Sorprendentemente semplice: in arrivo il nuovo ecosistema di cassa EasyCassa

Per le attività alla ricerca di un ecosistema di cassa completo, pratico e semplice da utilizzare anche nella gestione di una rete complessa di store, EasyCassa è la soluzione ideale poiché offre ai punti vendita uno strumento trasversale e ricco di funzionalità che garantisce una gestione efficiente e il controllo puntuale sia dei singoli negozi che dell’intero business. Con la sua formula vantaggiosa “Tutto Incluso”, EasyCassa racchiude in un comodo abbonamento servizi, hardware e software per permettere ai franchisor e franchisee di portare nella propria catena una dotazione tecnologica di ultima generazione che riduce costi e pensieri. 

EasyCassa rivela in anteprima le principali novità racchiuse nel nuovo software, in arrivo questo autunno: non solo un cambio di passo nel look rispetto alla precedente versione con la nuova interfaccia ma, questa release, include anche grandi novità nel suo funzionamento, frutto del lavoro di designer e sviluppatori fortemente specializzati nel settore dei pagamenti.

Prestazioni ottimizzate, velocità e semplicità caratterizzano l’aspetto ed il funzionamento della rinnovata EasyCassa, adatta a realtà commerciali operanti nel Food&Beverage e nel Retail, la quale offre numerose possibilità di personalizzazione di prodotti, sconti, cataloghi e listini, giacenze e movimentazioni di magazzino a seconda delle esigenze del singolo punto vendita o locale. Inoltre, grazie alla sinergia con l’app comande, quale EasyCassa Go anch’essa totalmente riprogettata, permette di gestire la ristorazione sotto ogni aspetto dal proprio smartphone. Prendere le ordinazioni ai tavoli, segnare variazioni ed allergie in cucina diventa rapido e veloce. In aggiunta, è possibile differenziare la stampa delle comande in base alle zone di preparazione per ottimizzare maggiormente i tempi ed il lavoro dei collaboratori in cucina e in sala.

Dal portale Cloud EasyCassa, incluso nell’offerta ed accessibile da remoto, è possibile apportare modifiche e gestire ogni aspetto del singolo punto vendita che dell’intera rete trovandole direttamente aggiornate sul punto cassa, inoltre nuove dashboard e reportistiche aiutano il titolare dell’attività ad essere sempre informato sull’andamento del business, sul lavoro svolto dai collaboratori e sulle transazioni quali documenti commerciali, chiusure di cassa e fatturazione elettronica in entrata e in uscita.  

Per semplificare il lavoro sono inclusi molti servizi aggiuntivi come garanzia estesa su tutti i dispositivi forniti, l’installazione, formazione iniziale e le verifiche fiscali periodiche ed anche in caso di necessità, l’assistenza tecnica 365 giorni l’anno dalle 7:00 alle 24:00, domenica e festivi inclusi, inoltre per un rapido intervento le eventuali uscite del tecnico sono anch’esse comprese.

Una dotazione tecnologica per il punto vendita completa e affidabile che permette ai suoi sottoscrittori di beneficiare di notevoli vantaggi di natura fiscale e gestionale: un solo interlocutore per la gestione degli aspetti contrattuali, eliminando le complessità di licenze e moduli a pagamento aggiuntivi, in aggiunta è possibile dedurre i costi dell’abbonamento al 100% in quanto bene strumentale.

EasyCassa è una soluzione Mooney, azienda nata dall’unione di Banca 5 (gruppo Intesa San Paolo) e SisalPay. Mooney è la prima realtà in Italia per i servizi di pagamento e ricarica, già usati da oltre 20 milioni di cittadini. L’esperienza pluriennale di Mooney nello sviluppo di tecnologie per semplificare le attività degli esercenti ha permesso di creare EasyCassa, uno strumento di lavoro disegnato su misura da un team di designer specializzato e pensato per tutti i punti vendita, in quanto completo e flessibile.

