Instagram Shop: cos’è e come funziona

di Stefania Giuseppetti

Il 2020 ha portato cambiamenti epocali che hanno influito sul modo di vivere e sulle abitudini. La trasformazione degli stili di vita ha avuto un impatto anche sulle nostre decisioni di acquisto. E gli acquisti online sono diventati una pratica comune per milioni di persone in tutto il mondo.

L’EVOLUZIONE DI INSTAGRAM

Il digitale è diventato quasi l’unico spazio possibile di relazione umana, educativa, lavorativa e di condivisione in tempo reale. Così l’integrazione tra social network e acquisti online rappresenta per le aziende un mix strategico e una grande opportunità per raggiungere nuovi obiettivi di business.

Infatti, Instagram, il social che ad ottobre del 2020 ha compiuto dieci anni, non ha potuto fare a meno di evolversi e di andare verso la direzione delle vendite online, mettendo a disposizione dei brand nuovi strumenti.

Già nei primi mesi di emergenza dello scorso anno, per supportare le aziende locali e gli imprenditori della ristorazione in difficoltà – account fondamentali della community – sono stati lanciati nelle Stories gli stickers “compra a km 0” e “ordini di cibo”, rispettivamente per taggare il locale che consegna cibo a domicilio o che offre il servizio da asporto e per acquistare le pietanze e farsele recapitare tramite servizi di home delivery (come Deliveroo e Uber Eats).

Dal mese di luglio scorso Instagram ha reso disponibile quanto già Mark Zuckerberg aveva lanciato su Facebook nel pieno boom per l’e-commerce legato al lockdown, ovvero il nuovo “Shop”: uno strumento utile ad aiutare gli imprenditori piegati da mesi di fortissima sofferenza a portare online nelle vetrine virtuali i loro prodotti, ma anche utile ad aiutare quelli che pur avendo un sito e-commerce possono migliorare le prestazioni, aumentare le vendite e l’engagement (il coinvolgimento dell’utente), sfruttando tutte le opportunità di visibilità offerte dal social network.

UN NUOVO MODO PER MOSTRARE ALLE PERSONE MARCHI E PRODOTTI NUOVI E DI TENDENZA

Gord Ray, brand development lead di Instagram ha dichiarato: “Vogliamo aiutare le aziende e i creator di ogni dimensione a crescere sulle nostre piattaforme. Instagram Shop rappresenta un nuovo modo per mostrare alle persone marchi e prodotti nuovi e di tendenza. Speriamo che lo shopping su Instagram diventi una parte importante per aiutare le aziende ad avere successo e vogliamo essere il posto migliore per le persone per fare acquisti proprio nel momento in cui sono ispirati”.

La barra di navigazione del social si è arricchita di una borsetta, da cui si accede a una sezione di foto e video con prodotti destinati alla vendita, selezionati attraverso un algoritmo in base all’interesse dell’utente, ai brand e agli influencer che segue.

TUTTE LE INFORMAZIONI A PORTATA DI CLICK

Gli instagrammer possono consultare il catalogo e gli shoppable post, riconoscibili dall’icona a forma di shopping bag in basso a sinistra dell’immagine condivisa. Cliccando su questa icona sarà possibile accedere alle informazioni relative al prodotto (nome, caratteristiche e costo, ad esempio), aggiungerlo ai prodotti preferiti o alle raccolte personalizzate, oppure, con la nuova feature Checkout, effettuare l’ordine e procedere all’acquisto, senza mai abbandonare l’app.

Instagram Shop consentirà agli utenti di passare in tutta facilità dall’ispirazione all’acquisto in un click. L’intero processo di vendita, dal pagamento all’invio di tutte le informazioni relative all’ordine, come ad esempio le notifiche di spedizione e di consegna, si svolge quindi completamente all’interno della piattaforma.

Inoltre, con il Live Shopping saranno proprio i brand, i creator, gli influencer, le aziende e i professionisti a vendere in tempo reale i prodotti durante le loro dirette. Attraverso dimostrazioni d’uso, consigli, dettagli e curiosità potranno influenzare i comportamenti di acquisto dei consumatori, che, a loro volta, potranno cliccare sugli oggetti di loro interesse, fare domande in diretta, oppure procedere con il pagamento.

LE GUIDE: UNO STRUMENTO PER GLI APPROFONDIMENTI NELL’ACQUISTO

Altra novità sono le Instagram Guides che, sfruttando la parte testuale, puntano allo storytelling, alla narrativa del brand, oppure raccontano i prodotti resi disponibili sulla piattaforma di shopping. Con un taglio editoriale, le Guides permettono di approfondire le descrizioni con le tipiche ‘FAQ’, i tutorial, i consigli o le interviste degli influencer, tutto condito con i classici hashtag e le eventuali menzioni ad altri account.

E se si è a corto di idee per elaborare nuovi post, le Guides possono risultare interessanti per riprendere contenuti condivisi in precedenza e generare nuova interazione.

Le Instagram Guides sono raccolte in un’apposita tab sulla propria pagina, ma possono anche essere condivise nelle Stories o inviate nei messaggi.

Instagram è una vetrina a tutti gli effetti. E proprio come una vetrina è uno strumento strategico per attirare l’attenzione della potenziale clientela, ma in ogni tempo e in qualsiasi luogo.

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A Serravalle Designer Outlet arriva Victoria’s Secret

Victoria’s Secret, il marchio di lingerie più seducente al mondo, aprirà le porte del secondo Outlet store italiano in partnership con Percassi il 28 maggio all’interno del Serravalle Designer Outlet, il più grande outlet del lusso in Europa del Gruppo McArthurGlen, offrendo una selezione dell’assortimento completo del brand.

