Freddo e detox per vivere a lungo

Si chiama The Longevity Suite® l’innovativo network di centri Antiage con posizionamento Luxury in cui anni di Ricerca Scientifica si integrano con le più innovative tecnologie del mondo della salute e prodotti cosmeceutici d’avanguardia, per ottenere un perfetto equilibrio tra bellezza esteriore e benessere mentale

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Freddo e Detox sono il cuore dei programmi Antiage dei centri The Longevity Suite®. Il metodo Longevity nasce dal lavoro di oltre 20 anni di ricerca del team del dr. Massimo Gualerzi, cardiologo Antiage di fama nazionale e autore di numerosi libri sulla nutrizione, la salute e la longevità L’obiettivo è quello di creare il più grande Brand italiano del mercato Antiage attraverso un format consolidato facilmente internazionalizzabile, unico nel Mercato Retail grazie all’approccio integrato di background medicale, tecnologie estetiche d’avanguardia, trattamenti manuali sinergici, prodotti nutrizionali detox e cosmeceutici high tech, il tutto racchiuso in un rilassante mood Luxury-Design ideato dal famoso architetto del Wellness di Lusso Anton Kobrinetz. La crioterapia Total Body è uno dei pilastri del metodo Longevity, un trattamento che prevede la permanenza di tutto il corpo in una camera fredda tra i -85 e -95°C per un intervallo di tempo tra i tre e i cinque minuti e ha dei benefici straordinari per il corpo, in particolare sulla riduzione dell’invecchiamento da infiammazione (inflammaging). Il freddo inoltre è alla base di tutti i trattamenti di ringiovanimento viso e di body shaping e ha ispirato anche la creazione della linea cosmeceutica ideata per ridurre l’infiammazione e rallentare significativamente il processo di invecchiamento della pelle.

IL FORMAT

Il format, localizzato in centro città e in zone a elevata affluenza, prevede uno spazio minimo di 110 mq con:

Cryosuite, la vera crioterapia total body, senza azoto (al contrario delle tradizionali criosaune in commercio), permette di realizzare un trattamento più performante (il coropo è totalmente imemerso nel freddo) e sicuro per il cliente (che non è a contatto con il gas azoto), minori costi/maggiore semplificazione per l’imprenditore.

Crio Total Sculpt, la prima tecnologia di body sculpting che unisce tre trattamenti in uno: criolipolisi (riduzione del grasso localizzato attraverso l’uso del freddo), Ems (elettrostimolazione profonda) in grado di generare 10mila contrazioni all’ora e micro-correnti pulsate per trattare in profondità le fibre muscolari.

Cryoair, per la “crioterapia localizzata” con emissione di aria fredda a -32 °C per i trattamenti di ringiovanimento viso, stimolare la produzione di collagene ed elastina e ottenere il cosiddetto “frotox” un instant lifting non invasivo grazie al freddo.

Longevity Multisensory, per il “Mind Detox”, è una tecnologia innovativa per effettuare trattamenti di foto-biomodulazione altamente performanti su tutta la superficie di viso e collo grazie alla perfetta sinergia di: fasci fotonici emessi da un sistema di LED ad elevata potenza ed intensità di luce, acustica WiFi per l’ascolto di frequenze musicali che favoriscono le interconnessioni neuronali e aromaterapia inalatoria

Ultra Tone & Muscle, tecnologia per il body shaping basata su HIFEM campo magnetico focalizzato ad alta intensità per attivare la muscolatura profonda di addominali, glutei, braccia e gambe con efficacia superiore al lavoro volontario.

Detox Skin Bar. Una linea cosmeceutica sviluppata da professionisti dell’estetica avanzata, integratori naturali, Bio Detox Kit e super food completano l’area longevity.

LA FORMULA DI AFFILIAZIONE

The Longevity Suite accompagna il franchisee in tutte le attività, ricerca delle location, ristrutturazione, sviluppo piani di finanziamento personalizzati, guida nella selezione e formazione del personale, realizzazione delle attività di marketing e assistenza a 360°. L’investimento minimo parte da 175.000€ + iva ed include le tecnologie, gli arredi e lo startup di marketing.