 

Riferimenti: www.easycassa.it  mail: info@easycassa.it

EasyCassa semplifica anche i lavori più complicati di franchisor e franchisee

EasyCassa il registratore telematico più “easy” e semplice da usare è lo strumento ideale che, grazie a un software dal design unico, semplice e aggiornato permette una gestione veloce e completa sia del singolo store che di una rete complessa di punti vendita. L’offerta “Tutto incluso” include in un comodo abbonamento tutto ciò di cui hai bisogno per la tua attività: ampio terminale e accessori, software intuitivo, fatturazione elettronica illimitata, assistenza tecnica domenica e festivi compresi. Inoltre, grazie al Cloud EasyCassa puoi controllare le performance dell’intero business contemporaneamente e in tempo reale.

LG e Userful offrono una soluzione software per applicazioni aziendali

Una soluzione intelligente di gestione centralizzata della rete di visualizzazione in grado di migliorare le prestazioni, ridurre la complessità, i costi e l’impronta carbonica

 

Francoforte, 1 febbraio 2022LG Electronics Business Solutions Europe e la software house canadese Userful presentano una soluzione AV-over-IP end-to-end e software – defined che combina la Visual Networking Platform di Userful e la piattaforma webOS Signage™ di LG per ottimizzare le reti di visualizzazione di sale di controllo, reti di digital signage, corporate signage e video wall. Questa partnership mostra ancora una volta l’impegno di LG nel costruire relazioni importanti all’interno del proprio ecosistema di partner per fornire soluzioni innovative ai suoi clienti.

Come risultato della collaborazione tra Userful e LG, le aziende digitali presenti sui mercati chiave di tutto il mondo potranno distribuire servizi IT gestiti praticamente da qualsiasi fonte ai display webOS con capacità di streaming avanzate, flessibilità nella distribuzione e sicurezza di livello NIST. Che si tratti di fornire video e dati attraverso protocolli di streaming in tempo reale (RTSP) alle sale di controllo o di gestire contenuti 8K su centinaia di display, gli integrator e gli utenti finali avranno la possibilità di sperimentare una gestione semplificata delle reti display.

Secondo Harri Ekholm, Vicepresident Sales di LG Electronics Business Solutions Europe, questa partnership rappresenta il futuro della gestione della rete di visualizzazione che garantirà a integrator e imprese di capitalizzare sulla crescita esponenziale prevista per i sistemi AV-over-IP nei prossimi cinque anni. Ekholm dichiara: “Insieme, LG e Userful, hanno creato una piattaforma di gestione della rete di visualizzazione digitale che può semplificare e potenziare le installazioni LG e consentire sicurezza, velocità e la flessibilità nel delivery dei contenuti e nella distribuzione sui display”;

“L’accelerazione della trasformazione digitale e la nascita di nuovi servizi, hanno creato la necessità di una piattaforma centralizzata per la gestione dei servizi di visualizzazione in combinazione con dati, IoT e AI”, ha aggiunto Ekholm. “La piattaforma software-defined di Userful integra in modo unico tutti questi elementi, fornendoli attraverso server cloud privati/pubblici a display signage webOS ottimizzati per la rete, consentendo servizi AV all’interno di tutta l’azienda.”

Nel 2019 le due aziende hanno riconosciuto il potenziale di crescita dei sistemi AV-over-IP e hanno iniziato a sviluppare una soluzione software personalizzata e leggera in grado di essere supportata dalla piattaforma webOS Signage di LG per display a schermo piatto e LED a visione diretta, concentrandosi sulla semplicità, l’affidabilità, la flessibilità e la sicurezza.

Secondo Userful, la piattaforma dovrebbe fornire un significativo risparmio in termini costi energetici e di hardware, contribuendo al contempo a ridurre l’impronta carbonica.

 

La crescita potenziale del mercato è enorme, con applicazioni che vanno dai display mission critical e dalle reti di digital signage a livello aziendale ai video wall delle lobby aziendali e ai display delle grandi sale conferenze. Infatti, secondo Maia Research, il mercato AV-over-IP è destinato a crescere passando dai 3 miliardi di dollari di oggi a 51 miliardi di dollari nel 2027, con l’85% della crescita prevista nei settori aziendale, governativo e dell’istruzione. La soluzione di LG e Userful sarà, quindi, in grado di soddisfare la richiesta di miglioramenti nelle reti di visualizzazione e di capacità avanzate.

