Franchisee multi-unit e multibrand: sarà questo il futuro?

Risponde Mirco Comparini, consulente, esperto in franchising

Il diffuso modello del Multi-Unit Franchisee (MUF) ha avuto molto successo rispetto alla tradizionale Single-Unit Franchisee (SUF), soprattutto in paesi nei quali il franchising è più consolidato, tanto che anche in Italia i marchi internazionali lo hanno adottato da subito e nel tempo si è consolidato tanto da farne esempio per molti marchi nazionali, ma il tema, pur in un mercato molto maturo come quello statunitense è dibattuto sin dagli anni ’80 e ancora oggi trattato e analizzato in continuazione. Pertanto per sapere se il MUF sarà protagonista del futuro, occorrerebbe preliminarmente andare ad analizzare la struttura delle reti attualmente protagoniste sul territorio. Un concetto simile possiamo anche declinarlo sul Multi-Brand Franchising (MBF), pur con delle peculiarità.

SINGLE-UNIT FRANCHISEE (SUF) E MULTI-UNIT FRANCHISEE (MUF)

Intanto, diciamo che, nel trattare il tema MUF, occorre considerare almeno quattro aspetti:

  1. Il primo è che i due modelli non sono universali e, nella realtà quotidiana, i modelli misti sono la norma;
  2. Il secondo è che non esiste un modello valido per tutte le aziende e per tutti i sistemi di franchising, determinando l’obbligo per il franchisor di dover valutare attentamente il modello da seguire sin dalla fase di progettazione e di sviluppo, cioè, in tutto il suo percorso di crescita;
  3. Il terzo si basa sulla effettiva redditività che il sistema di franchising produce a favore del franchisee e, molto più importante, il cash flow che consenta anche forme di espansione progressiva e nel tempo;
  4. Il quarto, infine, è l’elemento che deve considerare la durata contrattuale posta in un’ottica di sviluppo nel MLT.

Secondariamente occorre prendere in considerazione che il termine Multi-Unit Franchisee (MUF) in Italia è utilizzato in una forma ridotta rispetto a quanto accade nel resto del mondo. Infatti, il MUF assorbe anche gli strumenti di sviluppo noti come Area Development Franchising (ADF) e Incremental Franchising (IF).

Questa precisazione diventa determinante in termini di strategie di sviluppo e crescita e anche in termini di strategie organizzative dell’intera rete.

Infatti, l’integrazione di nuove unità in un sistema di franchising avviene in uno o più dei seguenti modi:

  1. Facendo affiliare un singolo franchisee che, appunto, rappresenta una singola unità in franchising (SUF);
  2. Incaricando un franchisee a fungere da “sviluppatore” per l’individuazione e l’apertura di nuovi affiliati, spesso in base a un accordo anche programmato (ADF);
  3. Concedendo in affiliazione una o più ulteriori singole unità in franchising ad un affiliato già operativo e presente nella rete, talvolta anche programmato nel tempo (IF).

Se da un lato risulta agevole individuare giudizi e valutazioni positive sull’adozione del MUF, dall’altro occorre anche comprenderne le insidie e gli aspetti negativi.

Certamente, in termini di crescita, l’adozione di uno sviluppo con il MUF è una forma di espansione più economica per il franchisor. Si pensi alla minore attività di selezione, formazione, inserimento, avviamento, ecc. per gli affiliati, i quali sosterranno anche i relativi costi e rischi. Non di meno anche il concedere una crescita interna ai migliori franchisees è motivo di stimolo per maggiori rendimenti e ritorni più veloci degli investimenti. Da non sottovalutare, inoltre, ricollegandosi all’importanza di cui al punto 3, che un franchisee operante da anni con un franchisor e che conosce il business ed i rendimenti, sarà più portato ad investire in un nuovo punto vendita in attesa del ritorno dell’investimento.

IL MUF E IL RAPPORTO TRA FRANCHISOR E FRANCHISEE

Uno di fattori maggiormente “sensibili” all’adozione del MUF è la relazione tra potere e dimensioni del franchisee e il franchisor. In sostanza, i MUF di maggiori dimensioni potrebbero influenzare le decisioni di un affiliante, incidendo nella governance della rete, ma incidendo anche nella fase di interruzione dei rapporti circa le clausole di non concorrenza.

Infatti, un altro degli elementi che sono posti a confronto nelle scelte tra SUF e MUF riguarda, appunto, l’impatto dell’uso di diversi “meccanismi di controllo” di carattere operativo e organizzativo ponendo a confronto strutture basate su manager e affiliati.