Data l’innovazione che il Brand ha portato sul mercato, il profilo dell’affiliato ideale è quello di un imprenditore con esperienze di retail ma che non provenga dal settore dell’estetica e del Wellness affinché si lasci guidare dal Know How del gruppo che, anche grazie alla Longevity Academy, ha portato expertise medicali e un posizionamento lusso in mondo come quello dell’estetica tendenzialmente povero di competenze e con experience “economiche”. Il fatturato medio del punto vendita è di 400mila euro, con una redditività del 25/30% e un ritorno sull’investimento previsto a 18-24 mesi.

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Coronavirus e canoni di locazione

di Avv. Alessandra Sonnati – Frignani Virano e Associati Studio Legale

A causa della diffusione del Coronavirus COVID-19 e delle misure di contenimento adottate dal Governo per contrastare l’epidemia molti negozi sono stati costretti a ripetute chiusure totali o parziali o comunque hanno visto diminuire considerevolmente le loro entrate.

In un mio precedente articolo pubblicato su questa rivista trattavo dei rimedi in astratto disponibili per i franchisor e per i franchisees, evidenziando come pur in assenza di disposizioni che determinassero automaticamente l’estinzione dell’obbligo di pagamento del canone e/o il diritto ad una riduzione del canone di locazione, diverse disposizioni di legge facessero comunque ritenere legittima, nell’attuale situazione, una richiesta di riduzione o di sospensione del canone.

Sulla questione è intervenuto il Tribunale di Venezia, il quale, in una recente ordinanza, ha confermato il diritto per il conduttore di domandare la riduzione della propria prestazione.

In particolare il Tribunale ha ritenuto che, quantomeno per i mesi da marzo a maggio 2020, a causa delle restrizioni imposte dalla normativa sanitaria in materia di COVID 19 la conduttrice non avesse potuto utilizzare (o perlomeno avesse potuto utilizzare solamente in maniera ridotta) i locali oggetto di locazione, la cui destinazione era quella turistico – ricettiva. Ha inoltre evidenziato come il mancato pagamento dei canoni lamentato dalla locatrice fosse dovuto ad eventi eccezionali ed imprevedibili e per tale ragione non imputabili a colpa della conduttrice.

Sulla base di tali considerazioni il Tribunale ha riconosciuto il diritto per la conduttrice di richiedere una riduzione del canone per il periodo di lockdown, ritenendo applicabili le previsioni di cui all’art. 1464 c.c. (riguardanti le ipotesi di impossibilità parziale della prestazione) ed ha di conseguenza ritenuto non vi fossero i presupposti per convalidare lo sfratto per morosità intimato dalla locatrice a seguito del mancato pagamento dei canoni.

Come si può vedere si trattava nel caso di specie di una locazione aveten ad oggetto una struttura ricettiva, in merito alla quale è innegabile l’effetto delle restrizioni imposte per limitare il diffondersi dell’epidemia.

Rispetto ad altre situazioni occorrerà invece valutare caso per caso quale sia l’approccio più appropriato, sulla base di una valutazione da effettuarsi tenendo conto dell’effettiva incidenza delle misure restrittive sull’esercizio dell’attività, della loro durata, e della presenza nel contratto di specifiche clausole che consentano la rinegoziazione e così via.

Tuttavia, anche alla luce della pronuncia del Tribunale di Venezia, vi è certamente spazio per chiedere una sospensione o una riduzione del canone, quantomeno per il periodo di arresto dell’attività causato dall’adozione di misure di contenimento dell’epidemia da Covid 19.

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Adiura:una grande opportunità | Intervista Alessandro Emiliani

Intervista a Alessandro Emiliani, titolare di Agenzia in Emilia Romagna, a Forlì

Scopri come aprire Adiura in franchising da € 5.500,00

Professore universitario al conservatorio di Bologna è entrato in contatto con Adiura agli inizi del 2019. “Quando sono venuto a conoscenza del progetto di Adiura – afferma Alessandro Emiliani, titolare di Agenzia in Emilia Romagna, a Forlì per la precisione – mi è subito piaciuto ed entusiasmato, ero partito con l’intenzione di aprire una Casa Famiglia ma poi dopo avere parlato con il responsabile del franchising ho deciso di aprire con la Formula Agenzia, che comprende anche il servizio C.A.F., il centro di assistenza fiscale, in questo modo riesco a soddisfare le esigenze della clientela in termini generali”.