L’OFFERTA DI PRODOTTO

Il nuovo store offrirà un’ampia selezione delle iconiche collezioni di lingerie Dream Angels, Very Sexy, T-Shirt Bra, Sexy Illusions e Body by Victoria, di pigiami e accessori insieme alle linee di prodotti per il corpo e alle fragranze Victoria’s Secret Bombshell, Victoria’s Secret Tease e Victoria’s Secret Love.

LO STORE DESIGN

Lo store è situato nei pressi dell’ingresso Levante del Designer Outlet e della nuova playground e si sviluppa su un unico piano, per una superficie di vendita di 325 metri quadrati. Il design del negozio è glamour e raffinato, rispecchiando appieno i tratti iconici del brand conosciuto in tutto il mondo.

Klarna ed Experian per un’esperienza di shopping sempre più sicura

Klarna ha scelto il modello di “instant decisioning” basato sullo score creditizio personalizzato di Experian per supportare la soluzione “Paga in 3 rate” e consentire ai merchant di offrire una customer experience migliorata e per migliorare l’esperienza di acquisto nel commercio online.

Modello di valutazione personalizzato e antifrode

Experian ha creato un modello di valutazione dello score creditizio personalizzato in grado di esaminare la richiesta di prestito con pochissimi dati e inserendo una verifica antifrode al fine di minimizzare il rischio.

Questo modello di accettazione personalizzato è reso possibile grazie all’ampiezza della banca dati di Experian e alla sua esperienza nel mondo dell’analytics: le due aziende hanno collaborato alla realizzazione di un modello di valutazione che rispondesse nel modo migliore alle esigenze di Klarna, in particolare legate alla tipologia di acquirenti target e alla trasparenza e immediatezza dell’operazione verso l’acquirente stesso.

Experian e Klarna vantano una collaborazione già consolidata su alcuni mercati esteri, che lo scorso anno è stata estesa all’Italia.

Klarna ha reso ancor più semplice il processo di acquisto online, di fatto portando l’e-commerce ancor più vicino ai potenziali acquirenti, ed è un piacere per Experian poter collaborare con una realtà tanto innovativa nel settore del fintech”, ha commentato Angelo Padovani, Amministratore Delegato di Experian Italia. “La nostra grande esperienza nella raccolta e gestione dei dati, abbinata alle nostre spiccate capacità analitiche e progettuali ci hanno permesso di creare un modello di valutazione personalizzato ad hoc per Klarna, in grado di soddisfare sia le esigenze dei clienti che quelle dei brand che si affidano a Klarna”.

La mission di Klarna è quella di rendere lo shopping online un’esperienza davvero smoooth. Per questo, non offriamo solo soluzioni di pagamento, ma mettiamo in contatto diretto brand e consumatori grazie a un’istantanea valutazione dello score creditizio”, ha commentato Francesco Passone, Country Manager Italia di Klarna. “La collaborazione con Experian ci ha permesso di semplificare questo processo rendendolo immediato per l’utente e per il merchant, riducendo sensibilmente al tempo stesso ogni rischio di frode.”

TikTok per aziende? Un’opportunità

A cura di Mattia Nicoletti – Creative marketing strategist and producer – Dreamcatchers Entertainment

Comunicare oggi per un’azienda significa anche sperimentare. L’affollamento di promozioni, di pubblicità, di prodotti, di brand, rende infatti ogni contenuto più invisibile (avevamo già scritto inoltre nelle rubriche passate che i post organici, ovvero non sponsorizzati, hanno sempre meno visibilità). Essendo quindi le piattaforme social in continua evoluzione (realmente ogni settimana ci sono novità) può essere interessante per un’azienda esplorare nuove strade, una di queste potrebbe essere TikTok. Nata in Cina nel 2016, la piattaforma è divenuta famosa soprattutto relativamente alla musica, ma di recente il mondo business lo sta utilizzando in modo creativo proprio per la potenzialità che ha.
TikTok in Italia a marzo 2020 (fonte: WeAreSocial/AGcom) aveva 5,4 milioni di utenti attivi con un incremento da giugno 2019 del 475,1%. E nonostante TikTok sia popolare fra I giovanissimi una ricerca Comscore evidenzia che il 58,2% degli utenti è nella fascia 18-35 anni.

Come usare però TikTok per promuovere servizi e prodotti? Una premessa va fatta: la creatività è fondamentale perché i video di TikTok devono essere ironici o educational (come ad esempio la realizzazione di una ricetta, come piantare un chiodo, come arredare casa, etc.), perché in qualche modo devono incuriosire. Infatti TikTok non è Instagram, anche se il social di proprietà di Facebook ha introdotto Reels per competere nella stessa arena.

Ecco alcune opportunità per sfruttare TikTok

VINCE LA SPONTANEITÀ
Come nelle Instagram Stories i video di TikTok non devono sembrare professionali, ma naturali. Altrimenti si perde il senso di autenticità. E’ quindi fondamentale evitare di creare dei video con un montaggio studiato a tavolino e con inquadrature perfette. Non bisogna avere paura di entrare in questo mondo, l’importante è però avere sempre presente il messaggio che si vuole trasmettere.

SFRUTTARE L’IRONIA
L’ironia per le aziende è spesso un modo per creare empatia con i potenziali clienti. Mostrare alcuni lati nascosti dell’azienda, o un utilizzo “creativo” di un prodotto, o un dipendente che si racconta in modo semiserio può essere un contenuto che l’audience può trovare interessante.

VALUTARE GLI HASHTAG CHALLENGE
gli hashtag challenge sono delle “sfide” lanciate dagli utenti legati a temi come cultura, cucina, tempo libero e sono fra i contenuti più visti generando milioni di visualizzazioni (#MuseoACasa ne ha ottenute più di 59 milioni). Scoprire quali sono gli hashtag challenge del momento e realizzare dei video a tema non deve essere trascurato.