Come accennato, la positività che esprime il MUF, trova anche aspetti controversi, tanto da essere definiti “il paradosso del MUF”. Mi riferisco, in particolare, proprio al confronto relativo al controllo delle singole unità affiliate appartenenti ad un unico affiliato. Il paradosso è dato dal fatto che alcune problematiche attinenti a questa tematica e che sono ritenute una soluzione per il franchisor possono riapparire sul franchisee e, di norma, un franchisor dovrebbe anche prendere in considerazione questo aspetto per la salute generale del sistema di franchising.

Alla luce di quanto riportato, ritengo sia molto più comprensibile e anche tecnicamente (e aziendalmente) opportuno tenere conto del fatto che per prendere in considerazione un potenziale futuro del Multi Unit Franchising (MUF) in Italia, occorre aver ben chiaro e conoscere le singole realtà e la loro reale struttura, sia essa relativa al franchisor, sia essa relativa ai franchisee: teoricamente tutto può funzionare, praticamente i fattori sono molti altri.

IL MULTI BRAND FRANCHISING (MBF)

Per quanto concerne il Multi Brand Franchising (MBF), il concetto, a mio parere, è ancora più complesso e, oltre ad interessare, sia franchisor proprietari di più marchi in franchising, sia franchisee autorizzati ad aderire a più sistemi di franchising, può essere analizzato da moltissimi altri aspetti, sia con valutazioni e giudizi positivi, sia negativi. Normalmente si tratta di considerazioni strategiche in termini aziendali.

Pensando al futuro per tale sistema, in forma prospettica possiamo affermare che le esperienze di altri mercati più maturi di quello italiano determinano una valutazione positiva per ambedue i protagonisti del settore. Da parte mia rilevo un ostacolo dal gap culturale che è impossibile negare essere presente. Trattare il MBF è avere piena e totale conoscenza del franchising, in ogni suo aspetto e sua caratteristica, ma anche variabile e questo, a tutt’oggi, dal mio punto di vista, non è una situazione ancora ben consolidata, anche in chi opera sul mercato da qualche anno.

Il tema, poi, si scontra con la contrattualistica e la concessione da parte del franchisor al franchisee di operare anche in rapporto con altri marchi, indipendentemente se essi siano o non siano in concorrenza.

In questo caso, siamo innanzi a reti che privilegiano un rapporto effettivamente operativo del franchisee all’interno della rete e, nel caso, dedito allo sviluppo di MUF, rispetto ad altre reti che privilegiano rapporti di investimento del franchisee. E’ una differenza di non poco conto, visto che tali scelte sono effettuate anche da marchi di portata globale.

Cncc chiede semplificazioni in materia di saldi e vendite promozionali

Il Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali (CNCC), nell’ambito delle nuove disposizioni previste dal DL Semplificazioni e in vista dell’approvazione del DL Agosto, chiedi semplificazioni in merito alla disciplina dei saldi e alle vendite promozionali, nell’ottica di supportare commercianti e consumatori, andando in continuità con l’annunciato Bonus Consumi, misura lodevole che l’Associazione supporta a pieno titolo.

Nell’attuale contesto di grave crisi economica in cui si trova il settore del commercio, a seguito all’epidemia da COVID-19 che ha determinato un pesante crollo dei consumi e dei fatturati, l’Associazione chiede infatti interventi puntuali volti a supportare l’intera filiera, con l’obiettivo di sfruttare al meglio l’attuale periodo di saldi e accompagnare il comparto verso la ripresa. Le richieste mirano a semplificare la disciplina delle vendite straordinarie e delle promozioni, garantendo l’uniformità di trattamento tra commercio fisico ed elettronico.

Nello specifico, le proposte di CNCC puntano a consentire le vendite di liquidazione, anche in contesti straordinari come il COVID-19, e ad eliminare i vincoli temporali per le vendite di fine stagione, che ad oggi sono lasciati alla potestà regionale.

Le richieste avanzate dall’Associazione prevedono inoltre la conferma della libertà di svolgimento delle vendite promozionali in qualsiasi periodo dell’anno senza alcuna limitazione temporale, nonché l’introduzione di formalità più leggere e adeguate ai tempi per lo svolgimento delle vendite sottocosto.

Alla luce delle difficoltà che molti operatori dei vari territori del Paese stanno vivendo, il CNCC auspica quindi che il Governo avvii una profonda riflessione sulla necessità immediata di rivedere il sistema delle promozioni e dei saldi – ormai desueto – a partire dalle proposte sul tema elaborate dall’Associazione, che porterebbero numerosi benefici in termini di tutela dei consumatori e garantirebbero una libera concorrenza tra singoli retailer, lasciando alle singole Regioni, allo stesso tempo, il diritto di disciplinare sulla percentuale di scontistica e sul periodo di saldi.

