Nuove opportunità di Business per i retailer italiani

Per Standard Chartered nel 2020 la Russia supererà la Germania al quinto posto fra le maggiori economie globali in termini di Pil corretti con i cambi a parità di potere d’acquisto. Positiva l’overview sul mercato russo stimata da Confimprese in collaborazione con Agenzia ICE

Nel 2018 la Russia si è classificata seconda in Europa per volumi di aree commerciali. Oggi i franchisor presenti sono 1.950 con 60mila punti vendita in franchising e un trend di crescita triplicato dal 2010, con una pipeline al 2030 di 200mila punti vendita, grazie anche al programma di sovvenzioni stanziate dal comune di Mosca. Il franchising vale 5 miliardi di dollari e continua ad essere uno dei format commerciali più promettenti in Russia. Secondo uno studio del World Franchising Council, il mercato russo è uno dei leader per quanto riguarda la crescita del numero di aziende in franchising. Su 100 punti vendita in franchising aperti in Russia, circa 90 dopo 3 anni continuano a esercitare la loro attività sul mercato e anche l’aumento del numero di centri commerciali agisce direttamente sull’apertura di nuovi punti vendita in franchising. Queste le evidenze del convegno Retail Business in Russia, Ucraina e Kazakistan sulle opportunità di sviluppo per i retailer italiani organizzato da Confimprese in collaborazione con Agenzia ICE.

“La capacità di spesa media a Mosca – spiega Mario Resca, presidente Confimprese – è pari a 18mila dollari a Mosca, a 12,5 San Pietroburgo, a 1,4 a Ekaterinburg, le principali città della Russia. Il grado avanzato di sofisticazione dei consumatori, grazie all’emancipazione femminile e all’ampio utilizzo di Internet, sottolinea un’elevata propensione all’acquisto. Anche l’online è un mercato in forte espansione: su una popolazione totale di 144 milioni, 110 milioni sono online, l’85% utilizza Internet ogni giorno e il 32% acquista online. L’età media dei consumatori digital è di 39 anni contro i 45 degli italiani. Numeri che rappresentano un mercato con buone potenzialità di espansione per i retailer italiani”.

I principali segmenti del mercato del franchising in Russia sono il commercio al dettaglio, i servizi, la ristorazione pubblica comprensiva di fast food (segmento principale per numero di punti vendita), gelaterie, pizzerie e sushi bar, ristoranti (contenuto numero di punti vendita, ma segmento a prezzo elevato), abbigliamento e calzature. Dal 2011 al 2018 nel mercato russo del franchising si è registrato un incremento della quota del segmento servizi dal 25% al 30% e della ristorazione dal 15% al 23 per cento. Il trend è dunque positivo e segnala l’apertura di nuovi punti vendita da parte di aziende straniere già da tempo presenti sul mercato russo (33% vs 67% di imprese russe), oltre a un dinamico incremento dei franchisor regionali, allo sviluppo di strumenti finanziari pensati per realizzare progetti in franchising e al miglioramento degli aspetti legali dell’interazione tra franchisor e franchisee.

Quanto all’Ucraina, ha iniziato il percorso di ripresa a partire dal 2016, grazie al miglioramento della gestione dei fattori macroeconomici da parte delle istituzioni locali e a un forte supporto politico a livello internazionale. Attualmente le catene retail presenti sono 110 di cui un terzo nel fashion e poco meno nel food (19). La moda e l’arredamento italiano continuano a essere considerati un must da parte dei consumatori locali, soprattutto nelle grandi città. Nell’ultimo anno ci sono stati segnali positivi che ben fanno sperare per una ripresa stabile dell’economia e un aumento, seppur lento ma costante, del Pil (+4,6% nel 2° trimestre) e del potere di acquisto dei consumatori locali: gli stipendi medi mensili sono aumentati del 20%, il commercio al dettaglio è tra i settori che hanno contribuito in modo più rilevante alla crescita.   Tuttavia, gli investimenti italiani nel Paese sono ancora bassi, pari allo 0,7% del totale investimenti esteri vs 6% di UK, 5% della Germania e 2,5% della Francia. Il commercio è uno dei settori con investimenti esteri più alti (16,7%), percentuale ancora più elevata se consideriamo solo gli investitori italiani (31%).