Secondo John Marshall, CEO di Userful, altri produttori di display non sono stati in grado di eguagliare il livello di integrazione software di LG e questo rende ancora più unica la partnership tra le due aziende e ancora più prezioso il lavoro svolto da entrambe.

“Il settore sottovaluta la difficoltà di ottimizzare i prodotti AV tradizionali per un IT, soprattutto tenendo in considerazione le sfide legate alla distribuzione di rete e le difficili applicazioni aziendali”, ha dichiarato Marshall. “L’industria AV ha storicamente lavorato con i codec NAB e gli standard AV, concentrandosi sulla massima qualità AV rispetto alla tecnologia HDMI cablata: l’aggiunta di reti guidate da più protocolli è una sfida completamente nuova. Il fatto che LG sia stata in grado di integrare tali protocolli IT nel suo firmware di base, nel cuore stesso della sua pipeline multimediale, è decisamente impressionante. In poche parole, questa soluzione semplifica il lavoro dell’IT e può ridurre la complessità dell’installazione e della manutenzione”.

Oltre a LG, Userful ha lavorato con altri produttori di display “che non sono riusciti ad effettuare un’integrazione così sofisticata degli standard IT nei loro firmware”, ha dichiarato Marshall. “Tali sviluppi hanno evidenziato la differenza tra i produttori di display a basso costo e i produttori di display IT-ready che soddisfano le esigenze delle aziende moderne. Siamo orgogliosi di lavorare insieme e di aprire la strada nel settore fornendo nuove soluzioni per migliorare le operazioni di business delle imprese”.

La protezione dei dati personali nelle reti di franchising

di Alessio Molinarolli – Avvocato

 

Il concetto stesso di rete implica un collegamento e, in modo praticamente inevitabile, una qualche forma di comunicazione. Non che le reti di franchising e la rete internet siano la stessa cosa, ma la struttura di una rete, di qualunque rete, si può ridurre, con buona approssimazione, a quest’idea basilare.

Se si accetta questo presupposto, poi, ne va in qualche modo accettato un corollario: ogni forma di comunicazione richiede la presenza di informazioni, di dati che si muovono da una parte all’altra, da un soggetto all’altro.

Quando si parla di informazioni, peraltro, è possibile riferirsi a quelle, si potrebbe dire, pure e semplici, come un dato di mercato, una ricetta o lo stesso know-how, oppure ad altre, più particolari, di valore forse maggiore: i dati personali, vale a dire quelle informazioni che si riferiscono ad una persona identificata o identificabile.

Sul valore occorre intendersi: che i dati personali siano il nuovo petrolio è affermazione talmente diffusa e condivisa che risulterebbe persino noioso argomentare ulteriormente. Di sicuro, poi, le reti di franchising non sono immuni al “fascino” (e all’efficacia) di campagne di lead, del marketing diretto, magari abbinato a più o meno sofisticate tecniche di profilazione, delle tessere punti o fedeltà, di tutto ciò che, in breve, trova il proprio fondamento nella raccolta e nell’utilizzo di informazioni sulle persone, potenziali clienti più facilmente e comodamente raggiungibili grazie a queste tecniche e all’uso della tecnologia.

Se tutto questo sembra logico, desta non poco stupore, quanto meno a chi scrive, che non si sia sviluppato un particolare dibattito intorno al tema del trattamento dei dati personali, cioè, tanto per capirsi, alla vecchia privacy, all’interno delle reti di franchising, neppure dopo l’entrato in vigore del Regolamento UE 2016/679 (l’ormai famoso – o famosa – GDPR)

E’ evidente che in queste reti non solo ci si trova di fronte ad innumerevoli trattamenti di dati personali ma si assiste anche a caratteristiche davvero peculiari, se non uniche, di questi trattamenti dovute proprio alla presenza di più soggetti, collegati “in rete”, che comunicano tra loro e, sempre più spesso, contemporaneamente con i “clienti”.

I diritti degli interessati e le “domande chiave”

L’affermazione relativa al dibattito poco sviluppato in materia di franchising e protezione dei dati merita una precisazione.