Il gruppo spagnolo Restalia scommette sull’Italia

Investimenti, nuove aperture, creazione di nuovi posti di lavoro, attenzione alla sicurezza e rafforzamento del delivery per i brand 100 Montaditos e TGB (The Good Burger)

Il Gruppo Restalia, 800 punti vendita nel mondo, dei quali 36 nel nostro paese, scommette sulla ripresa del settore e annuncia una serie di misure straordinarie dedicate al mercato italiano. L’obiettivo del Gruppo è quello di aprire 10 nuovi ristoranti in Italia entro la fine del 2021, generando più di 100 posti di lavoro.

Il settore della ristorazione è stato duramente colpito dal COVID-19 e l’Italia registra una significativa riduzione delle attività di bar ristoranti e pizzerie. Per la riattivazione del settore, il Gruppo Restalia ha lanciato un programma pensato per tutti quegli imprenditori che vogliano far parte di un’azienda leader, con condizioni uniche e durante un tempo limitato.

Restalia lancia il programma Self Employment

“Durante i mesi di lockdown – dichiara Enrique Lasso de la Vega, Direttore Sviluppo Internazionale del Gruppo Restalia – i nostri franchisee hanno potuto beneficiare di un abbuono del 100% delle royalties e di un servizio di assistenza 24 ore su 24. Oggi siamo pronti a fare di più. Siamo sicuri che l’Italia riprenderà presto le sue attività per il tempo libero e il settore della ristorazione tornerà ad essere trainante per l’economia del paese; è responsabilità delle aziende favorire la ripresa del settore. Per questa nuova fase, con una nuova campagna fino al 30 settembre, Restalia fa la sua parte per la ripresa dell’economia e del business e stabilisce condizioni speciali per gli imprenditori lanciando Self Employment:

  • fee d’ingresso ridotte 29.000€ una tantum per facilitare l’ingresso
  • royalties fisse a partire da 1.500€ (per poter aiutare nelle fasi di lancio con costi fissi ridotti)
  • investimento per l’adeguamento dei locali a partire da 150.000€
  • accordi quadro per finanziare macchinari e arredi

I nostri brand, 100 Montaditos e TGB, sono forti e molto amati in Italia, paese nel quale da sempre è apprezzata la qualità al giusto prezzo proposta dalle nostre insegne; con questa nuova campagna puntiamo ad aprire 10 nuovi punti vendita in Italia entro il 2021 generando quindi oltre 100 posti di lavoro”.

Ripartire in sicurezza

Ripartire in sicurezza è la mission del gruppo ed in questo senso il format “Zero Contatti” che caratterizza il modello di business di Restalia si rivela vincente. Nei locali TGB e 100M i contatti sono molto limitati: non c’è servizio al tavolo, la maggior parte dei prodotti viene consumata senza bisogno di posate, i clienti vengono chiamati tramite il sistema di comunicazione al pubblico, molti prodotti non vengono manipolati nei locali perché preparati alla fonte, eliminando così qualsiasi tipo di agente patogeno, c’è un’alta rotazione dei tavoli che elimina le code nei locali; inoltre sono previste zone dedicate per la consegna dei prodotti senza contatto.
In questa fase delicata il format “Zero Contatti” è stato rafforzato con una serie di altre misure: piani di emergenza, misure di informazione e attrezzature di disinfezione, controlli sanitari e formazione per il personale, controlli di capacità e di distanza sociale, strumenti digitali, una zona a contatto zero da asporto, oltre all’aumento delle misure di pulizia e disinfezione ordinarie.

Rafforzamento del delivery

Una delle azioni che Restalia si prepara a intraprendere in Italia per sostenere i suoi franchisee è il rafforzamento del delivery, settore che si è rivelato strategico durante il lockdown e che ormai rappresenta una modalità di consumo complementare a quella dei pasti nei locali. Il gruppo sta lavorando per intensificare la presenza in questo canale di vendita e distribuzione, anche attraverso lanci di nuovi prodotti dedicati al delivery.

