al progetto di creazione di impresa, dovranno soddisfare i candidati franchisee, il cui interesse per questa forma impresa non è diminuito, nemmeno in tempo di crisi.

Il franchising e’ un esempio di resilienza anche in contesto di crisi

Rassicurante, il franchising è un modello dinamico che si evolve con la società e con i nuovi modelli di consumo. Nel 2019, il settore ha generato un fatturato di 68 miliardi, in crescita del 9,5% rispetto al 2018. Mentre l’epidemia di COVID-19 ha colpito duramente i commercianti indipendenti nella prima metà dell’anno 2020, il franchising si sta affermando come un modello robusto e particolarmente resistente. In Francia, quasi il 93,7% dei franchising appartenenti alla Federazione francese del franchising ha ripreso le proprie attività *. Un perfetto compromesso tra indipendenza e supporto, il franchising sembra essere un modello particolarmente apprezzato per intraprendere un’avventura imprenditoriale, beneficiando della consulenza e del supporto di un marchio con un concetto testato e collaudato.

Franchise Expo Paris 2020 proporrà un programma di 100 conferenze e workshop tematici nell’arco dei 4 giorni per comprendere tutto sul franchising

Che siate un franchisee, un franchisor o un candidato franchisee, Franchise Expo Paris si posiziona più che mai come un appuntamento capace di creare valore aggiunto alla tua esperienza, in grado di fornire tutte le chiavi del successo per la realizzazione del vostro progetto di impresa.

Per accreditarti visita:  https://pressroom.franchise-fff.com/franchise-expo/accreditations/

Helbiz si prepara all’acquisizione di MiMoto

Grazie all’integrazione degli asset di MiMoto, società che opera nello sharing di scooter elettrici, Helbiz completa la flotta di mezzi elettrici a due ruote presidiando con un’offerta green le principali città italiane ad alta densità abitativa: Milano, Roma, Torino, Verona, Genova, Bari, Pescara, Cesena, Pisa e Latina.

Helbiz Inc. (“Helbiz”) comunica di aver sottoscritto un accordo con MiMoto Smart Mobility S.r.l. (“MiMoto”), first mover  italiano del mercato dello sharing di motorini elettrici.

L’accordo, che è il primo step del processo di acquisizione di MiMoto, condizionato alla prossima IPO sulla borsa americana (NASDAQ) da parte della società americana di e-bike e monopattini elettrici, ha ad oggetto l’attuazione di un piano che permetta l’integrazione fra le piattaforme di utilizzo dei mezzi elettrici di Helbiz (biciclette e monopattini elettrici) con quelli di MiMoto (scooter elettrici). L’acquisizione permetterà lo sviluppo della prima applicazione di sharing di soli veicoli elettrici con operatività free floating in grado di offrire ai consumatori finali un’offerta così ampia di tipologie di veicoli (motorini, monopattini e bici elettriche).

L’importanza di questo accordo – commenta Salvatore Palella, fondatore e CEO di Helbiz – nasce dalla volontà di promuovere e di mettere a disposizione delle città un servizio integrato di mobilità elettrica tramite la sinergia con un’azienda con competenze complementari a quelle di Helbiz e un ramo di business che ha visto nel 2019 una crescita di fatturato del 100%, con uno sviluppo in città strategiche per l’Italia come Milano, Torino e Genova. I prossimi mesi vedranno un’accelerazione della transizione verso una nuova mobilità elettrica, come Helbiz stiamo sviluppando un modello di business totalmente in ottica ESG quindi promuoviamo le nuove politiche di sostenibilità sia ambientale che sociale di cui le principali città in Europa in UK e USA si stanno dotando; credo sarà fondamentale promuovere mezzi agili ed in grado di occupare poco spazio per non rivedere le nostre città bloccate dal traffico e dall’inquinamento.”