Il Kazakistan, infine, si sta lentamente aprendo al business retail grazie alla spinta di modernizzazione voluta dal Governo. È un Paese di 18 milioni di abitanti con un Pil in crescita del 4 per cento. Buona la capacità di spesa, 3mila dollari pro capite. Dal 2005 al 2015 il Paese ha attirato oltre 200 miliardi di dollari di investimenti stranieri, secondo Paese del Cis dietro alla Russia. Sicuramente il programma 100 Passi, stanziato dal governo kazako per sostenere l’economia, è di buon auspicio anche per migliorare il clima per gli investitori stranieri.

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Made in Italy: tutela e blockchain

La dicitura «Made in Italy» ha le sue fonti nel diritto internazionale e in quello nazionale.

Avv. Patricia de Masi Taddei Vasoli*

Il marchio evoca, insieme all’origine dei prodotti, anche una serie di sensazioni legate al bello, al buono e alla qualità nei settori Alimentare, Abbigliamento e accessori, Arredo, Automazione, riconducibili all’Italia ed è stato quindi scelto dai produttori italiani a tutela dell’italianità.

Esso nasce a livello internazionale come marchio di origine con la Convenzione di Madrid del 1891, riveduta a Lisbona il 31.10.1958, recepita dall’Italia con L.676/1967 e Disp. Applicative D.P.R.656/1968, il cui scopo era quello di ostacolare le false o ingannevoli indicazioni di provenienza di un prodotto. Con essa si sanciva che l’apposizione del “made in…” consentiva di individuare l’esatto luogo di fabbricazione di un determinato prodotto, e quindi l’origine del medesimo

La Convenzione in particolare disponeva l’«obbligo di indicazione precisa, ed in caratteri evidenti, del paese o del luogo di fabbricazione o di produzione, o altra indicazione sufficiente ad evitare ogni errore sull’origine effettiva, sotto pena del sequestro del prodotto».

La normativa di recepimento prevedeva che le merci sospettate di recare una falsa o fallace indicazione di provenienza fossero soggette a fermo amministrativo da parte degli Uffici Doganali al momento della loro introduzione in Italia, con contestuale comunicazione all’Autorità giudiziaria. Ciò limita l’originaria possibilità di sequestro ai soli casi di falsa o mendace indicazione di provenienza.

NORMATIVA COMUNITARIA

In primo luogo bisogna precisare il significato di alcuni termini:

Origine: luogo di produzione

Provenienza: luogo di spedizione

Origine doganale preferenziale (di solito in base ad accordi con certi Paesi)

Origine non preferenziale (luogo ove il prodotto ha subito ultima trasformazione)

Il marchio Made in Italy è dunque marchio di origine, non di provenienza.

Testi legislativi UE

  • Il Codice Doganale dell’Unione (CDU (Reg.UE n.952/2013) in vigore dal 1° maggio 2016
  • Regolamento Delegato UE n.2446/2015
  • Regolamento di Esecuzione UE n. 2447/2015
  • Regolamento Delegato UE n.341/2016

e successive modifiche

In base art. 60 del codice doganale si intende che il Paese di origine di un prodotto sia riferito a:

1) merci interamente ottenute e originarie di un Paese

2) Ovvero, in caso di merci ottenute in più Paesi, con riferimento al luogo in cui avviene la trasformazione o la lavorazione sostanziale (art.60, 2°c CDU) ed economicamente giustificata, effettuata presso un’impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo o abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione.

A tale proposito la Corte di Giustizia in una sentenza pubblicata nel 1977 (n.49/76) ha precisato che «bisogna considerare il luogo in cui avviene l’ultima trasformazione sostanziale solo nell’ipotesi in cui il prodotto che ne risulta, abbia composizione e proprietà specifiche non possedute prima di essere sottoposto a tale trasformazione o lavorazione»

Si tratta in tal caso della c.d. «origine non preferenziale»

Questo è un criterio molto incerto. Per questo si fa ricorso alla:

3) informazione vincolante in materia di origine (c.d. IU.V.O.)

L’imprenditore può infatti chiedere alla Agenzia delle Dogane di dichiarare l’origine del prodotto

Una volta ottenuta la dichiarazione, questa è vincolante.

NORMATIVA NAZIONALE

Il marchio Made in Italy è tutelato dalla Legge 80/2005.