Come mai la scelta di avvicinarsi ad un settore molto particolare come quello dell’assistenza agli anziani?
“Da tempo stavo valutando l’idea di intraprendere un’attività in ambito sociale e Adiura mi ha fornito questa grande opportunità”.

Quali sono state le principali motivazioni che l’hanno spinta a scegliere Adiura?
“Il più che decennale bagaglio d’esperienza del gruppo è stato fondamentale nella mia scelta sul brand, le competenze che il gruppo ha maturato nel tempo mi sono state davvero indispensabili nella fase di di start up, dove la Casa Madre mi ha supportato sotto tutti gli aspetti: professionale, economico, strategico e di marketing. Il Franchising Adiura permette a chi ha voglia iniziare un’attività in proprio in questo settore di operare riducendo i costi di avvio e con un’organizzazione alle spalle che davvero garantisce la massima redditività”.

E’ necessario seguire dei corsi di formazione? Se si su quali aspetti…
“La formazione di Adiura è completa al 100%, spazia dalle tematiche e problematiche del settore fino al marketing e alla comunicazione”.

Che consiglio darebbe ad un nuovo affiliato?
“Spesso ricevo telefonate da parte di persone che mi chiedono informazioni sul brand di Adiura, persone, persone interessate a una nuova apertura. A coloro che si approcciano per la prima volta a questo settore dico che la serietà e la reputazione del brand sono assolutamente fondamentali, e senza dubbio la professionalità e la serietà del brand Adiura è al TOP del settore. Mi sento di consigliare il brand Adiura a tutti coloro che hanno voglia di avviare un’attività in ambito sociale, il management è dinamico, attento al mercato e lungimirante”.

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Il mondo outdoor in un flagship – il caso Mountain Equiment Co-op

Il caso Mountain Equiment Co-op (MEC) nell’elegante quartiere Queen Street West di Toronto è un esempio di flagship che facilità l’esplorazione esperienziale dei prodotti e del mondo outdoor: c’è una grande parete per le arrampicate, molti prodotti possono essere testati in negozio e uno spazio eventi propone un nutrito calendario di incontri

di Fabrizio Valente – Founder e amministratore di Kiki Lab (Gruppo Promotica)

Mountain Equiment Co-op (MEC) è una catena canadese specializzata in abbigliamento, attrezzature e accessori per l’outdoor. Il retailer è una cooperativa di consumatori nata nel 1971 che oggi è cresciuta fino a superare 5 milioni di soci (in un Paese di 37 milioni di abitanti). Recentemente MEC ha deciso di aprire un flagship esperienziale di 5.000 mq su tre piani nell’elegante quartiere Queen Street West di Toronto, in cui poter esprimere tutto il DNA del brand, la passione per l’outdoor da trasmettere ai clienti tramite i prodotti che si possono provare, la cultura outdoor da condividere e l’impegno per la natura e i temi sociali, che fanno parte dei valori di base della cooperativa.

Responsible Experience

Dalla sua nascita, MEC ha sempre mantenuto una linea di comportamento consapevole e impegnato. Recentemente, ad esempio, ha convertito 950 lavoratori occasionali in assunzioni part time e full time, garantendo più diritti, coperture assicurative, ecc. con i benefici attesi di avere personale con un maggior spirito di appartenenza e più motivato nel servire al meglio i clienti.

Il flagship di Toronto è a emissioni zero, così come tutti gli edifici MEC, e utilizza energia rinnovabile. Inoltre, la cooperativa ha inserito una targa con un riconoscimento del fatto che il negozio è situato in un territorio che era dei nativi canadesi e che quindi è giusto promuovere politiche sociali di compensazione verso questo gruppo sociale.

Engagement

Il flagship facilità l’esplorazione esperienziale dei prodotti e del mondo outdoor: c’è una grande parete per le arrampicate, molti prodotti possono essere testati in negozio e uno spazio eventi propone un nutrito calendario di incontri. Sono inoltre disponibili laboratori per le riparazioni e la manutenzione di biciclette e sci e anche device di Virtual reality per test virtuali dei prodotti. Gli addetti sono dotati di tablet per fornire un’assistenza più completa sull’assortimento, sui iformazioni tecniche e sulla presenza dei prodotti in stock, in negozio e/o online.