LA MUSICA NATURALMENTE
La musica è la base di TikTok e quindi inserirla nei video è importante (equilibrando anche il livello audio originale del video con il sottofondo musicale). La strategia migliore è quella di esplorare la musica di tendenza nell’apposita sezione (e quindi quella più ascoltata) e scegliere un pezzo musicale che in qualche modo è in sintonia con il brand.

Conclusioni: TikTok può essere considerato un social da ragazzini, ma non è così. E le aziende che lo stanno utilizzando stanno raggiungendo dei risultati inaspettati proprio perché l’affollamento su questa piattforma è molto più bassa dei social abituali.
Sperimentare ed esplorare è importante. Sempre più importante.

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Franchising e trasferimento del know-how | Note legali

di Alessandra Sonnati -Avvocato – Frignani Virano e Associati Studio Legale

In una recente sentenza del Tribunale di l’Aquila i giudici tornano ad occuparsi di franchising e trasferimento di know-how.

Il caso riguardava un franchisee il quale – in sede di opposizione ad un atto di precetto – eccepiva la nullità del contratto di franchising per carenza dei requisiti formali di cui alla legge 129/04 nonché la nullità strutturale del contratto per inesistenza e/o indeterminatezza del suo oggetto costitutivo, vale a dire il know-how che la società madre/franchisor avrebbe dovuto trasferire al franchisee.

Per meglio comprendere la vicenda è utile ricordare che ai sensi dell’art.1, comma 1, della legge 129/2004, “l’affiliazione commerciale (franchising) è il contratto, comunque denominato, fra due soggetti giuridici, economicamente e giuridicamente indipendenti, in base al quale una parte concede la disponibilità all’altra, verso corrispettivo, di un insieme di diritti di proprietà industriale o intellettuale relativi a marchi, denominazioni commerciali, insegne, modelli di utilità, disegni, diritti di autore, know-how, brevetti, assistenza o consulenza tecnica e commerciale….”, intendendosi per know-how “un patrimonio di conoscenze pratiche non brevettate derivanti da esperienze e da prove eseguite dall’ affiliante, patrimonio che è segreto, sostanziale ed individuato; per segreto, che il know-how, considerato come complesso di nozioni o nella precisa configurazione e composizione dei suoi elementi, non è generalmente noto né facilmente accessibile; per sostanziale, che il know-how comprende conoscenze indispensabili all’affiliato per l’uso, per la vendita, la rivendita, la gestione o l’organizzazione dei beni o servizi contrattuali; per individuato, che il know-how deve essere descritto in modo sufficientemente esauriente, tale da consentire di verificare se risponde ai criteri di segretezza e di sostanzialità“.

Il successivo art. 3 elenca poi una serie di elementi che il contratto di franchising deve disciplinare. Tale lista è divisa in due categorie: oggetti essenziali ed oggetti eventuali. Tra gli oggetti essenziali rientra “la specifica del know-how fornito dall’affiliante all’affiliato”.

Tornando al caso concreto, il Tribunale, con un ragionamento non proprio lineare, quanto al “profilo sollevato di invalidità strutturale del contratto, in parte per ragioni riconducibili agli artt. 3 lett.d e 4 lett.d di cui si è cennato, ed in parte in ragione della previsione di cui all’art.1 c.3 lett.a , che individua l’oggetto costitutivo proprio del franchising ovvero del know-how, nel patrimonio di conoscenze pratiche caratterizzato dalla segretezza, sostanzialità ed individualità” è giunto alla conclusione che nel caso di specie non “potevano ritenersi integrati i presupposti della formazione tecnica e della trasmissione del necessario know-how giacché, a fronte di specifica contestazione sul punto, parte opposta limita la produzione documentale a brouchure e attestati di poche ore inidonei a comprovare l’esatto adempimento di quanto concordato e comunque insufficienti rispetto all’obbligazione assunta ed alla ratio stessa del contratto”.

Da tale omissione il Tribunale ha fatto quindi discendere un’ipotesi di inadempimento del franchisor ed ha dichiarato la risoluzione del contratto.

Quello che il Tribunale non spiega è se un valido know-how c’era ma non era stato (validamente e correttamente) trasferito al franchisee oppure se il know-how non c’era o non era descritto in modo esauriente, così da non consentire di verificare la rispondenza dello stesso ai criteri di segretezza e sostanzialità di cui all’art. 1 della legge, nel qual caso saremmo stati in presenza di un’ipotesi di nullità del contratto (come d’altronde prospettato dal franchisee), proprio in virtù delle previsioni dell’ art. 3.4 lett. nonché dell’art. 1 della legge 129/2004, citati peraltro dallo stesso Tribunale.

Esempi in proposito sono dati da due sentenze, una del Tribunale di Milano e l’altra del Tribunale di Bergamo che hanno dichiarato la nullità di un contratto di franchising ritenendo che il know-how non fosse sufficientemente specificato ed esaurientemente descritto.

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Il 3D al servizio della aziende e a vantaggio del retail

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Le tecnologie sono disponibili, per tutti coloro propensi al cambiamento. Se parliamo di 3D sicuramente non è una scoperta dell’ultimo minuto e sarebbe improprio definirlo “strumento disruptive”. Ciò che è realmente innovativo, invece, è la proposizione di questa tecnologia.

Lo sanno bene gli esperti della società Shin Software Srl che si occupa di proporre soluzioni tecnologiche specifiche, a seconda degli obiettivi, dei requisiti funzionali, dei device o dei canali di destinazione. Loro hanno creato SHOWin3D, una piattaforma agnostica in grado di acquisire i file 3D da molteplici sorgenti (e in molteplici formati), semplificarli, trasformarli in un’esperienza 3D interattiva tramite un potente editor visuale e distribuirli in modo efficiente, efficace e sicuro senza dover scrivere una riga di codice. “Il nostro scopo, – afferma Stefano Provenzano, Founder, CEO & CTO at Shin Software –  è di portare il coinvolgimento e l’interazione tipica del mondo dei videogames all’interno dei processi e delle dinamiche aziendali per generare un nuovo tipo di relazione cliente/prodotto, utilizzando per lo più degli asset già presenti in azienda”.