Dirottare gli sforzi economici sulla valorizzazione del marchio Italia

Intervista al Presidente di Confimprese Mario Resca sulla ripresa del settore della ristorazione

Siamo di fronte a un cambiamento che per i prossimi mesi, si annuncia molto profondo. “Per guidare le vendite sarà necessario pensare a nuove modalità di interazione del consumatore – afferma Mario Resca, Presidente Confimprese – con il canale fisico e online, come l’organizzazione di punti vendita, e-commerce e food delivery. Il canale digitale si conferma quindi un elemento fondamentale per continuare a sostenere il business e la customer relationship. Se già nella prima fase dell’emergenza l’online ha avuto davanti a sé una strada libera da intralci, sembra che anche per quelle successive possa continuare a mantenere un livello alto nelle abitudini di acquisto dei consumatori. Ci troveremo a fare i conti con un mercato sostanzialmente diverso e solo gli operatori che sapranno cogliere rapidamente e cavalcare i cambiamenti potranno uscire indenni, ove non anche rafforzati, da questa crisi. Per cogliere appieno tali opportunità, saranno necessari investimenti su cui si auspica un concreto supporto da parte del governo”.

La ristorazione è sicuramente uno dei settori più colpiti in questo momento di emergenza. Quali sono le imminenti sfide per il futuro del settore?

“Il primo dato da sottolineare è che il food&beverage (ristorazione servita, quick service e bar) ha registrato nel mese di marzo una caduta del 77% secondo i dati dell’Osservatorio Confimprese-EY diffusi a fine aprile. Prevediamo che in tutta Italia il 30% dei negozi non riuscirà più ad aprire. Nel tempo spariranno molti retailer, perchè non ce la faranno a sopravvivere. Inutile illudersi che possano svilupparsi nuove aziende commerciali, gli imprenditori non nascono dall’oggi al domani. Le informazioni per la ripartenza sono ad oggi confuse, spesso accompagnate da annunci precipitosi che, da un lato, allarmano e, dall’altro, ci spingono a immaginare scenari nuovi a cui dobbiamo rispondere e reagire cercando di non perdere la passione e il senso di convivialità che da sempre legano cibo e divertimento, la vera arte di vivere la tavola all’italiana. Innegabilmente il pubblico, provato il food delivery e i sistemi di ordine online, dovrà essere rieducato alla socialità e a un rinnovato consumo fuori casa”.

In che modo lo Stato dovrebbe sostenere il settore. Quali sono le giuste misure per la sopravvivenza del settore?

“I decreti governativi per l’emergenza hanno trascurato il commercio. L’errore è stato quello di non avere considerato il commercio parte della filiera turistico-ricettiva: ogni camera cancellata in un hotel è un tavolo in meno in un ristorante e una famiglia o un consumatore in meno che entra in un negozio. Confimprese si è fatta portavoce del grido d’allarme dei suoi 350 brand commerciali che, con i negozi chiusi da oltre due mese, hanno perso il 95% dei fatturati. Abbiamo avanzato le nostre proposte al governo sostenute da una massiccia campagna di comunicazione per promuovere il dialogo sul tema canoni di locazione, in quanto si è creato un corto circuito tra retailer e proprietari immobiliari nei centri commerciali e centri città sui canoni d’affitto, con cui non riusciamo ad avviare un tavolo di lavoro comune. Il Centro Studi Confimprese ha certificato che il 90% delle imprese associate ha revocato i sepa per il pagamento anticipato dei canoni d’affitto per il trimestre aprile-giugno. È inevitabile che si creino tensioni con le proprietà immobiliari. Inoltre, auspichiamo che ai proprietari di immobili ad uso commerciale venga concesso, alla riapertura, un credito d’imposta laddove trovino un accordo sulla rinegoziazione dei canoni. Dovranno potere usufruire di benefici fiscali attraverso un meccanismo mirato sia ad evitare la tassazione ordinaria dei canoni non percepiti sia sgravi fiscali proporzionali ai canoni non corrisposti. Quanto ai retailer è necessario che si riconosca il credito d’imposta rivisto dall’art. 65 del Cura Italia estendendolo a tutte le tipologie contrattuali e categorie catastali e alle attività che pur non essendo state chiuse, in quanto ritenute essenziali, hanno subìto comunque gli effetti negativi della crisi economica, registrando un drastico calo del fatturato anche in questa seconda fase. Questa la principale richiesta che Confimprese ha presentato alle istituzioni. Tuttavia, ritenendo che il Cura Italia non abbia preso sufficientemente in considerazione il commercio, l’Associazione ha chiesto di riconoscere i seguenti punti:

  1. ridurre le rate di acconto dell’Irpef e delle relative addizionali, dell’Ires e dell’Irap dovute per il periodo d’imposta in corso;
  2. riconoscere le conseguenze del Covid-19 come causa di forza maggiore;
  3. prorogare la lotteria degli scontrini al 1 gennaio 2021;
  4. abbattere le commissioni per gli incassi tramite Pos”.

Quali potrebbero essere le strategie economiche da adottare per rimettersi in marcia?