Si è affrontato cioè il problema solo dal punto di vista tecnico-informatico e del sistema di gestione.

In molti casi, anche fuori dall’orbita del franchising, si è ritenuto infatti che la questione fosse di pertinenza esclusivamente tecnico informatica, commettendo così, a parere di chi scrive, un errore grave e grossolano: tralasciare l’aspetto giuridico, quello, per dirla in modo netto, che regola il confine tra lecito e illecito.

Non è detto, infatti, che un’impresa dotata dei migliori strumenti di protezione (tecnologica) delle proprie reti, stia trattando i dati personali in modo lecito (e questo senza ovviamente nulla togliere alla fondamentale importanza del profilo della sicurezza informatica).

Per comprendere questo è necessario considerare che la disciplina in questione non fa proprio un concetto ampio di “privacy”, intesa come qualcosa di simile alla riservatezza, ma consacra un principio forse più realistico, quello della protezione dei dati personali.

Anche qui, occorre fare attenzione alle parole utilizzate, perché la protezione di cui si parla non è sinonimo di difesa ma di un diritto dell’interessato – della persona cioè alla quale si riferiscono i dati – al controllo degli stessi, a sapere cioè che cosa viene fatto degli stessi, da chi e con quali modalità.

Ora, questo “diritto”, che si può manifestare attraverso una serie di specifiche “facoltà” (come il diritto di accesso, di rettifica, di opposizione eccetera) implica che l’interessato possa in primo luogo ricevere risposta alcune semplici domande: “Chi tratta i miei dati? Perché? Su quale base giuridica? Con quali strumenti? Per quanto tempo? A chi vengono comunicati miei dati?”.  

Ovviamente a queste domande occorrerebbe dare una risposta “interna” alle imprese, in un processo di preventiva autoanalisi, prima che la mancanza di risposta (entro il termine di trenta giorni) o una risposta il cui contenuto non sia conforme alla legge, generi pesanti sanzioni pecuniarie o si traduca addirittura in illeciti penali.

La definizione dei ruoli privacy e delle basi giuridiche: un buon inizio

Tra i soggetti coinvolti nelle operazioni di trattamento spicca la figura del Titolare. Spesso si travisa l’espressione, pensando alla titolarità come a qualcosa di equivalente alla proprietà, credendo di poter stabilire in un contratto chi è il titolare e chi non lo è e finendo per cadere prigionieri di un set di convinzioni molto lontane dalle previsioni legali.

Primo punto. Il Titolare è chi decide le finalità di e le modalità di trattamento. Non si è proprietari di nulla, perché non c’è nulla di cui essere proprietari, dal lato GDPR. Non solo. Il titolare è colui che effettivamente decide le finalità e le modalità del trattamento, indipendentemente da cosa si stabilisca in contratti di vario genere.

Per comprendere questo aspetto è fondamentale passare al secondo punto: ogni trattamento deve avere una adeguata base giuridica. Fino a ieri per ogni attività era prevista la firma di un consenso; dal 2018 (anno di entrata in vigore del Regolamento) il consenso rappresenta una base giuridica residuale, da utilizzare solo quando non ve ne siano altre disponibili (senza contare che la gestione dei consensi comporta molti, anzi moltissimi, oneri pratici in capo al Titolare).

In ambito privato la base giuridica più corretta è il più delle volte quella che riguarda “l’esecuzione di un contratto”.

 

Non si vive di solo Facebook

di Mattia Nicoletti – Creative marketing strategist and producer – Dreamcatchers Entertainment

 

Spesso l’universo del social media viene semplificato. Si parla tantissimo di Facebook, Instagram, Twitter, Linkedin, Tik Tok, perché tutti conoscono bene (o pensano di conoscere) queste piattaforme anche perché ne utilizzano quotidianamente almeno una. Tuttavia se si allarga lo sguardo e possibile rendersi conto di quanto il social sia rappresentato da molto altro. Dal più noto Youtube (che non tutti considerano social) a Twitch, prevalentemente dedicato al gaming (ma non solo), da Pinterest a Snapchat, da Telegram (che non è un semplice strumento di messaging) a Clubhouse. Per non citare poi Parler, NextDoor e Vero. Naturalmente alcuni dei social citati nel tempo potranno estinguersi o avere un’audience ristretta, ma il ragionamento da fare alla base di tutto è quello di cercare di comprendere dove si muove il target di riferimento di un’azienda. Semplificare dichiarando quindi che il cliente in ogni caso sarà su Facebook non è una risposta sufficiente e investire su un mezzo popolare può essere efficace a metà, perché si rischia di dover investire molto di più in promozione con risultati non del tutto soddisfacenti.