Infatti SHOWin3D è una piattaforma che consente di sviluppare qualsiasi applicazione 3D interattiva per ogni tipo di azienda: presentazioni interattive, configuratori prodotto, cataloghi interattivi, preventivazione 3D e molto altro. Realizzare una presentazione 3D interattiva con l’editor di SHOWin3D è un’operazione molto semplice ed alla portata di tutti, ed il suo potenziale è molto alto poiché un unico progetto è in grado di funzionare online su diversi dispositivi (PC, smartphones e tablet), realizzando contenuti multilingua.

Sebbene la trasformazione si trovi, per molti comparti industriali, allo stadio iniziale, è destinata, volente o nolente, a radicarsi nel nostro quotidiano. Il cambiamento imposto dall’emergenza non riguarda esclusivamente il luogo in cui esercitare la propria professione: impone di essere connessi ma isolati, indipendenti ma collaborativi, autonomi e proattivi. Questo nuovo status richiede, di fatto, un mindset nuovo e nuovi strumenti operativi, soprattutto per alcuni dipartimenti e funzioni aziendali.

La tremenda tragedia sanitaria che sta affliggendo tanto il nostro Paese quanto altre nazioni, ha spronato manager e advisor alla ricerca di strumenti in grado di supplire alle carenze dovute alle norme di isolamento e distanziamento sociale. Se per molte attività, il telelavoro ha di fatto rappresentato una temporanea soluzione allo stato di necessità, le imprese si sono presto rese conto che lo smartworking non ha potuto e non può costituire tout court una panacea comune a tutte le industries, dipartimenti e funzioni aziendali. In alcune situazioni è necessario fare esperienza del prodotto per descriverne compiutamente le caratteristiche ed i plus rispetto ai prodotti sostituti dei competitor. Questo stato di bisogno ha avviato un processo di digitalizzazione difficilmente reversibile, soprattutto a fronte di una dilagante incertezza riguardo una, tanto presunta, data di ritorno alle abitudini ‘pre-covid19’.

“Con diverse imprese – aggiunge Stefano Provenzano – stiamo attivando delle esperienze di Showroom Virtuali. Grazie a SHOWin3D possiamo ricreare l’atmosfera coinvolgente della sala mostra arricchendola dei plus legati al mondo digital. A differenza dello spazio fisico, lo Showroom virtuale non è soggetto a limitazioni di orario, è visitabile su desktop/tablet/smartphone dalla propria abitazione e consente di illustrare dinamicamente la gamma completa degli articoli in produzione con la possibilità di variare finiture, componenti e accessori”.

L’opportunità dunque di avviare un processo consapevole di digital transformation diventa condizione imprescindibile per far compiere alle imprese un autentico balzo evolutivo.

La nostra esperienza – conclude Provenzano – sosterrà le aziende nell’utilizzo del 3D interattivo come potente strumento di comunicazione, nella sua integrazione con i sistemi gestionali e nel creare soluzioni per forza vendita, e-commerce. La nostra eccellente capacità di gestione di dati, anche di grandi dimensioni, ci permette di produrre web app e mobile app, potenti e affidabili. Inoltre, adottare questo tipo di tecnologia non è più una questione di ‘se’ ma una questione di ‘quando’; in un tempo ragionevolmente breve, consumatori e utenti passeranno da uno stato iniziale di sorpresa nei confronti di questi strumenti (il famoso ‘wow-effect’) alla pretesa di poterli utilizzare per poi sfociare, in alcuni casi, al disappunto del non poter disporne”.

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Digital Window per creare feeling tra brand e clienti

Le digital windows sono uno strumento di engagement

La digital signage diventa la chiave per una ripartenza dei negozi fisici

Uno strumento di engagement rivolto ai brand per comunicare con i clienti in modo nuovo e diverso attraverso vetrine. Grazie ad un flusso continuo di suggestioni e informazioni, che vanno oltre ai messaggi aziendali puri e ad un nuovo storytelling, le nuove vetrine permettono al cliente di ritornare allo shopping fisico in questo momento di ripresa dei consumi in negozio. Lo propone M-Cube, Gruppo italiano leader nella digitalizzazione dei punti vendita. La Digital Window è molto più di una vetrina digitale: si declina in artwall, (monitor scomposti) e ledwall, a tutto schermo o trasparenti, che supportano i brand nel risolvere la staticità espositiva alzando il sipario su un’interattività ad alto ingaggio. È così che il digital signage diventa la chiave che fa scattare un meccanismo che massimizza i livelli di attenzione.

Qui la soluzione è una sola, la Digital Window. Sotto il cappello digital Window si raccolgono varie soluzioni specifiche, accomunate dalla particolarità di essere installate in vetrina e quindi visibili dall’esterno dello store. Nel passaggio sopra citato abbiamo portato come esempio artwall, ovvero una soluzione che si compone di monitor che possono essere di dimensioni diverse, posizionati in landscape e portrait con l’obiettivo di creare una vetrina più dinamica. La particolarità è che le immagini possono essere scomposte e ogni monitor funzionare autonomamente oppure in sincro, così da creare un’unica grande immagine. Il secondo esempio è il LEDwall, ovvero l’uso della tecnologia LED in vetrina – la superficie è tendenzialmente lineare, e abbiamo la possibilità di ricoprire grandi superfici (vedi la foto allegata al comunicato). I ledwall possono essere anche trasparenti, con l’obiettivo di creare un effetto di see-through.