“La mission di Confimprese è chiara: vogliamo continuare a essere il veicolo del successo del made in Italy, dall’alimentare alla moda, puntiamo a difendere e a qualificare ancora di più i nostri marchi, vogliamo valorizzare competenze, esperienze e cultura del nostro tessuto economico. Puntiamo a sviluppare le nostre attività ponendo sempre al centro delle nostre strategie il cliente che deve essere attirato dalla qualità e affidabilità dei prodotti italiani. Vogliamo aiutare le nostre imprese ad accettare e a vincere le sfide dell’internazionalizzazione, dobbiamo conquistare spazio, fatturato e mercati fuori dai nostri confini. Ma in questo momento non abbiamo più alcuna certezza, perché resta da capire quanto può ancora reggere il commercio nel nostro Paese. Detto questo, sono fermamente convinto che quando saremo fuori dalla crisi, assisteremo a una straordinaria ripresa del made in Italy. In primo luogo perché negli italiani si è risvegliato un senso di patriottismo come non si vedeva da settant’anni. Tutti noi saremo sollecitati a comprare i prodotti della nostra terra e delle nostre aziende manifatturiere. I Paesi stranieri – tutti, senza alcuna eccezione – sono da sempre affamati di made in Italy, abbiamo prodotti iconici che tutto il mondo ci invidia. Si dovrà lavorare lungo tutta la filiera per tornare a produrre ciò che ci ha reso unici nel panorama industriale e commerciale nel mondo e dirottare gli sforzi economici sulla valorizzazione del marchio Italia”.

@Redazione AZ Franchising

 

Nike House of Innovation: al primo posto la soddisfazione del cliente

Il caso Nike House of Innovation – a New York negli U.S.A. è un esempio di grande integrazione tra esperienza di acquisto digitale e fisica, la sfida sarà mantenere nel tempo gli elevati standard di experience e la funzionalità dei servizi offerti

di Fabrizio Valente, Fondatore e Amministratore di Kiki Lab – Ebeltoft Italy

Il superbrand Nike è stato uno dei primi a credere nel retail monomarca come canale di relazione diretta con i clienti, dove poter esprimere il brand ai massimi livelli. In una metropoli iconica come New York ha aperto negli ultimi anni vari flagship, spostando sempre un po’ più avanti la frontiera dell’innovazione. L’ultimo aperto a fine 2018 è innanzitutto il più grande, con una superficie di 6.300 mq disposti su 7 piani che si affacciano nella parte elegante della 5th Avenue. Inoltre è quello che integra nel modo più avanzato l’online e l’offline.

Omni experience

Il negozio è integrato con l’ecommerce: i clienti possono prenotare prodotti tramite l’app e ritirarli negli armadietti digitali dello Speed Shop, nel piano interrato. Quest’area è anche dedicata all’acquisto veloce, poiché propone una piccola selezione dei prodotti con più like sulla app Nike (2 o 3 per ognuna delle 12 categorie) oltre a una piccola vetrina dedicata alle novità più trendy. I clienti membri del club Nike+ hanno la possibilità di esplorare il negozio, scegliere i prodotti da acquistare e farli depositare in custodia nei Nike Lockers per portarli via in un secondo momento.

Brand intensity

Le grandi dimensioni del negozio consentono al brand di esprimersi al massimo, anche grazie alle ambientazioni curate e stimolanti. L’ingresso è spettacolare, con due grandi megaschermi e grandi pareti finestrate che mostrano dall’interno la dinamica vita newyorkchese. Il piano d’ingresso è dedicato alla Nike Arena, con il Service Desk per poter chiedere qualsiasi informazione al team Nike: consigli, la possibilità di fissare appuntamenti con i Nike Experts che operano all’ultimo piano e con il laboratorio per la personalizzazione delle sneaker, che i clienti realizzano dopo ave messo a punto il proprio progetto insieme all’esperto Nike. Si personalizzano gli accessori come i lacci e lo swoosh (logo di Nike), e si possono decorare le sneaker con speciali pennarelli indelebili. Il primo piano è dedicato all’assortimento donna, il secondo all’uomo e il terzo alle sneaker, con l’assortimento più grande al mondo, che include anche prodotti venduti in esclusiva nel flagship, ed è comunque selezionato in base alle preferenze dei clienti di Manhattan, verificate con i numeri degli acquisti online. Un piano che dedica grande spazio ai nuovi lanci, come quello dei modelli LeBrons (star dell’NBA di basket) e AirForce1.