La norma dispone che tale Marchio possa essere applicato quando il prodotto è realizzato interamente in Italia o, nel caso in cui sia realizzato in parte in Italia e in parte altrove, secondo il criterio dell’origine doganale non preferenziale.

Si tratta di un principio che risale agli accordi presi in sede di Organizzazione Mondiale del Commercio riaffermato nella Finanziaria 2004. (L.350/2003)

Essa stabilisce che l’uso improprio del marchio è sanzionato penalmente in base all’art 517 del Codice Penale (segni mendaci).

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Il mercato del Lusso:le previsioni per il 2020

Il mercato dei beni di lusso nel 2019 cresce del 4% e raggiunge i 281 miliardi di euro.

I consumatori di domani ridisegnano le dinamiche del mercato; i brand devono innovare costantemente per rimanere rilevanti.

Profumi, cosmetici, abbigliamento gioielleria, orologeria e accessori, ma anche opere di design fanno parte della top list di 380 milioni di consumatori che oggi, nel complesso, spendono 915 mld di dollari (di cui circa 330 mld di lusso personale e circa 585 mld di lusso esperienziale). Secondo il monitor altagamma sui mercati mondiali, il mercato globale raggiungerà nel 2024  €1.260 mld con un tasso costante di crescita del 6%.

“Cina” e “Millennial State of Mind” sono le parole chiave dell’incremento di un mercato in salute, che cresce ad un tasso medio annuo del 4-5%. Tra due anni il lusso conterà ben 440 milioni di consumatori: una crescita guidata prevalentemente dai consumatori cosiddetti “core” (che spendono in media 10.000 € annui in lusso personale ed esperienziale, auto escluse). I mercati trainanti? Saranno Usa, Cina, Europa e Medio oriente. Ma attenzione: dietro ai numeri ci sono dei trend da analizzare più nel dettaglio.

A fronte della buona crescita, i ricercatori mettono in evidenza la presenza di circa 1 milione di “disaffezionati” che dichiarano di voler ridurre invece drasticamente la propria spesa sul mercato d’élite relativamente al lusso personale (profumi, cosmetici, abbigliamento), preservando invece il lusso esperienziale soprattutto in termine di design d’arredo e viaggi.

Si tratta principalmente di consumatori del lusso francesi, italiani, giapponesi e statunitensi, i cui acquisti dipendono strettamente dalle visite in store, dall’interazione con lo staff e dalla qualità e artigianalità dei prodotti, considerate peculiarità imprescindibili per l’acquisto. Attenzione, dicono gli analisti: è necessario scongiurare la dipartita di questo tipo di clienti, per evitare una perdita stimata in circa 4 miliardi di euro. (fonte: “true luxury global consumer insight” – boston consulting group 2018).

Le previsioni per il 2020

Positive anche le stime per il 2020 del mercato del Personal Luxury, con alcuni campioni di crescita: i consumatori cinesi (+10%), la pelletteria (+6%) e il canale di vendita digitale (+13%). La marginalità delle imprese di alta gamma stimata, grazie alle straordinarie performance dei grandi conglomerati, è prevista in crescita del 4,5%. Nonostante il perdurare di alcuni elementi negativi esogeni (tensione commerciale tra USA e Cina, situazione a Hong Kong e fragilità dell’Europa), la dinamicità del comparto dell’alto di gamma e l’ampliamento della base dei consumatori garantiscono la buona salute del settore.

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Primadonna supporta la ricerca della cura al Coronavirus

Credere nel valore delle persone e supportare concretamente la Ricerca è, oggi più che mai, nostro dovere etico, imprenditoriale ed umano.

Proprio mentre tutto sembra fermarsi è fondamentale andare avanti, con fiducia e concretezza, per non subire il momento ma contribuire a trovare una soluzione per superarlo.
Per questo il 14 -15 marzo 1€, su ogni acquisto, online e negli oltre 370 negozi Primadonna Collection,
sarà devoluto all’Ospedale Luigi Sacco di Milano per supportare la ricerca della cura al Coronavirus.
Andare avanti è un atto di coraggio ma soprattutto di rispetto nei confronti della tutela alla salute e al diritto al lavoro delle persone.
Noi di Primadonna Collection ci stringiamo attorno a valori positivi e gesti tangibili per uno slancio costruttivo verso il futuro attraverso la partecipazione concreta al presente.
Dobbiamo credere fermamente che tutto andrà per il meglio e con fiducia nella Ricerca Medica contribuire insieme a trovare una soluzione per tornare presto alla normalità.
Il domani riparte dalla nostra voglia di non mollare oggi.
Vicini alla ricerca, alle persone e con fiducia nel domani, sempre.