Commento finale Kiki Lab

MEC, con questo flagship, rafforza il suo posizionamento distintivo, basato sui valori cooperativi, sociali e ambientali, trasmessi da un team appassionato di outdoor e di servizio. Contemporaneamente offre un’esperienza Retail coinvolgente, con molti prodotti in test, sia fisicamente che con il supporto della realtà Virtuale.

Sfida: mantenere alto il livello di servizio, con personale competente e appassionato, come elemento distintivo sul mercato.

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Prossimo evento Kiki Lab (Gruppo Promotica)

Webinar, 18 marzo 2021 (14.00 – 18.00)

Retail Innovations 16 

Le innovazioni per il nuovo mondo – Tendenze e casi internazionali

Partner: AllWays, Confcommercio Imprese per l’Italia

Evento a pagamento, inviti disponibili per manager Retail, Brand e Real Estate (disponibilità limitata).

Per informazioni e iscrizioni: kiki@kikilab.it – 030 22 16 81

Dopo il Covid nella vendita prevale il “Soft Selling”

*di Ugo Perugini – Giornalista e blogger

5 pratiche utili per abbandonare un certo stile di vendita troppo aggressivo

I clienti sono molto stressati, soprattutto se la crisi economica li ha colpiti da vicino, e adottare un approccio “hard” nella vendita non farà che stressarli ancora di più, provocando reazioni negative

Negli ultimi mesi milioni di persone in tutto il mondo hanno dovuto affrontare malattia, morte e difficoltà economiche a causa della pandemia. Ora più che mai, sia nelle relazioni personali sia nelle reti professionali nessuno riesce più a sopportare atteggiamenti di falsa sincerità.

In altre parole, se un professionista della vendita manca di empatia, autenticità, integrità nei confronti di un cliente, la relazione ne risentirà e sarà difficile che il contratto si possa chiudere positivamente.

D’altra parte, nessuno nega che chi ha il compito di vendere in questi momenti si trovi in notevoli difficoltà nel concludere accordi, assicurarsi commissioni, realizzare profitti. Riuscire a conciliare l’esigenza pragmatica di guadagnare con la necessità di mostrare empatia e integrità nei confronti dei clienti può risultare un compito difficile.

Bisogna passare da una vendita “hard” a una “vendita soft”. Cosa non sempre facile perché molti professionisti della vendita sono stati istruiti e abituati a usare tecniche e tattiche, che possiamo definire dirette, energiche, aggressive, in certi casi implacabili e manipolatorie, accompagnate da vecchi trucchi del mestiere.

La vendita “hard” o “forzata” otteneva risultati? Qualche volta, in passato. Anche se non riusciva quasi mai a conquistare la fiducia e la lealtà dei clienti. Oggi, al contrario, questo tipo di vendita può risultare addirittura controproducente e disastroso.

L’approccio “soft” oggi diventa l’unico modo per evitare che i potenziali clienti abbiano reazioni negative perché non spinge all’acquisto ma mira alla convinzione. Si tratta di tecniche sobrie, non invasive, amichevoli, casual. Il clima che si deve instaurare in questo tipo di trattativa deve essere improntato  alla calma, alla riflessione, solo così emerge la caratteristica più efficace di un buon venditore, cioè l’affidabilità.

Perché passare al “soft selling” in questi momenti è indispensabile? Per un motivo semplice: i clienti sono molto stressati, soprattutto se la crisi economica li ha colpiti da vicino, e adottare un approccio “hard” nella vendita non farà che stressarli ancora di più, provocando reazioni negative.Ma vediamo le 5 pratiche utili per abbandonare un certo stile di vendita troppo aggressivo e adottare il nuovo “soft selling”.