Servizio 360°

Come per tutti i grandi brand, in particolare negli Stati Uniti, anche per Nike la soddisfazione del cliente è sempre al primo posto. Gli acquisti sono protetti da una generosa politica di reso valida 30 giorni con la formula ‘No questions asked’. Per i clienti Nike+ con poco tempo a disposizione il negozio offre l’app con il Nike Scan per scansionare i prodotti da comprare e l’instant check-out, un processo di self check-out con pagamento in modalità self. Ogni piano ha un corner di Pick-up Point dove i clienti ritirano i prodotti che hanno selezionato con l’app, leggendo i barcode dei prodotti presenti sui manichini o esposti. In alternativa, i prodotti possono essere inviati direttamente in un camerino per la prova. Per gli acquisti online e via app di sneaker è possibile poi andare allo Sneaker Bar, dove le referenze sono ‘archiviate’ con grandi pareti mobili in stile biblioteca, per velocizzare il ritiro dei prodotti e ottimizzare gli spazi.

Il flagship coinvolge i clienti, creando una grande integrazione tra esperienza di acquisto digitale e fisica, la sfida sarà mantenere nel tempo gli elevati standard di experience e la funzionalità dei servizi offerti.

Caso tratto in anteprima dalla ricerca Retail Innovations 15, di Kiki Lab – Ebeltoft Group

Nike House of Innovation – U.S.A., New York

Un flagship spettacolare e multi-esperienziale, ma progettato per poter offrire anche customer journey veloci e funzionali, integrando online e offline

Area chiave

Omni experience

Tendenze complementari

Brand intensity; Servizio 360°

Info chiave

  • Flagship
  • 2018: apertura
  • 6.300 mq
  • 6 piani
  • 2 Nike House of Innovation: NY e Shanghai

Nike retail monomarca

  • 1971: prima apertura
  • 1.200 negozi nel mondo

Gruppo Nike

  • 32,4 mld $ fatturato 2019

Food delivery e cucina d’autore: intervista allo Chef Claudio Sadler

La ripartenza della ristorazione post Covid-19,  il delivery applicato alla cucina d’autore.

Il settore della ristorazione affronta una delle più gravi crisi degli ultimi decenni.  Un settore molto importante nel nostro territorio sia per numero di aziende, sia per numero di lavoratori coinvolti. Abbiamo intervistato Claudio Sadler, Che 1 Stella Michelin.

Chef, qual è il primo messaggio che vorrebbe lanciare?

“In primis, ci tengo a dire che la salute e la sicurezza delle persone, per me, è la cosa più importante, sia quando si parla di clienti, sia quando si parla di dipendenti. Per cui vorrei avere la certezza di ripartire quando sarò sicuro che i miei collaboratori abbiano la possibilità di tornare a lavorare in piena sicurezza. Ricominciare a lavorare con troppi rischi e incertezza non mi sembra la cosa giusta da fare in questo momento. È indubbio che la situazione si protrae ormai da molto tempo e che abbiamo tutti necessità di tornare alla nostra quotidianità al più presto, ma dobbiamo farlo con le dovute cautele, per scongiurare possibili ricadute sanitarie. Ci troviamo ad affrontare un’esperienza drammatica e nuova per tutti e, in quanto tale, ancora più difficile da superare”.

Come immagina il futuro della ristorazione italiana dopo il Covid- 19? Quali le priorità?

“La priorità, come anticipato, è la sicurezza, per cui ci impegneremo a mettere in atto tutte le disposizioni governative per fare in modo che il nostro luogo di lavoro sia il più possibile sicuro per tutti. A questo proposito, mi piacerebbe riuscire a far fare il tampone a tutti i miei dipendenti per avere la certezza che non siano portatori asintomatici del virus una volta che torneranno sul posto di lavoro. Per quanto riguarda il futuro della ristorazione, fino a quando non si sarà trovata una cura a questa malattia, ci saranno sicuramente dei cambiamenti nella somministrazione del cibo. La principale, a cui mi sono affacciato da poco aprendo il mio “negozio” su www.cosaporto.it è il food delivery. Penso che quella del food delivery possa essere un’ottima opportunità per ripartire in questa situazione specifica, ma anche una buona pratica da alimentare in futuro. Probabilmente molte persone, anche quelle che non si erano mai approcciate al food delivery prima di Covid-19, continueranno a farne uso anche dopo, quando tutto sarà tornato (speriamo) alla normalità”.

Quali potrebbero essere le strategie economiche da adottare per rimettersi in marcia?