Noi di Primadonna ci siamo. Non ci fermiamo

Anytime Fitness: il franchising del fitness in tutti i continenti

Anytime Fitness franchising è presente in 37 paesi, con oltre 4.500 centri aperti e più di 4 milioni di iscritti nel mondo

Intervista a Roberto Ronchi, Coo – Chief Operating Officer di Anytime Fitness.

Anytime Fitness nasce nel 2002 in USA dalla felice intuizione dei consulenti Chuck Runyon e Dave Mortensen, che hanno concepito un nuovo modo di intendere la palestra: non un centro di lusso, né una catena low cost, ma un fitness club unico nel suo genere, caratterizzato da aperture no-stop e da servizi di alta qualità offerti con un ottimo rapporto qualità-prezzo.

Anytime fitness è una palestra aperta a tutti, sempre, senza distinzioni di genere o età: un club moderno, accogliente ed elegante in grado di rendere piacevole l’allenamento, indipendentemente dallo status dei suoi iscritti. Un modello innovativo che ha rivoluzionato il mercato: oggi Anytime Fitness è l’unico franchising operativo in tutti i continenti ed è la catena del fitness che cresce più velocemente al mondo, con la media di una nuova palestra aperta ogni giorno. Abbiamo intervistato Roberto Ronchi, Coo – Chief Operating Officer.

Quali sono i paesi in cui è presente il marchio Anytime Fitness? Quanti affiliati?

“Anytime Fitness è presente in 37 paesi, con oltre 4.500 centri aperti e più di 4 milioni di iscritti nel mondo. Oltre all’impressionante espansione globale che non sembra destinata a fermarsi, anche lo sviluppo sul territorio nazionale prevede per il 2020 una forte crescita. Ad oggi in Italia sono attivi 19 club distribuiti tra Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio.  Il piano di espansione prevede di raggiungere 50 nuove aperture entro la fine del 2020, con già 10 nuove palestre programmate per il primo trimestre dell’anno. La ricerca di potenziali affiliati per location già acquisite è attiva nella maggior parte delle regioni della penisola”.

Su quale concetto è basato il formato aziendale?

“Anytime Fitness offre l’opportunità di avviare un business redditizio che non rappresenta per l’imprenditore un impegno totalizzante e gli permette di continuare a coltivare i propri interessi. Riusciamo ad essere sempre al passo con i tempi e ad anticipare i bisogni del mercato, instaurando un rapporto di grande fiducia con il franchisee, cui offriamo un sostegno continuo, prima durante e dopo l’apertura della palestra. Il progetto si attesta come affidabile ed efficiente con un ritorno sull’investimento che rappresenta certamente uno dei punti di forza del nostro modello di business. Offriamo al mercato un prodotto che assicura una competitività tra le più interessanti che si possono trovare sul panorama italiano ed il success rate a livello mondiale è pari al 96%. Stabilità finanziaria, tasso di crescita elevato e solidità del network rappresentano sostanzialmente le principali caratteristiche che rendono quello di Anytime Fitness una vera opportunità per il futuro, un format di business ad altro rendimento e rischio contenuto”. 

Cosa rappresenta Anytime Fitness oggi nel mercato aziendale? e il franchising?

“In un mercato fortemente frammentato come quello italiano del fitness, noi puntiamo a diventare il primo marchio in franchising del settore già nei prossimi 2-3 anni.  L’obiettivo è offrire agli affiliati l’opportunità di avviare un’attività stabile e redditizia, adatta sia per il proprio futuro che per quello della propria famiglia attraverso un supporto ed un’assistenza a 360 gradi”.

Esiste una connessione tra salute e fitness nella vostra missione?