  1. Dimostra empatia. Comprendi veramente le esigenze e le intenzioni del cliente. Cerca sul serio di metterti nei suoi panni. Il cliente capisce se sei egocentrico e preoccupato solo di chiudere la vendita a qualsiasi costo.
  2. Sii onesto. Spiega in modo piano e chiaro la tua offerta, compresi gli eventuali limiti, difetti o i problemi del servizio/prodotto che stai offrendo in relazione alle specifiche caratteristiche del tuo cliente. Evita verità parziali od omissioni.
  3. Cerca di vestire i panni dell’esperto. Fornisci risposte veritiere alle domande del cliente, sii sincero, diretto. Impegnati a valutare la sua posizione, sondando con discrezione le sue esigenze e i suoi punti deboli. Questa dovrebbe essere la prassi normale di una vendita corretta, ma in queste circostanze diventa un obbligo, per così dire, morale.
  4. Dal tuo comportamento deve emergere chiaramente che il tuo ruolo è anche quello di consulente. Essendo esperto del settore in cui operi puoi diventare per il tuo cliente davvero un partner privilegiato per indicargli la strada più giusta per raggiungere gli obiettivi che gli stanno a cuore o superare i problemi che lo preoccupano. Non è il momento di utilizzare tecniche subdole, manipolazioni, compromessi o denigrare la concorrenza. La tua obiettività non deve essere messa in discussione.
  5.  Cerca di essere integro nella vendita. E’ evidente che il tuo scopo è quello di vendere, ma ci sono modi e modi per farlo. La correttezza, l’onestà ma anche la gentilezza, l’attenzione nei confronti dell’altro dovranno prevalere. Sai che il cliente può avere bisogno del servizio/prodotto che offri e che questo lo aiuterà, ma spingere troppo sulla vendita può risultare controproducente. Se in cuor tuo sai che il cliente non è pienamente convinto – e un venditore etico è consapevole dei reali sentimenti del cliente – devi avere il coraggio, la forza di abbandonare la vendita per aprire la strada a future transazioni, costruendo con lui una relazione a lungo termine, amichevole, sincera che non potrà che rivelarsi reciprocamente vantaggiosa.

Di questi tempi, meglio un approccio “soft selling” che uno “hard”. Tattiche di vendita troppo aggressive potrebbe avere anche un loro tornaconto immediato, anche perché il cliente in questi momenti è più confuso e disorientato, ma si tratterebbe di una vittoria di Pirro. Potresti vincere una battaglia ma perdere la guerra.

Italia 2020: la digital transformation è realtà

ITALIA 2020: LA DIGITAL TRANSFORMATION È REALTÀ

*A cusa della Dott.ssa Francesca Paleari –  Founder & General Manager Obiettivo Sviluppo

Il cambiamento organizzativo è sempre alla base di ogni trasformazione del business, non solo digitale. Modificare la natura di una organizzazione significa cambiare totalmente l’approccio del modo di lavorare e pensare.

Analizziamo in questo numero una politica impegnativa ma necessaria: il bando Mise Digital Trasformation.

L’Italia soffre strutturalmente ed è in un ritardo cronico sull’aggiornamento e sullo sviluppo del digitale e di tutte le infrastrutture che ruotano attorno a questa tematica.

Ma di cosa si tratta?

Come cita il sito ufficiale del Ministero dello Sviluppo Economico, dobbiamo partire dalle basi.

Quando si parla di digitale il significato spesso è frainteso; se parliamo di trasformazione digitale (“intesa come percorso “rivoluzionario” all’interno delle organizzazioni”) lo è ancor di più.

Nell’era dell’informatica, “il significato di digitale è quello di informazioni trasportate in codice binario, a cifra 0-1 (digit in inglese significa cifra e deriva dal latino digitus, che fa riferimento alle dita delle mani utilizzate per contare)”.

Oggi, “digitale” viene considerato come sinonimo di “numerico”, ma si contrappone invece alla forma di rappresentazione dell’informazione detta analogica, che non è analizzabile entro un insieme finito di elementi. Un oggetto (o un processo) viene digitalizzato, cioè reso digitale, se il suo stato originario (analogico) viene “tradotto” e rappresentato mediante un insieme numerabile di elementi.

Questa premessa era ed è obbligatoria da un punto di vista didattico, per coglierne la natura etimologica del termine, al fine di coglierne il significato di “politica” e di strumento che il Governo ci mette a disposizione.