“Per poter ripartire ritengo fondamentale un intervento da parte del governo per i settori della ristorazione, del turismo e degli eventi, tutti duramente penalizzati da questa drammatica situazione. Nello specifico, mi aspetterei:

  • un finanziamento a fondo perduto, per aiutarci a sostenere, anche se solo in parte, le perdite dovute ai mancati incassi dei mesi di chiusura,
  • un’agevolazione nell’accesso al credito, per aiutarci a ripartire,
  • un abbassamento, se non l’eliminazione, delle tasse per i restanti mesi del 2020.

Capisco che sia complicato per lo stato, ma lo è anche per gli imprenditori. Ci troviamo di fronte a una situazione senza precedenti e necessitiamo di ricevere delle misure altrettanto straordinarie. Ripongo una grande fiducia in questo governo e spero che riuscirà a mantenere le promesse fatte a sostegno delle realtà imprenditoriali colpite.

Quando ci sarà la ripartenza?

“La partenza ufficiale non sempre coincide con quella del settore. A mio avviso la difficoltà principale sarà far vincere alle persone le proprie paure e portarle di nuovo a godere dei momenti condivisi al ristorante. Per fare questo, spero che le misure che dovremo adottare siano semplici e non troppo invasive, per cui: sì al distanziamento dei tavoli e al servizio con le dovute precauzioni, così come la misurazione della temperatura all’ingresso o la redazione quotidiana di verbali dedicati, sono azioni che non mi spaventano e che non penso inficino sulla percezione del cliente. Mentre dico no alle barriere in plexiglass che mettono il cliente a disagio facendogli perdere il vero senso di una cena al ristorante: la voglia di godersi un momento di piacere. A questo proposito, per invogliare i miei clienti a tornare presto a trovarmi da Sadler e Chic’n Quick, i miei ristoranti milanesi, ho da poco introdotto l’offerta speciale “Ritorno al Futuro – il piacere di riunirsi a tavola” che prevede uno sconto del 35% sui menu degustazione di entrambi i ristoranti, acquistabile nella sezione shop del sito www.sadler.it e riscattabile entro fine novembre. Lo considero un invito a riprogettare il prossimo futuro pensando a quando sarà possibile tornare a godere del piacere di riunirsi a tavola, seduti comodamente al ristorante, ritrovando la gioia di stare insieme”.

Gli esperti in economia sostengono che il delivery rappresenti un valido supporto ai ristoratori…la teoria può essere applicata anche alla cucina d’autore?

“Certamente! Bisogna però farlo scegliendo partner di qualità attenti alle nostre specifiche esigenze, come www.cosaporto.it la piattaforma con cui ho iniziato da poco la mia collaborazione e che conta la presenza di “negozi” di colleghi e amici come Filippo La Mantia e Moreno Cedroni.  Si tratta di un food delivery di qualità su prenotazione che ci permette di mantenere delle ottime performance, esattamente come presso il ristorante, non di un quick service”.

Dalla sua posizione di chef stellato, secondo lei quali saranno i trends che influenzeranno la ristorazione del futuro?

Sono convinto che dopo la scoperta di un vaccino, quando tutto tornerà alla normalità, anche la ristorazione ritroverà la sua normale dimensione. Le persone torneranno a voler godere della vita e cosa c’è di più bello che andare al ristorante? Nel frattempo, dovremo apportare gli aggiustamenti legati alla sicurezza che gli esperti ci richiederanno e non credo che sarà una cosa così difficile da attuare. L’importante è che le persone tornino a sentirsi sicure!”.

Per concludere due domande: la prima quali sensazioni ha avuto durante questa quarantena?

Sono state tre: prima paura, poi fiducia e, infine, stanchezza.

Una grande paura, soprattutto nei primi momenti, quando la situazione era davvero grave e si contavano molti morti, soprattutto in Lombardia e nella mia città, Milano. Milano è sempre stata un esempio di eccellenza in Italia, purtroppo in questa occasione si è distinta ma in negativo visto che siamo il capoluogo della regione più colpita d’Italia. Temo che questa situazione, una volta che la ripresa sarà possibile, rimarrà nella memoria dei turisti concorrendo a ritardare quella ripresa in cui tutti speriamo.

In un secondo momento fiducia, nei confronti del governo e degli italiani che si sono affidati alle disposizioni superando anche le mie aspettative nel rispettarle.

Ora stanchezza. La mia è una professione che mi porta a stare sempre in movimento e questo stop forzato, che all’inizio ho anche apprezzato perché abitualmente passo troppo poco tempo con la mia famiglia, inizia a pesare. Non vedo l’ora di poter ripartire”.

La seconda: La Tv potrà ancora essere di supporto alla figura dello chef?