Obiettivo della Digital Window, indipendentemente dalla soluzione tecnologica scelta, è quello di attirare l’attenzione del cliente sulla vetrina, incuriosirlo e spingerlo a entrare in negozio – in una situazione come quella attuale, in i negozi possono accogliere un numero limitato di clienti, questo diventa uno strumento fondamentale per comunicare con l’esterno, sia da un punto di vista puramente del prodotto che per quanto riguarda le norme di sicurezza applicate in negozio.

Le Digital Window rendono le vetrine connesse e comunicanti: rispetto all’uso di manichini o di una selezione coordinata di prodotti, il videostorytelling trasmesso dai led moltiplica la value proposition dell’offerta, rendendo i messaggi più appealing e permettendo di intercettare il traffico dei passanti con un richiamo oggettivo che, lavorando su più tipologie di contenuto, contribuisce a massimizzare i flussi in negozio.

I consumatori da casa in questi ultimi mesi hanno cambiato mind-set e alzato l’asticella delle loro aspettative: navigando online, si sono abituati a guardare a ciclo continuo informazioni, immagini e video sui loro schermi fissi e mobili, potenziando le loro attitudini omnicanali. Anche la vetrina meglio allestita difficilmente può competere con il digital engagement. Iperesigenti e iperdigitali, i clienti si aspettano che le aziende facciano altrettanto: secondo la ricerca The State of the Connected Customer – Salesforce 2020, quasi 9 italiani su 10 (89%) ritengono che le aziende debbano accelerare sul digitale, mentre quasi 7 italiani su 10 (68%) chiedono alle aziende di potenziare le proprie capacità digitali e di trasformarsi più velocemente, con oltre la metà (54%) che chiede un potenziamento delle metodologie di ingaggio utilizzate dai brand.

Leonardo Comelli, Chief Marketing Officer di M-Cube: “L’emergenza Covid-19 ha indotto una trasformazione culturale profonda dei consumatori e del loro modo di fare acquisti, che non sarà momentanea: secondo gli analisti di McKinsey, 7 persone su 10 (70%) prevedono di continuare se non addirittura aumentare gli acquisti online anche dopo la fine delle restrizioni e quasi un terzo del campione (28%) sostiene di voler evitare del tutto i negozi. Per il settore retail, che impiega 3 milioni e mezzo di addetti e conta 1,2 milioni di imprese, operare in un regime di continui stop&go non è scontato e non è per tutti. Oggi più che mai la vetrina deve trasmettere nuovi valori come la fiducia e la sicurezza, facendo riscoprire alle persone il piacere di tornare in negozio”.

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Franchise Expo Paris conferma che avrà luogo dal 26 al 29 settembre 2021

La Fédération Française de la Franchise e la Reed Expositions France confermano che la Franchise Expo Paris 2021 avrà luogo  dal 26 al 29 settembre 2021, nei paviglioni 2 & 3 del Parc des Expositions de la Porte de Versailles.

Dopo un anno segnato dalla crisi sanitaria, il modello di franchising ha saputo dimostrare la sua forte capacità di resilienza e Franchise Expo Paris 2021 mirerà, ora più che mai, ad aiutare i leader di progetto a concretizzare il loro desiderio di intraprendere e supportare i brand nel loro sviluppo.  Nel 2021, si va verso la ripresa economica! 

Un’edizione attesa…

Rinviato due volte nel 2020, Franchise Expo Paris conferma l’edizione 2021 in via eccezionale dal 26 al 29 settembre prossimo: sono previsti più di 400 espositori per questo evento che lancerà ufficialmente il recupero post Covid-19. Questo entusiasmo a sei mesi dalla data storica della manifestazione ribadisce il posto che Franchise Expo Paris occupa con gli espositori oltre che con i project leader: il punto d’incontro essenziale per la creazione di un’impresa in rete in Francia e a livello internazionale.

Come ogni anno, l’evento presenterà la più ampia scelta di brand qualunque sia il settore di attività: servizi alla persona e alle imprese, auto, elettrodomestici, estetica o anche catering, qualunque sia l’ammontare dell’investimento o il luogo. I brand presenti e i diversi attori che supportano il progetto di creazione d’impresa dovranno soddisfare i candidati in franchising, il cui interesse per questa forma di imprenditorialità continua, anche in tempi di crisi.

“Siamo lieti di annunciare che la prossima edizione di Franchise Expo Paris si svolgerà il prossimo settembre. L’evento fisico sarà accompagnato a monte, durante e dopo da iniziative digitali e consentirà ai responsabili del progetto di prepararsi, formarsi, apprendere e fare la scelta del miglior partner.   Siamo già pronti e stiamo facendo tutto il possibile per rendere Franchise Expo Paris 2021 un vero successo“  Sylvie Gaudy

… in un contesto in cui il modello di franchising si è dimostrato valido!

Poiché i singoli commercianti indipendenti, come molte aziende, continuano ad attraversare una crisi economica senza precedenti a causa della crisi sanitaria, tutti gli esperti concordano sul fatto che il franchising sta emergendo come un modello più solido e resiliente.

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Burger King ® Italia, vaccino Covid a dipendenti e 4mila ristoratori

Burger King® Restaurants Italia aderisce alla campagna di vaccinazione aziendale proposta dalle autorità e metterà a disposizione le proprie strutture e il personale medico sanitario necessario per vaccinare contro il COVID 19 le 4000 persone che lavorano in tutta Italia. Inoltre, l’azienda, consapevole del grave impatto economico della pandemia sul settore della ristorazione e dell’oggettiva difficoltà di molti operatori nell’aderire da soli alla campagna vaccinale, si è impegnata ad organizzare gratuitamente la stessa opportunità per altri 4000 piccoli ristoratori italiani.