Con Decreto direttoriale 9 giugno 2020, è stato disciplinato l’intervento agevolativo sulla Digital Transformation istituito all’articolo 29, commi da 5 a 8, del Decreto crescita, e finalizzato a sostenere la trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi delle micro, piccole e medie imprese attraverso la realizzazione di progetti diretti all’implementazione delle tecnologie abilitanti individuate nel Piano Nazionale Impresa 4.0, nonché di altre tecnologie relative a soluzioni tecnologiche digitali di filiera.

BENEFICIARI

Tutte le PMI con i seguenti requisiti, possono partecipare a questo bando, presentando domanda. Le imprese interessate, devono tassativamente:

  • Essere iscritte come attive nel Registro delle imprese;
  • Operare in via prevalente o primaria nel settore manifatturiero e/o in quello dei servizi diretti alle imprese manifatturiere e/o nel settore turistico e/o nel settore del commercio;
  • Aver conseguito, nell’esercizio cui si riferisce l’ultimo bilancio approvato e depositato, un importo dei ricavi delle vendite e delle prestazioni pari almeno a euro 100.000,00;
  • Disporre di almeno due bilanci approvati e depositati presso il Registro delle imprese;
  • Non essere sottoposte a procedura concorsuale e non si trovano in stato di fallimento, di liquidazione anche volontaria, di amministrazione controllata, di concordato preventivo o in qualsiasi altra situazione equivalente secondo la normativa vigente.

Le PMI possono anche presentare un progetto congiuntamente tra loro (max in numero comunque non superiore a dieci imprese).

I progetti devono essere realizzati mediante il ricorso allo strumento del contratto di rete o ad altre forme contrattuali di collaborazione, compresi il consorzio e l’accordo di partenariato in cui figuri, come soggetto promotore capofila, un DIH-digital innovation hub o un EDI-ecosistema digitale per l’innovazione, di cui al Piano nazionale Impresa 4.0.

SETTORI AMMESSI

Le attività delle PMI, per poter accedere alle agevolazioni, devono essere in via prevalente/primaria quelle del settore manifatturiero e/o in quello dei servizi diretti alle imprese manifatturiere, nonché, al fine di accrescerne la competitività e in via sperimentale per gli anni 2019-2020, quelle del settore turistico (digitalizzazione della fruizione dei beni culturali, anche in un’ottica di maggiore accessibilità e in favore di soggetti disabili).

SPESE FINANZIABILI

I progetti ammissibili alle agevolazioni devono essere diretti alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi dei soggetti proponenti mediante l’implementazione di :

  • tecnologie abilitanti individuate dal Piano nazionale impresa 4.0. (advanced manufacturing solutions, additive manufacturing, realtà aumentata, simulation, integrazione orizzontale e verticale, industrial internet, cloud, cybersecurity, big data e analytics) e/o;
  • tecnologie relative a soluzioni tecnologiche digitali di filiera, finalizzate:

1) all’ottimizzazione della gestione della catena di distribuzione e della gestione delle relazioni con i diversi attori;

2) al software;

3) alle piattaforme e applicazioni digitali per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio;

4) ad altre tecnologie, quali sistemi di e-commerce, sistemi di pagamento mobile e via internet, fintech, sistemi elettronici per lo scambio di dati (electronic data interchange-EDI), geolocalizzazione, tecnologie per l’in-store customer experience, system integration applicata all’automazione dei processi, blockchain, intelligenza artificiale, internet of things.

Tutti i progetti, quindi, devono assolutamente avere come oggetto principale o attività di innovazione di processo/organizzazione o investimenti.

NUMBERS:

  • L’importo di spesa minimo deve essere non inferiore a euro 50.000,00, mentre il massimo non deve essere superiore a 500.000,00;
  • Durata del progetto: non superiore a 18 mesi dalla data del provvedimento di concessione delle agevolazioni;
  • Le risorse finanziarie per la concessione delle agevolazioni ammontano a euro 100.000.000,00.

Per entrambe le tipologie di progetto ammissibili a beneficio le agevolazioni sono concesse sulla base di una percentuale nominale dei costi e delle spese ammissibili pari al 50 percento, articolata come segue:

  • 10 percento sotto forma di contributo;
  • 40 percento come finanziamento agevolato.

Regime di aiuto: “de minimis”.

Termini e modalità di presentazione delle istanze: dalle ore 12.00 del 15 dicembre 2020.