“La risposta a questa domanda è contenuta nel nostro claim che a livello globale recita così: “Anytime Fitness, let’s make healthy happen”. Il nostro format di business vuole migliorare la vita di chi ne entra e far parte ed i nostri centri hanno come priorità quella del raggiungimento del benessere psico-fisico dei propri iscritti. Il nostro target è rappresentato da donne e uomini di tutte le età che ricercano nella palestra la loro ricarica, anche sotto il punto di vista psicologico. L’etica del benessere, della salute e del movimento sono senza dubbio le linee-guida della nostra strategia aziendale”.

Che tipo di affiliato state cercando?

La nostra offerta di affiliazione si rivolge ad imprenditori (non necessariamente con esperienze specifiche nel settore del fitness), manager o professionisti che vogliano avviare in prima persona – o in società – un nuovo business e che siano interessati ad investire in un’attività stabile e redditizia”. 

Perché Anytime Fitness differisce dalle altre palestre? Qual è la peculiarità dei tuoi prodotti/servizi e quali sono le ragioni del loro successo?

“Sono numerosi i fattori che rendono uniche le palestre Anytime Fitness e che hanno già conquistato oltre 4 milioni di persone nel mondo. Le nostre palestre sono accessibili 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno, così da soddisfare le esigenze di qualsiasi tipo di utente.Grazie a una chiavetta magnetica che il cliente riceve al momento dell’iscrizione, è infatti possibile accedervi in qualsiasi parte del mondo ed in qualunque momento.Non solo: i club Anytime Fitness sono particolarmente apprezzati per il design moderno ed elegante, i servizi all’avanguardia, gli avanzati sistemi di sicurezza con video-sorveglianza attiva h24 ed i macchinari di ultima generazione che rendono la fitness experience ancora più interattiva e coinvolgente. Anytime Fitness è la palestra per tutti, sempre.  I nostri club sono pensati affinché tutti, ad ogni età, possano trovare la risposta più efficace all’allenamento di cui hanno bisogno.I corsi spaziano dal mondo aerobico a quello anaerobico e l’area funzionale è equipaggiata con tutto ciò che serve. Oltre alle tradizionali lezioni di gruppo, Anytime Fitness ha introdotto all’interno dei propri club anche il rivoluzionario totem FunXtion: una station che funge da personal trainer virtuale con oltre 1500 esercizi differenti, allenamenti individuali, di gruppo e sfide contro il tempo.  L’App Anytime Fitness, ad uso esclusivo dei soci, permette inoltre di programmare i propri allenamenti e monitorarne le relative performance. Il mondo Anytime Fitness offre servizi di alta qualità a prezzi equilibrati, garantendo ai propri clienti il miglior standard al miglior costo. Si pone infatti come la giusta alternativa tra club chic e pretenziosi e palestre economiche ma eccessivamente affollate”.

@Redazione AZ Franchising

Gruppo Dedem punta sul 3D: acquisisce Selltek e Prototek

Dedem azienda 100% italiana, dal business delle macchine automatiche per fototessere fino al leisure.

Il Gruppo Dedem continua dunque la sua crescita con l’obiettivo di giungere alla quotazione in borsa.

Innovazione e made in Italy sono gli ingredienti scelti dal Gruppo Dedem – nato in provincia di Roma nel 1962 – per consolidarsi sul mercato e continuare a crescere intercettando il futuro, senza inciampare nella crisi economica che ha colpito la maggior parte dei comparti produttivi.

A gennaio 2019 Dedem ha scelto di scommettere su questo settore, affittando un ramo d’azienda della Selltek Srl, piccola eccellenza italiana nel comparto.

A fine settembre 2019 la scommessa si è completata con l’acquisizione aziendale della stessa azienda. Parallelamente, attraverso la Trust Technology Services Srl, controllata al 100% da Dedem SpA, il Gruppo ha acquisito il ramo d’azienda di Prototek Srl relativo alle attività di prototipazione nell’ambito delle stampanti 3D: affianca così alla commercializzazione delle stampanti 3D anche l’attività di service.

Tali operazioni di acquisizione nel business del 3D valgono al Gruppo Dedem un fatturato annuo di circa € 10 ML, l’assunzione di 20 dipendenti e 9 agenti di commercio a salvaguardia di tutti i posti di lavoro dei rami acquisiti. Accanto allo stabilimento produttivo a Valenza, in provincia di Alessandria, fondato da Selltek, Dedem presto allestirà uno anche in provincia di Roma.