Questo accordo – affermano unanimemente i tre fondatori di MiMoto Alessandro Vincenti, Gianluca Iorio e Vittorio Muratorecostituisce solo un primo passaggio che porterà MiMoto ad essere acquisita da Helbiz. Insieme abbiamo un’offerta e risorse complementari e sarà sfidante accelerare lo sviluppo di un modello di business incentrato sui servizi di mirco-mobilità agili e green. I processi di internazionalizzazione e la revisione dell’applicazione sono due primi immediati passaggi che ci vedranno impegnati con il team di Helbiz per permettere ai nostri utenti lo sharing dei monopattini elettrici e delle e-bike oltre che dei nostri motorini.”

L’operazione appena conclusa, segue l’assegnazione di ben otto nuove licenze ad Helbiz che dal mese di luglio opera nelle città di Bari, Cesena, Pescara, Pisa e Latina in Italia oltre ad Atlanta, Alexandria e Arlington negli USA. MiMoto da parte sua ha recentemente inaugurato la partenza dei Comuni di Rapallo, Santa Margherita Ligure e Portofino. Grazie a queste ultime acquisizioni le due società possono contare su una flotta di 7.000 monopattini elettrici, 3.000 e-bike a pedalata assistita e 1.000 motorini elettrici servendo circa 1.200.000 utenti con servizi di micro-mobilità.

Nell’ambito dell’operazione, Helbiz è stata assistita da Ortoli Rosenstadt e Deloitte Legal per gli aspetti legali rispettivamente in USA e Italia. MiMoto è stata assistita da Inexo per le attività di M&A e da Dentons per gli aspetti legali.

Per maggiori informazioni

HelbizGO: http://www.helbiz.com/go

Cncc chiede semplificazioni in materia di saldi e vendite promozionali

Il Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali (CNCC), nell’ambito delle nuove disposizioni previste dal DL Semplificazioni e in vista dell’approvazione del DL Agosto, chiedi semplificazioni in merito alla disciplina dei saldi e alle vendite promozionali, nell’ottica di supportare commercianti e consumatori, andando in continuità con l’annunciato Bonus Consumi, misura lodevole che l’Associazione supporta a pieno titolo.

Nell’attuale contesto di grave crisi economica in cui si trova il settore del commercio, a seguito all’epidemia da COVID-19 che ha determinato un pesante crollo dei consumi e dei fatturati, l’Associazione chiede infatti interventi puntuali volti a supportare l’intera filiera, con l’obiettivo di sfruttare al meglio l’attuale periodo di saldi e accompagnare il comparto verso la ripresa. Le richieste mirano a semplificare la disciplina delle vendite straordinarie e delle promozioni, garantendo l’uniformità di trattamento tra commercio fisico ed elettronico.

Nello specifico, le proposte di CNCC puntano a consentire le vendite di liquidazione, anche in contesti straordinari come il COVID-19, e ad eliminare i vincoli temporali per le vendite di fine stagione, che ad oggi sono lasciati alla potestà regionale.

Le richieste avanzate dall’Associazione prevedono inoltre la conferma della libertà di svolgimento delle vendite promozionali in qualsiasi periodo dell’anno senza alcuna limitazione temporale, nonché l’introduzione di formalità più leggere e adeguate ai tempi per lo svolgimento delle vendite sottocosto.

Alla luce delle difficoltà che molti operatori dei vari territori del Paese stanno vivendo, il CNCC auspica quindi che il Governo avvii una profonda riflessione sulla necessità immediata di rivedere il sistema delle promozioni e dei saldi – ormai desueto – a partire dalle proposte sul tema elaborate dall’Associazione, che porterebbero numerosi benefici in termini di tutela dei consumatori e garantirebbero una libera concorrenza tra singoli retailer, lasciando alle singole Regioni, allo stesso tempo, il diritto di disciplinare sulla percentuale di scontistica e sul periodo di saldi.