Burger King® ha presentato il progetto al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e alla Presidenza della Conferenza delle Regioni che non solo lo hanno approvato, ma hanno voluto dare il loro sostegno all’iniziativa.

Andrea Orlando, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha espresso apprezzamento per l’adesione alla campagna vaccinale e per un’iniziativa che, consentendo a 8000 lavoratori di essere vaccinati, senza discriminazioni tra aziende grandi e piccole, può essere un passo importante verso la ripresa dell’economia e fungere da esempio per altre grandi aziende.

Dello stesso avviso Massimiliano Fedriga, Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome che ha dichiarato: “Ho apprezzato particolarmente il progetto vaccinale di Burger King che rappresenta un atto concreto per contribuire a una più rapida ripresa del settore in tutta l’Italia. L’iniziativa di Burger King rappresenta una collaborazione virtuosa tra istituzioni e importanti realtà private, vista anche la capillarità territoriale che si propone di raggiungere. Questa iniziativa permetterà infatti a più di 1000 piccole aziende e 4000 lavoratori della piccola ristorazione, dopo il vaccino, di poter tornare alle loro attività con maggiore sicurezza. Sperando che in molti possano seguire questo percorso, la velocità della campagna vaccinale avrà ancora più successo che tutti gli attori della nostra comunità contribuiranno attivamente al risultato”.

“L’ultimo anno per il settore della ristorazione, come per tanti altri, è stato particolarmente difficile a causa della pandemia che ha colpito l’Italia e il resto del mondo e diventa sempre più pressante la necessità di una ripresa rapida e in sicurezza. La disponibilità di vaccini equa e non discriminatoria tra i diversi paesi è, innanzitutto, un atto di civiltà e costituisce inoltre un prerequisito per ritornare in tempi rapidi alla normalità, garantendo altresì quella leale competizione economica necessaria per la sopravvivenza di tanti settori produttivi in coincidenza con la data di riapertura del turismo. In quest’ottica, il progetto proposto da Burger King rappresenta un passo importante e ci auguriamo che anche altre grandi realtà della ristorazione prevedano iniziative similari” ha commentato Lino Enrico Stoppani Presidente di Fipe Confcommercio – Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi.

“Prendendo atto del grave momento che il mondo della ristorazione sta vivendo a causa della pandemia, abbiamo scelto di riservare ai piccoli operatori del settore della ristorazione la stessa attenzione che dedichiamo alle nostre persone. Per questo siamo particolarmente contenti di poter offrire loro l’opportunità di vaccinarsi presso le nostre strutture e con personale medico dedicato, fornendo un’occasione ulteriore che si aggiunge alla modalità ordinaria di vaccinazione senza svantaggiare in alcun modo la programmazione vaccinale riservata a tutti i cittadiniha commentato Alessandro Lazzaroni, AD di Burger King Restaurants Italia – Colgo l’occasione per invitare gli altri grandi player della ristorazione a seguire questo nostro piccolo grande esempio: solo così potremo dare un contributo incisivo e concreto alla ripresa rapida dell’intero settore, e ripartire al più presto”.

Ristoranti, Pizzerie, Bar, Gelaterie, Sushi, Kebab etc operanti sul territorio italiano che hanno un numero di dipendenti non superiore a 4 e un fatturato massimo di 500.000 euro potranno prenotarsi da oggi per la vaccinazione contro il COVID-19 registrandosi al sito torniamoconcorrenti.it, già attivo. Verranno contattati secondo le tempistiche concordate con le singole autorità regionali.

Dopo la propria campagna “Ordina da McDonald’s”, ideata come stimolo dell’intero settore della ristorazione, Burger King® Restaurants Italia vuole in questo modo dare il proprio concreto contributo per una rapida ripresa, aiutando quegli operatori che più hanno risentito delle conseguenze della pandemia e che più hanno necessità di un supporto per tornare ad essere, come prima, concorrenti.

L’azienda tiene a precisare che la vaccinazione in ambito aziendale si pone come un’opportunità aggiuntiva rispetto alle modalità ordinarie dell’offerta vaccinale e non incide in alcun modo sulla programmazione vaccinale riservata a tutti i cittadini.

Sun Tzu: fame di franchising | Storia di copertina

Un percorso professionale che ha origine dal lavoro nel settore degli eventi e delle attività commerciali, ma dapprima ha origine nelle radici. La storia inizia da molto lontano, dal nonno, reduce ferito di guerra, padre di famiglia, modesta, grande lavoratore. Aveva un proiettile ancora nel ginocchio ma faceva venti chilometri fra andata e ritorno per andare a lavorare in acciaieria e nel percorso di ritorno si fermava a falciare prati e raccogliere legna per poter dare più dignità alla sua famiglia. A parlare è Edoardo Maggiori, oggi, CEO del Gruppo Sun Tzu, proprietario dei Brand La Filetteria Italiana, Magnaki e Nuda e Cruda.