Quest’ultimo consolidamento si colloca a conclusione di un triennio molto intenso per il Gruppo che, nell’ordine, ha registrato un’operazione di management buy-out, l’acquisizione della società Photo Plus, unica competitor italiana nella installazione e gestione di macchine per fototessere, l’avanzamento nel settore del leisure con l’acquisizione dell’azienda Happy Center Service Srl.

Da ottobre 2019, a conclusione del complesso processo di riorganizzazione e razionalizzazione del Gruppo, è operativa anche la fusione in Dedem di MP Group, che ha portato all’interno dell’azienda le attività di assemblaggio e commercializzazione dei kiddie ride, le giostre per piccoli. Il Gruppo continua dunque la sua crescita per linee esterne con un’attesa di ricavi di oltre € 80 ML, un EBITDA di circa € 10 ML ed un numero di dipendenti di circa 500 unità.

Una progressione importante, partendo dai 49 milioni di fatturato nel 2011, 64 milioni nel 2017 e 75 nel 2018. Con l’obiettivo di giungere alla quotazione in borsa nell’arco dei prossimi 24-36 mesi.

@Redazione AZ Franchising

Naturhouse: il franchising della corretta alimentazione

Il franchising Naturhouse?

Tre tipologie di format, con un investimento iniziale minimo che parte da 10.000€ e che consente di crearsi un autoimpiego estremamente redditizio

NaturHouse, la rete italiana della multinazionale spagnola leader mondiale nell’educazione alimentare. Quasi 500 negozi in Italia e oltre 2.400 in tutto il mondo. Numeri da protagonista assoluto per NaturHouse che può vantare di essere un franchising attuale e moderno, “in linea” con le sempre più diffuse esigenze di una corretta alimentazione.

RITROVARE LA FORMA IDEALE E’ PIUTTOSTO FACILE

NaturHouse è un’opportunità per persone motivate, dotate di intraprendenza commerciale e/o con laurea in Biologia, Farmacia, Scienze dell’alimentazione, Scienze della nutrizione, Biotecnologie, Dietistica. Grazie alla comprovata efficacia del metodo NaturHouse, che associa all’educazione alimentare l’utilizzo di complementi dietetici di natura erboristica, ritrovare la forma ideale risulterà assolutamente semplice, naturale ed alla portata di tutte le tasche. Oggi il format si è arricchito di un’innovativa linea di piatti pronti all’uso in soli 2 minuti; tante ricette per ogni gusto ed esigenza, in linea con i trend di un mercato in forte espansione.

25 ANNI DI ATTIVTA’ E LA NASCITA DI 3 TIPOLOGIE DI FORMAT

E sarà proprio la soddisfazione dei clienti, spesso evidente esattamente come il loro calo ponderale ad originare quel sano “passa-parola” che costituirà il motore commerciale di chi ha deciso di investire nel franchising NaturHouse, un business format innovativo, perfezionato in oltre 25 anni di attività, che prevede 3 tipologie di format, con un investimento iniziale minimo che parte da 10.000€ e che consente di crearsi un autoimpiego estremamente redditizio. Il Centro NaturHouse Standard: 40mq ideale per gli insediamenti urbani con più di 35mila abitanti. Il Centro NaturHouse Village: 20 mq concepito per gli insediamenti urbani con meno di 35mila abitanti. Il Centro NaturHouse Village Box (15-25 mq), studiato per i centri commerciali “full lease” o quelli dove le posizioni disponibili sono di una metratura eccedente rispetto alle necessità del format.

PER INFO SU NATURHOUSE – Compila il form

Tel. 800 090 532

franchising@naturhouse.it

www.naturhouse.it

Come aprire una gelateria in franchising

Aprire una gelateria in franchising può essere un investimento contenuto.

Diciamo che “può” esserlo, perché dipende da cosa si cerca.