Obiettivo Sviluppo c’è

Obiettivo Sviluppo nasce per dare una risposta concreta alle esigenze degli imprenditori italiani che negli anni si sono sempre avvicinati al mondo delle agevolazioni pubbliche, dei mercati globali, delle partnership, senza riuscire a fare il next step : dall’idea all’execution. Con il progetto UP, il team entra nel vivo di questi argomenti, liberando imprenditori e manager dall’operatività di queste azioni, lasciandoli liberi di fare il loro lavoro e sviluppare il loro core business. I campi di azioni sono: Finanza agevolata, internazionalizzazione, networking. Settori di intervento: agricoltura, agroindustria/agroalimentare, artigianato, commercio, cultura, industria, pubblico, servizi/No Profit, turismo. francesca@obiettivosviluppo.com

Ho scelto NoiEnergia perchè credo fortemente nel progetto

Intervista a Fabio Virgillito, agente, affiliato in Sicilia

Scopri come aprire un franchising CasaEnergia da € 16.000

Fabio Virgillito, agente, affiliato in Sicilia

Da 20 anni è titolare di un’azienda di rappresentanze e svolge l’attività di agente sul territorio siciliano. Ha scelto di avvicinarsi al settore della fornitura di gas e energia perché, sicuramente, può essere da supporto e accompagnare l’attività che già svolge da parecchi anni. “Condivido la mission e l’idea di NoiEnergia – afferma Fabio Virgillito, agente, affiliato in Sicilia –  e condivido l’idea che mi è stata illustrata dall’Ingegnere Giuseppe Pappalardo, responsabile di NoiEnergia Sicilia e punto di riferimento per impianti fotovoltaici ed energie rinnovabili”.

La proposta commerciale di NoiEnergia ha un obiettivo molto ambizioso: creare una nuova categoria, quella di un negozio di prossimità che venda una nuova relazione con il mondo dell’energia. Da NoiEnergia l’affiliato è un partner, non un cliente. Questa è l’essenza e la filosofia del brand. Con NoiEnergia l’affiliato non è un intermediario ma il fornitore di di luce e gas del territorio.

Quando e come è entrato in contatto con NoiEnergia?

“Il progetto mi è stato illustrato a maggio dell’anno 2019 e subito ho deciso di farne parte perché il format CasaEnergia va a completare una lacuna nel mercato, quella della presenza di un professionista serio, qualificato, conosciuto, che sia il referente, sempre vicino durante tutta la relazione con il cliente, nella comprensione del mondo luce e gas. Un grande vantaggio di entrare a far parte di CasaEnergia è rappresentato dai bassi costi di ingresso e dalla possibilità di scegliere l’area in cui operare”.

Le principali motivazioni che l’hanno spinta a scegliere di far parte della squadra di NoiEnergia?

“Questa attività si sposa con il mio lavoro e credo fortemente in questo progetto”.

In che modo la Casa Madre lo ha sostenuto?

“La casa madre ascolta le mie esigenze ed è sempre vicino a noi affiliati. Mi ha dato fin da subito gli strumenti operativi per operare in questo mercato”.

E’ necessario seguire dei corsi di formazione? Se si su quali aspetti…

“Assolutamente si, sono necessari per comprendere fino in fondo l’etica e il mood di NoiEnergia. Ho partecipato personalmente alle videolezioni, sempre accessibili su un portale dedicato, in cui ho appreso concetti e aspetti di questo mercato che non conoscevo”.

Che consiglio darebbe ad un nuovo affiliato?

“Ai futuri affiliati consiglio di muoversi all’interno di questo mercato con determinazione e professionalità. Inoltre aggiungo che NoiEnergia, oltre ad essere un’azienda è una famiglia ed è sempre pronta ad aiutare noi come affiliati ed i nostri clienti”.

I suoi progetti futuri…

“Spero di trasmettere lo spirito di NoiEnergia a colleghi ed amici e con il tempo mi auguro che si realizzino, da paret della Casa Madre, nuovi servizi da offrire ai nostri clienti”.

@Redazione AZ Franchising

Il conto vendita: opportunità o bluff?

di Mirco Comparini – Commercialista e Revisore Legale

Il termine “conto vendita” è attribuito a forme di commercializzazione di beni, spesso, ben diverse.