Gruppo Serenissima Ristorazione oltre 400 milioni di fatturato

Approvato il bilancio 2019 del Gruppo Serenissima ristorazione collettiva leader in Italia. Confermato il trend positivo che vede un valore di produzione in crescita del 30% e un utile a quota 8,5 milioni di euro netti

Il valore di produzione ha superato i 412 milioni di euro, in aumento del 30% rispetto ai 317 milioni del precedente esercizio, mentre il fatturato consolidato si è attestato a 408 milioni, in crescita di 97 milioni (+31,32%). Numeri incoraggianti anche sul fronte degli utili, che hanno superato gli 8,5 milioni di euro netti (+1,49%), mentre l’EBITDA, in crescita del 17,26%, si è attestato sui 23 milioni di euro circa. Il patrimonio netto del gruppo si è attestato sui 100 milioni di euro.

Gli ottimi risultati di bilancio sono il frutto di un business plan ambizioso, che ha previsto oltre 100 milioni di euro di investimenti nel triennio 2019-2022, finalizzati a sostenere un solido piano di acquisizioni, per una presenza sempre più capillare dell’azienda sul territorio, e a garantire la costruzione di nuovi centri di produzione che rispettano i più alti standard di sicurezza igienico-sanitaria

Il Gruppo Serenissima nel corso del 2019 ha integrato nella propria struttura organizzativa l’acquisizione della società Euroristorazione, realtà che produce più di 20 milioni di pasti l’anno per istituti scolastici, presidi ospedalieri e aziende (dati 2019). La collaborazione con più di 800 imprese, la gestione di più di 40 strutture socio-sanitarie e di 160 appalti pubblici nelle regioni dove è presente Euroristorazione, consentiranno al Gruppo di implementare il business e ampliare il proprio portfolio clienti nei territori presidiati.

Inoltre il Gruppo Serenissima Ristorazione continua ad investire sulla costruzione di un nuovo stabilimento a Vercelli, dotato di tutte le più moderne tecnologie, che rispecchia i più alti standard igienico-sanitari e con sistemi di sicurezza pensati e costruiti sul modello delle industrie farmaceutiche. È stato realizzato grazie ad un investimento di 9 milioni di euro, servirà 15 ospedali in Piemonte nell’area nord-ovest, con una potenzialità produttiva che potrà essere estesa fino a 25 ospedali e avrà un ruolo fondamentale anche per gestire eventuali surplus di richieste.

A conferma dei buoni risultati di bilancio, Serenissima Ristorazione ha ricevuto il Premio Industria Felix, realizzato in collaborazione con Cerved, attribuito ogni anno alle imprese italiane che si distinguono per le migliori performance gestionali e la maggiore affidabilità finanziaria.

Ad oggi il Gruppo Serenissima guidato da Mario Putin è una delle realtà italiane più importanti nel campo della Ristorazione commerciale e collettiva, con una produzione di 50 milioni di pasti annui, 14 società collegate, 9.500 dipendenti fra Italia e estero e più di 120 ospedali e 250 strutture socio-assistenziali servite, in un settore che in Italia vale più di 6 miliardi di euro e impiega circa 97.000 lavoratori.

Quest’anno i dati di bilancio mostrano un vero e proprio salto in avanti, con un sensibile aumento del valore di produzione che conferma come il nostro sia un gruppo solido che non intende fermarsi – ha commentato il Presidente Mario Putin. “Anche in futuro continueremo ad investire nella costruzione di nuovi centri cottura all’avanguardia per migliorare il servizio che ogni giorno offriamo ai nostri clienti. Un progetto ambizioso che non sarebbe possibile senza il lavoro dei nostri 9.500 dipendenti che voglio ringraziare personalmente insieme ai membri del CdA e a tutti i nostri collaboratori che, anche in un periodo complesso come quello che stiamo attraversando in questi ultimi mesi, hanno dimostrato una passione e uno spirito di sacrificio encomiabili”.