La gelateria “tradizionale” ormai ha abbassato le soglie di ingresso, con azzeramento di fee e royalty annuali e l’abbattimento di investimenti iniziali. Le catene italiane si sfidano a colpi di sconti, tanto che siamo di media sotto i 20.000 euro, con punti minime addirittura di 5.000 euro per alcune promozioni limitate nel tempo. Dall’altra parte, però, ci sono delle gelaterie di nuova concezione, come quelle fai-da-te dove il cliente si compone il gelato – coppa o cono – direttamente a un erogatore, paga e va via. In questo caso l’investimento può schizzare sopra i 50.000 euro fino a oltre 100.000 euro. Il costo più elevato, in questo secondo caso, è dovuto ai macchinari d’acquistare. Che sono onerosi, è vero, però permettono di raggiungere una marginalità più elevata perché sono, appunto, delle macchine, permettendo di risparmiare su tutti i costi legati a un dipendente in carne e ossa.

QUANTO SI GUADAGNA CON UNA GELATERIA

Le metrature richieste sono di piccolo “taglio”. Si va da pochi metri quadrati – siamo ai livelli di un semplice corner – fin sopra i 100 metri quadrati, ma solo per location particolari. In quasi l’80 per cento dei casi non vengono richieste né fee di ingresso né canoni periodici sul fatturato o fissi. Mentre il personale di vendita, altra variabile di costo, non supera le 3 unità. Quanto si guadagna? La media delle stime che ci hanno fornito le aziende in franchising interpellate si aggira sui 250.000 euro, è raro che si superi i 500.000 euro, mentre generalmente si sta sui 200.000 euro.

IL SOSTEGGNO DELLA CASA MADRE

Dal punto di vista dell’aiuto offerto dalle case madri agli affiliati, la situazione è ottimale per chi si accinge ad aprire un’attività nel settore. Più del 90 per cento dei franchisor interpellati ha dichiarato di aiutare il futuro franchisee nella scrittura del dossier finanziario da sottoporre eventualmente alle banche per la richiesta di prestito e/o mutuo e di avere in essere un accordo con gli istituti di credito. Mentre poco meno della metà ha dichiarato che la prima fornitura all’affiliato è inclusa nell’investimento iniziale.

@Redazione AZ Franchising

Benessere e Salute? Un giro d’affari da 10 miliardi di euro

Investire nel settore del benessere e della salute.

Nel settore bellezza, benessere e salute è consigliabile il franchising per gli innegabili vantaggi derivanti dall’uso della formula dei sistemi a rete.

Tante le offerte e in tanti settori a secondo della capacità di investimento

Sono 18 milioni gli italiani che ogni anno frequentano i luoghi di fitness, come le palestre, i centri benessere, i centri termali e le spa. Il dato emerge dal “2018 Global Wellness Economy Monitor” dell’ente no-profit Global Wellness Institute.

Un settore, quello del benessere, che a livello globale si conferma come uno tra quelli più in salute e a maggiore tasso di crescita: più di 4.220,2 miliardi di dollari nel 2017 con una crescita media annua del 6,4% dal 2015, quasi il doppio rispetto alla crescita economica globale (+3,6%), e un peso del 5,3% sull’economia mondiale. Un numero particolarmente alto che colloca la penisola al secondo posto in Europa nella classifica dei paesi con più sportivi, in coda alla Germania.

La passione per lo sport e il fitness, tenendo conto solo delle attività non agonistiche, genera annualmente in Italia un giro d’affari pari a circa 10 miliardi di euro.

Del valore totale globale, 3.224 miliardi di dollari riguardano cosmetica, alimentazione, fitness, salute pubblica e medicina. Il resto, 996,2 miliardi, si divide tra turismo, spa, terme, immobiliare e corporate – cioè il benessere sul posto di lavoro -, i segmenti in cui l’Italia eccelle e che rappresentano, a livello mondiale, i driver con il maggior potenziale di sviluppo: si prevede infatti che dal 2017 al 2022 il real estate registrerà un incremento dell’8% (+6,4% nel 2017), il benessere sul posto di lavoro salirà del 6,7% (+4,8% l’anno scorso), il turismo crescerà del 7,5% (+6,5% nel 2017), mentre il business delle spa, che l’anno scorso ha registrato l’incremento maggiore con un +9,8%, in 5 anni metterà a segno un +6,4% e quello delle terme un +6,5%.

Una volta il rapporto con il benessere era occasionale: si andava in palestra o a fare un massaggio, ma questo approccio sta cambiando velocemente lasciando il posto a uno stato mentale impostato sul wellness che coinvolge molti aspetti della vita quotidiana dal cibo all’attenzione per il benessere di corpo e psiche per ridurre lo stress, ma anche verso. Per la maggior parte delle persone la ricerca del benessere non è più una pratica sporadica, ma quotidiana, essenziale. Non è più un lusso, ma un valore dominante del proprio stile di vita.