Ad esempio, si parla di conto vendita anche per le attività come “mercatini dell’usato”, per le quali è applicabile il contratto di “mandato alla vendita” e per le quali si rende necessario anche l’inquadramento come “agenzie di affari” soggette alla normativa riportata nel Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS).

Tale formula non è applicabile solo all’usato, ma anche ai beni di nuova produzione. All’atto pratico, uno o più soggetti (privati o imprese) proprietari di beni consegnano ad un soggetto terzo (impresa) tali beni per la loro vendita. Quest’ultimo espone i bene e li vende per conto dei primi, incassa il denaro per loro conto ed esegue il rimborso ai singoli proprietari dei beni, trattenendosi una provvigione. Il responsabile di tale struttura non è quindi un commerciante, in quanto non pone in vendita direttamente merce della quale detiene il titolo di proprietà o di possesso in termini estimatori, ma si configura come un vero e proprio “promotore di affari”. Si tratta, quindi, di una tipica attività di intermediazione alla quale è applicabile l’Articolo 1706 e seg. del Codice Civile (contratto di mandato).

Come funziona il Conto Vendita

Altra forma di commercializzazione in conto vendita è, invece, quella ritenuta più “tipica” e che è identificabile nel “contratto estimatorio”, regolato dall’Articolo 1556 e seg. del Codice Civile, il quale recita: “con il contratto estimatorio una parte (tradens) consegna una o più cose mobili all’altra (accipiens) e questa si obbliga a pagare il prezzo, salvo che restituisca le cose nel termine stabilito”.

All’atto pratico, il tradens adempie all’obbligo di consegnare prodotti o merci all’accipiens (che ne è responsabile quale “custode”) il quale, al ricevimento, non è tenuto a pagarne il prezzo, ma vi provvederà (nei termini e con le modalità concordate) al momento della riconsegna dell’invenduto o ad altro specifico momento, come, ad esempio, alla verifica del venduto.

Tale formula, che impropriamente chiameremo “estimatoria”, è definita anche “merci in conto vendita” e si differenzia, quindi, dalla formula tipica definita “merci in conto acquisto”, con la quale il commerciante acquista la merce, acquisendone quindi a tutti gli effetti la proprietà, la paga (nei termini ed alle condizioni convenute) e può liberamente disporne, incluse decisioni circa il prezzo di vendita, la percentuale dei saldi, il margine, ecc.

E’ ovvio che, per chi decide di intraprendere un’attività commerciale, indipendentemente dalla tipologia di merci che decide di trattare, si tratta di una differenza alquanto importante:

  • acquistare la merce da vendere e pagarla dopo la vendita stessa, restituendo quella invenduta, oppure, acquistare la merce e pagarla senza sapere se effettivamente sarà venduta;
  • assumersi il rischio delle rimanenze di fine anno/stagione, oppure, non sentire il peso di tale “capitale fermo”. E ciò, non solo per logiche di mercato derivanti dal comportamento del consumatore, ma anche a seguito di valutazioni e scelte sbagliate, anche in termini quantitativi e qualitativi;
  • sulla quantità da acquistare, sui prodotti, modelli, varianti acquistati, e di ritrovarsi molte rimanenze invendute o non avere la necessità di risolvere tali problematiche gestionali;
  • usufruire del rapporto bancario secondo le proprie esigenze e possibilità (finanziando gli acquisti) o dedicare parte delle “concessioni bancarie” al rilascio di una garanzia bancaria che, solitamente, il fornitore richiede per le merci messe a disposizione.

Questa, in sintesi, è la formula contrattuale classica prevista dalla legge ed è una formula sempre più utilizzata anche nei rapporti di franchising ai quali, però, sono apportate delle specificità. Contrariamente a come spesso si rileva o viene riportato, nel “conto vendita” conseguente i rapporti da “contratto estimatorio” non è obbligatorio che il venditore agisca in nome e per conto del fornitore, anzi, direi che non è ammesso. Il venditore è un soggetto autonomo ed indipendente. L’adesione ad un marchio (con la forma contrattuale concordata) non comporta l’instaurazione di tale tipologia di rapporto che corrispondente ad un “mandato”.

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