Che valore hanno avuto le sue origini, per la sua formazione e per la sua attività professionale?
Edoardo: “Grande ammirazione per mio nonno e poi mio padre che da figlio di una famiglia appunto modesta ha potuto aiutare le sue sorelle e i suoi genitori a vivere meglio i loro anni, col sacrificio e con il lavoro. Mi sento sempre ispirato nel ricordare i loro sacrifici e la fatica e penso che non ne farò mai abbastanza per eguagliarli. Riprendendo il discorso sul mio percorso, ho iniziato ancora minorenne a lavorare e ho aperto la prima attività come socio d’opera a vent’anni. Ho fatto allora esperienza delle difficoltà e della complessità della gestione di un’azienda. Sono seguite da allora altre attività a cui ho partecipato, con ottimi risultati e con tanti ostacoli superati. Nel 2015 infine ho aperto la prima Filetteria, un progetto mio, nel quale ho creduto e per il quale mi sono molto sacrificato. Ho dormito spesso nell’attività non avendo né il tempo né la forza di ritornare a casa, chiudendo la sera e riaprendo la mattina sette giorni su sette, per alcuni anni, fino a quando, stabilizzata l’attività, ho sentito il bisogno di riprendere in mano il percorso imprenditoriale ed espandere. Da quel momento ho continuato su quella strada e con la stessa filosofia, sempre ispirato dalle origini e inoltre dal percorso. La carne è l’elemento principe della mia attività di retail food, per scelta e non per caso, ho da subito voluto nobilitare al massimo un prodotto che molto in quel periodo era stato maltrattato e che spesso viene frainteso ma è fra i più nobili dei prodotti gastronomici”.

Edoardo Maggiori e Andrea Lupo

Nel 2019, quando ancora esisteva un solo ristorante Filetteria, Edoardo Maggiori decide di intraprendere il processo di espansione. Recatosi ad una boutique finanziaria per strutturare operazioni di M&A, si rese subito conto di aver bisogno di un aiuto per poter seguire finanziariamente tutto il processo; così è entrato in gioco Andrea Lupo, oggi, CFO del Gruppo Sun Tzu, e insieme hanno iniziato il piano di sviluppo della catena. “Mi ricordo che ero al mare – racconta Andrea Lupo – era luglio, quando ho ricevuto la chiamata di Edoardo che mi disse: “qui ormai non capisco più niente” e mi propose di entrare a far parte della sua azienda e qualche giorno dopo ci siamo incontrati a Milano dove mi ha spiegato il suo progetto che ho da subito condiviso. I nostri percorsi erano differenti, lui imprenditore ormai da tempo e io che mi ero spostato all’estero per approfondire studi di natura economica e finanziaria lavorando poi in grandi aziende. La sinergia è stata immediatamente visibile e proficua, abbiamo ricominciato a lavorare insieme dopo un rapporto di amicizia che era iniziato ben 10 anni prima ed imparando l’uno dall’altro colmando il gap che ci divideva, arricchendo le nostre reciproche competenze. Io mi sono laureato a pieni voti in economia a Milano. Successivamente ho lavorato nel mondo bancario (Unicredit) sempre a Milano. Dal 2017 al 2019 ho conseguito un master in management specializzato in finanza aziendale presso l’escp University di Parigi e ho ricoperto i ruoli più di analyst in credit agricole-CBI a Londra e analyst M&A a Milano nel mercato delle mid cap. Fino ad arrivare a ricoprire il ruolo di CFO del gruppo di Edoardo Maggiori, amico e socio”.

Tre Brand, La Filetteria Italiana, Magnakì, Nuda e Cruda, racchiusi in un unico gruppo Sun Tzu, con un unico denominatore comune: la carne. Ci parli un po’ delle sue attività? Quali le differenze?

“La Filetteria italiana è un format di ristorazione di livello che porta sulle sue ardesie a tutti i nostri clienti l’emozione di gustare le carni più particolari del mondo, in un modo così semplice quanto preciso e studiato, sempre con un’attenzione estrema alla cura del dettaglio e all’eleganza di location ed esperienza. Sono nati poi insieme Magnakì e Nuda e Cruda, uno il sushi di carne, un prodotto fantastico e unico e l’altra che altro non è che una nostra visione di come sarà la macelleria in questo secolo, volta a portare anche a casa un prodotto eccellente.”

La Filetteria Italiana

Andiamo nel dettaglio: La Filetteria Italiana, il primo dei tre brand. Quali i punti di forza che hanno garantito il successo immediato?
Edoardo: “La Filetteria Italiana rappresenta di certo un unicum nello sfaccettato panorama milanese della ristorazione. Esso nasce con l’intento primario di sperimentare e valorizzare un unico taglio di carne: il filetto. Un punto di forza è sicuramente il saper mixare con arguzia tradizione ed innovazione, mostrando queste caratteristiche sia nei piatti che nell’ambiente. In ultimo, il business model offre alta replicabilità data la semplicità nella lavorazione delle materie, in quanto non è necessaria manodopera altamente qualificata, quindi un modello perfetto per il franchising quindi di facile gestione per futuri affiliati”.

Magnaki

E poi Magnaki: una novità assoluta nel settore del food retail. Quali sono le potenzialità del brand?
Edoardo: “Indubbiamente il principale punto di forza di Magnaki è l’unicità e la distintività del prodotto che propone: il sushi di carne. L’apparente esclusività di un brand senza precedenti né competitor, nella fattispecie, fa di Magnaki un brand altamente replicabile, in grado di coagulare consensi a tutti i livelli e presso tutti gli strati sociali. L’obiettivo è l’espansione su larga scala del brand, per questo motivo, puntiamo sull’apertura di nuove location che possano favorire la crescita della nostra azienda”.

Parliamo di Nuda e Cruda, sicuramente il format più giovane dei tre, ma con grandi potenzialità di crescita. Quali sono le vostre aspettative in merito?
Edoardo: “Nuda e Cruda interpreta in chiave innovativa un settore di per sé tradizionale, ovvero quello del macellaio semplificandone la gestione per renderlo accessibile a chiunque voglia affiliarsi. Per questo nutriamo grandi aspettative di espansione su larga scala. Proprio nelle prossime settimane apriremo i primi punti vendita diretti su Milano e Torino per testare direttamente le vere potenzialità del brand così da poter entrare nel mercato delle affiliazioni entro il 2021 con una formula redditizia e di qualità”.