Articolo completo, con le interviste agli imprenditori nell’ultimo numero di AZ Franchising.

@Redazione AZ Franchising

I rifiuti di plastica diventano capi di abbigliamento

I rifiuti di plastica raccolti dall’oceani diventano capi di abbigliamento.

Il caso Ecoalf in Spagna è un esempio di progetto imprenditoriale evoluto sviluppare tessuti di qualità nati a partire da bottiglie di plastica, vecchie reti da pesca, caffè macinato, pneumatici, ecc., con processi di produzione che utilizzano una bassissima quantità di risorse naturali

di Fabrizio Valente*

Ecoalf è un progetto che intende coniugare abbigliamento moderno con eco-sostenibilità. Il fondatore Javier Goyeneche racconta di aver scoperto da un pescatore, un giorno su una spiaggia spagnola, che ormai nelle reti il peso della plastica raccolta superava quello del pesce. Da lì la sua idea di lanciare un business che riciclasse quella plastica, scegliendo l’abbigliamento. Da una prima analisi capì che i tessuti allora disponibili di plastica riciclata non permettevano di ottenere capi di elevata qualità. Per più di tre anni ha quindi effettuato numerosi investimenti in R&S per sviluppare tessuti di qualità nati a partire da bottiglie di plastica, vecchie reti da pesca, caffè macinato, pneumatici, ecc., con processi di produzione che utilizzano una bassissima quantità di risorse naturali (elettricità e acqua) e producono poche emissioni di CO2. Gli studi sono arrivati a individuare tessuti resistenti, facili da lavorare e di lunga durata, per ridurre l’impatto sull’ambiente.

Nativo digitale

Quando nel 2013 l’azienda si è lanciata sul mercato ha aperto parallelamente il canale digitale (ecommerce), che oggi spedisce in tutti i Paesi europei, Stati Uniti e Giappone, con i canali fisici: 2 negozi monomarca a Madrid e a Berlino e vari negozi multimarca (oggi sono 430). In questo modo Ecoalf è in linea con le aspettative del suo target prevalente, di cultura elevata e forte digitalizzazione.

Valori etici

Ricordando lo stimolo iniziale a creare il progetto, nel 2015 Ecoalf ha iniziato una collaborazione con un’associazione di pescatori per riutilizzare i rifiuti di plastica raccolti dall’oceano. Oggi il progetto consente di ripulire ben 250 tonnellate di plastica all’anno. Un successo che ha stimolato altri progetti simili con altre associazioni di pescatori non solo in Spagna, ma anche in Thailandia.

Anche i negozi di Madrid e Berlino sono stati realizzati interamente con materiali riciclati e includono aree attrezzate per ospitare conferenze, mostre e proiezioni per promuovere la sostenibilità.

Sostenibilità con stile

Ecoalf si è caratterizzata in modo attrattivo anche grazie a collaborazioni con brand di culto come Apple, Sybilla, Goop e Will.i.am, oltre che alla presenza in templi del retail come Harrods e Barney’s. Il visual merchandising dei negozi, la comunicazione in-store e le etichette dei prodotti sono attrattivi e comunicativi, per spiegare ai clienti ad esempio da dove proviene un certo materiale o quante bottiglie di plastica sono state utilizzate per realizzare un capo.

 Ecoalf riesce con successo a coniugare valori e stile urbano, intercettando una base sufficientemente ampia di clienti disponibili a spendere un prezzo medio-alto per un prodotto di alta qualità e alti valori. L’azienda è riuscita anche a diffondere l’impegno, grazie a varie collaborazioni e partnership. Ecoalf è stata selezionata da Oscar Farinetti come uno dei partner per il nuovo progetto di retail sostenibile Green Pee che sarà lanciato entro un anno.

Sfida: consolidare la coerenza del progetto e riuscire anche ad abbassare i prezzi per allargare la base dei clienti anche ai Millennials impegnati, ma con una limitata disponibilità di reddito.

 *Fondatore e AD di Kiki Lab – Ebeltoft Italy