Il mondo digital ha una caratteristica fondamentale: non si ferma mai, è sempre in evoluzione. Quello che vale oggi non è detto che sarà valido domani. E’ importante di conseguenza continuare ad aggiornarsi e a studiare. Per continuare il discorso iniziato sulla molteplicità delle piattaforme social e dell’importanza di non limitarsi a comunicare su Facebook, Instagram e Twitter (che è comunque già un social con un’audience specifica) è possibile fare un parallelo con i canali televisivi. Negli anni 80’ esistevano le tre Rai, le tre Mediaset e i canali locali. Oggi esistono milioni di canali, e anche se i principali poi sono sempre Rai, Mediaset e Sky, i canali tematici rappresentano la vera opportunità perché hanno audience più piccole ma molto specifiche, da Gambero Rosso a Real Time, ognuno di essi nasconde un’opportunità. Lo stesso si può dire dei social.

L’approccio necessario nell’individuazione delle piattaforme social da utilizzare deve essere analitico e pratico, e deve prevedere uno studio approfondito delle piattaforme e un continuo aggiornamento professionale. Per questa ragione quando si pensa che chiunque possa gestire i social aziendali solo perché li utilizza ogni giorno e ha dei feedback positivi è un errore. Per padroneggiare i social e comprenderne tutte le potenzialità e i tecnicismi è necessario molto tempo.

Premesso questo la chiave principale per comprendere se una piattaforma social può essere efficace ai fini di comunicare un brand, un prodotto o un servizio è quello di conoscere se il target specifico a cui si è interessati è presente sulla piattaforma e in che percentuale. Su Facebook, infatti, proprio per l’audience trasversale dei suoi utenti, è probabile che il pubblico di interesse sia fra i suoi utilizzatori, ma questo non significa che sia facile e a basso costo raggiungerlo. Al contrario avere un account Pinterest (che ha un numero molto inferiore di utenti attivi in Italia rispetto a Facebook o Instagram) può essere molto più efficace se il target di interesse lo utilizza.

Il primo passo che si può compiere una volta individuata la presenza di un certo target è quello di comprendere come funziona una piattaforma social, quali sono i meccanismi di interazione, quali i contenuti che hanno più successo, quale la frequenza di pubblicazione, quale il tempo necessario per produrre un contenuto. In questo modo qualora si decidesse di sfruttare quella piattaforma per fare comunicazione si potranno conoscere in anticipo le sue principali caratteristiche e criticità.

Il digitale ha reso accessibile molte professionalità e ha semplificato le modalità di comunicazione, ciò non toglie che per essere un bravo fotografo bisogna conoscere la teoria, come gestire la luce, come funziona la focale e avere fatto esperienza su diversi tipi di soggetti prima di realizzare una foto professionale e ineccepibile anche con uno smartphone. Lo stesso ragionamento è applicabile ai social: esserci non significa conoscerli.

Il vantaggio di appartenere alla CCIS

La CCIS esiste in Svizzera dal 1909 ed opera sulle 3 aree linguistiche più importanti e su tre piazze commerciali di primo piano: Zurigo, Ginevra e Lugano. Farne parte significa per chi opera regolarmente in Svizzera accedere ad un network multisettoriale in grado di velocizzare tramite l’introduzione della Camera, i processi di espansione aziendale su questo difficile mercato. Intervista a Fabrizio Macrì, Segretario Generale Camera Commercio Italiana in Svizzera. 

Quali sono i principali servizi che la CCIS offre alle imprese e alle istituzioni?