Qual è la peculiarità dei vostri prodotti e quali le ragioni del successo?
Edoardo:“I nostri prodotti sono ricercati, selezionati, studiati e pensati per far vivere un’esperienza indimenticabile a tutti coloro che li vedono, sentono, gustano, non posso dirvi altro, altrimenti lo fareste anche voi”.

Identità e valori che hanno guidato e guidano la sua azienda…
Edoardo: “Come penso che si sia compreso, il senso del dovere, il sacrificio, l’entusiasmo e l’innovazione sono i valori che la nostra azienda porta dentro di se e che cerca di trasmettere a tutti”.

Ad oggi quanti punti vendita per brand ci sono e in quali città si trovano?
Edoardo: “Siamo a Milano con complessivamente 13 punti vendita e a Torino con 4, ma a breve nuove mire espansionistiche”.
Cosa vuol dire per lei essere all’avanguardia, essere pionieri. Voi nella vostra attività lo siete?
Edoardo: “Essere all’avanguardia significa non finire mai di imparare, sapersi mettere in discussione, saper ascoltare ed avere una visione, ed è quello che ogni giorno io e il team cerchiamo di fare, lascio giudicare gli altri se lo siamo”.

Cosa rappresenta oggi la sua azienda nel mercato del business?
Edoardo: “Siamo certamente una realtà molto solida che ha avuto ha ed avrà sempre una forza dinamica ed espansiva, diciamo che non siamo passati inosservati anche in questi ultimi periodi nel mercato”.

Un vero format tanto da pensare al franchising. E il franchising come si inserisce nell’evoluzione del brand?
Edoardo: “Il franchising non poteva che essere parte della nostra filosofia, siamo sempre alla ricerca di persone entusiaste che possano accompagnarci nel percorso di crescita, in questo caso imprenditori che abbiano voglia di condividere con noi una visione e un progetto”.

Organizzarsi in rete rappresenta sicuramente un vantaggio per l’azienda. Quali sono i vantaggi del vostro franchising?
Andrea: “Il progetto di franchising rappresenta l’ennesimo step per la nostra azienda. Sono molto felice ed orgoglioso di aver portato avanti il progetto dalla sua nascita. Per non essere ripetitivo posso solo dire che il prodotto è fantastico, ma oltre questo, avere alle spalle un’azienda come la nostra significa solidità, nei processi, nella qualità e nella formazione, supporto in ogni fase, dallo sviluppo al day by day”.

Che supporto formativo date ai vostri affiliati?

“Sun Tzu crede nella crescita individuale di ogni suo dipendente e per questo punta sulla loro formazione, sia per un miglioramento personale dei singoli che globale per l’azienda. Per questo motivo lo staff dovrà seguire i corsi di formazione predisposti dallo Chef, responsabile di cucina o dal responsabile di sala, in modo da avere un operato uniforme ed efficiente. Il personale dovrà, con il passare del tempo, seguire dei corsi di aggiornamento continui per nuove disposizioni di servizio e tecniche di vendita. Ogni dipendente verrà seguito e formato all’interno del pdv con un periodo di formazione a seconda del reparto in cui opera”.

Che cosa offrite e che cosa chiedete ai franchisee che desiderano affiliarsi a ogni singolo brand?
Andrea: “Chiediamo di portare in alto l’immagine dei nostri brand, offrendo in cambio il maggior e miglior supporto possibile. Fornendo loro consigli e suggerimenti, ma senza togliere loro la libertà di sentirsi piccoli imprenditori”.

Quali sono i consigli che si sente di dare per invogliare un futuro affiliato a scegliere proprio il vostro Gruppo?
Edoardo: “Io vedo la rete come un treno, se la locomotiva va avanti il treno va avanti, e noi non abbiamo nessuna intenzione di fermarci, stiamo puntando molto lontano. Consiglio di unirsi a noi per arrivare a grandi obbiettivi”.

Anche se siamo in un momento particolare della nostra Storia vorrei chiedere come guardate all’estero… cosa vuol dire per voi internazionalizzazione del business e quali sono i mercati a cui guardate con maggiore interesse nel medio e lungo periodo?
Andrea: “Avendo avuto alcune esperienze di vita all’estero non posso che essere entusiasta nel dire che ci sono mire espansionistiche anche all’estero. Sicuramente il periodo è particolare, ma come si intende facilmente non ci scoraggia, puntiamo all’estero.Abbiamo in programma di aprire punti vendita dei nostri brand nelle principali capitali europee. Dopo aver concluso le aperture dirette in Italia, nelle città di Roma e Torino, le nostre attenzioni si concentreranno su Londra. Siamo entusiasti all’idea di esportare i format in un centro culturale ed economico tanto importante a livello mondiale con la possibilità di soddisfare una sempre più vasta clientela internazionale. Essendo molto confidenti nella forza dei nostri brand, dopo Londra avverranno le aperture anche a Parigi, Monaco, Praga, Copenaghen, Budapest e Dubai”.

Per concludere tre domande. La prima: qual è stata la più grande soddisfazione nella vita personale e nella vita lavorativa?
Edoardo: “Nella vita privata sicuramente mio figlio Alessandro, che è nato poco più di due mesi fa, difficilmente potrò fare qualcosa di migliore. Nell’ambito lavorativo vi posso dire che la soddisfazione più grande è la consapevolezza di non essermi arreso a ogni sconfitta e ad ogni porta chiusa, quando tutti dicevano che non era possibile, farcela, in quei casi, è la più grande soddisfazione”.

La seconda: progetti futuri per lei e l’azienda?
Edoardo: “Crescere, esplorare nuovi orizzonti ma sempre con lo stesso entusiasmo”.

La terza: qual è la lezione più importante che la vita le ha insegnato?
Edoardo: “L’insegnamento che la vita mi ha dato e che vorrei condividere con tutti, è che quando sembra finita, è finita solo se ci si arrende, siamo solo noi a determinarlo”.