“La Camera ha una forte vocazione all’internazionalizzazione. Questa vocazione si sostanzia nell’offerta di due categorie di servizi:

– servizi di consulenza fiscale, giuslavoristica e societaria per le imprese che abbiano operazioni attive sul mercato svizzero e abbiano bisogno del nostro supporto per agire in modo conforme alla legge svizzera ed efficace;

– servizi di sviluppo commerciale e di supporto all’export con attività non solo promozionali ma anche di ricerca attiva e diretta di clienti nei vari settori traino del Made in Italy”.

Quanto e quale fetta di mercato occupa il Franchising nell’intero comparto economico?

“Purtroppo non esistono statistiche recenti riferite in modo specifico al tema del franchising. Qualche anno fa l’associazione si è sciolta confluendo in una più ampia organizzazione che si occupa di dettaglio: “Swiss distribution”. Si stima che circa il 25% delle iniziative in franchising sia nel settore del commercio (alimentare, arredo e leasing di personale); intorno al 20% si attesta il settore alberghiero e della ristorazione. L’ultima rilevazione ufficiale risale al 2016 e faceva registrare 300 sistemi di franchising attivi in Svizzera: triplicati rispetto al 2.000”.

Quali sono i settori dal punto di vista remunerativo più vantaggiosi per le aziende italiane che vogliono fare business in svizzera?

“La Svizzera è un mercato maturo difficile da conquistare nella fase iniziale, ma una volta conquistato, offre interessanti margini e un alto livello di fidelizzazione del cliente. A momento sono in forte crescita i settori collegati alla sostenibilità alimentare (bio, green e prodotti per il wellness). Sono molto apprezzate soluzioni tecnologiche digitali: il Paese è molto sensibile al tema dell’innovazione ed investe anche molto in R&S. Nicchie di mercato più ampie che altrove si riscontrano nei beni di lusso, per l’alta concentrazione di individui ad altissimo potere d’acquisto, e nella sartoria su misura. Infine degno di nota il settore vitivinicolo in dinamica crescita da anni con una sempre maggiore affermazione dei vini italiani anche sui diretti concorrenti francesi. Ci sono settori più combattuti come l’arredo, il food e la meccanica di base, ma più che il settore conta l’approccio che deve essere a lungo termine e prevedere se possibile una presenza in loco con personale madrelingua: questo genera fiducia e ritorni commerciali sensibili.Per questo il franchising può rivelarsi una formula vincente, anche se bisogna tenere coto degli alti costi di affitto, delle forniture e del personale che questo mercato comporta”.

Quale consiglio darebbe a un imprenditore italiano che vuole allargare la propria rete di affiliazione in franchising in svizzera?

“Di investire in una ricerca di mercato sul campo che gli consenta di cogliere il “respiro del mercato” e capire se questo sia alla ricerca dei prodotti o delle soluzioni da lui offerte. Un nuovo concetto di Made in italy sostenibile che coniughi le tradizioni del made in italy del food, del design o della moda con materiali, processi o tecnologia innovativi tali da rendere il prodotto green ed allo stesso tempo “cool” e appetibile è ancora assente dal mercato”.

Dal punto di vista burocratico quali sono i passaggi da fare?

“Un’attività di franchising in Svizzera è stabilita tra un franchisor e un franchisee nell’ambito di un accordo di franchising. Per creare un’attività in franchising in Svizzera, le parti devono seguire le disposizioni del Codice di condotta dell’Associazione svizzera del franchising, che fornisce alcune regole per questo tipo di attività. Non sussistono dunque ulteriori passaggi burocratici rispetto all’apertura di una normale società in Svizzera, poiché l’industria del franchising non è regolata da una norma giuridica specifica. Tuttavia, quando si avvia la procedura di registrazione della società in Svizzera, ci sono alcune norme giuridiche che sono applicabili anche a un accordo di franchising in questo caso, come segue:

– Il Codice delle obbligazioni svizzero;

– Il Codice civile svizzero;

– Le leggi svizzere sulla protezione della proprietà intellettuale;

– La legge svizzera contro la concorrenza sleale;

– La legge federale sui cartelli e altre restrizioni della concorrenza”.