“Assolutamente sì, spero però che si faccia sempre più cultura e meno stupidaggini! C’è voglia di imparare sulla cucina, in tutte le sue forme. Anche nel periodo di quarantena le persone si sono cimentate nella realizzazione di tantissime ricette: dolci, salate… Credo che in questi giorni, anche chi solitamente non cucina, abbia avuto l’occasione di scoprire quanto sia rilassante e piacevole poterlo fare per sé e la propria famiglia. Come dico sempre, la cucina è un gesto di amore che rafforza i rapporti e che per questo non passerà mai di moda”.

@Redazione AZ Franchising

MD: si estende a tutta italia #zerosprechi

Dopo i lusinghieri risultati del lancio effettuato l’anno passato su alcune decine di punti vendita MD, si estende l’operazione #zerosprechi a tutta la rete diretta di store MD.

Contraddistinti da un’etichetta fucsia #zerosprechi, i prodotti freschi prossimi alla scadenza sono proposti ai clienti con un significativo sconto del 30%. Prodotti che sono perfettamente idonei al consumo, ma che corrono il rischio di non essere comprati per semplice diffidenza, finendo così per aumentare inutilmente lo spreco alimentare. Con la concretezza che contraddistingue MD, #zerosprechi vuole agire proprio per dare un contributo significativo a questa lotta alla dispersione di cibo di fatto ancora ottimo e allo stesso tempo agevolare le fasce più deboli della popolazione offrendo acquisti a un prezzo decisamente conveniente.

@redazione az franchising

Progettiamo il rilancio: anche il CNCC agli Stati Generali

Continua il confronto con il governo sul tema affitti, proposte per rilancio dei consumi e riqualificazione degli immobili

Il Presidente del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali (CNCC), Massimo Moretti, ha partecipato oggi alla terza giornata degli Stati Generali, un’importante occasione per confrontarsi con il Governo sulle proposte su cui da mesi l’Associazione è impegnata per il sostegno e il rilancio del commercio e dell’immobiliare commerciale.

L’Associazione sottolinea l’apprezzamento per gli sforzi che sono stati fatti in un momento di eccezionalità unica e la grande disponibilità al dialogo delle istituzioni. CNCC rileva una giusta ambizione nel Piano di Rilancio, ma al contempo una non sufficiente attenzione nei riguardi del mondo del commercio nelle iniziative che sono state prese in questi mesi, in particolare rispetto ad altri settori.

Uno dei temi su cui l’Associazione si è da subito attivata è quello degli affitti e il confronto di oggi è servito a ribadire la necessità di applicare a tutti gli esercizi commerciali il credito d’imposta al 60% ed eliminare il tetto dei 5 milioni di euro di ricavi, al fine di evitare penalizzazioni che comportino anche un preoccupante impatto occupazionale.

Un intervento egualitario e condiviso tra le parti sul tema affitti, è infatti essenziale sia per i tenant che per i retailer al fine di favorire la ricerca delle migliori soluzioni e una solida ripresa, oltre che per continuare a rendere il Paese attrattivo per gli investitori sia domestici che internazionali interessati all’immobiliare commerciale.

Oggi è stata anche ribadito l’importanza di introdurre una temporanea misura di riduzione dell’IVA finalizzata al rilancio dei consumi, in particolare per incentivare la vendita di prodotti fisici nei negozi (ad esclusione dell’alimentare) e i servizi con somministrazione. Il periodo proposto per questa iniziativa è il prossimo autunno per la durata di un mese: oltre ai consumatori e ai retailer, ne beneficerebbe l’intera filiera, produzione inclusa, e con un atteso aumento delle vendite si andrebbe così a compensare un potenziale minor gettito fiscale.

Le proposte del CNCC presentate al Governo puntano anche alla rigenerazione urbana che deve comprendere anche interventi sugli immobili commerciali: fondi che arriveranno dall’UE, ma anche finanziamenti agevolati o le risorse del Recovery Fund per sostenere questa tipologia di interventi, dovranno includere anche gli immobili dei centri commerciali per un loro rinnovamento volto alla sostenibilità energetica degli edifici, oltre ad un adeguamento sismico e tecnologico.

Appello a pari condizioni competitive con l’e-commerce

Infine, il CNCC ha sollevato il tema dell’e-commerce, definendolo una grande conquista dei tempi ma che desta sempre più preoccupazioni tra gli operatori tradizionali del settore commerciale, obbligati ad operare in un contesto di concorrenza “sleale” laddove non si proceda ad una equiparazione in particolare sul fronte dei tributi. Il settore commerciale con canali di distribuzione tradizionale versa, infatti, ogni anno nelle casse dello Stato italiano circa 27 miliardi di euro tra imposte dirette e indirette locali, mentre altri operatori non hanno alcun vincolo.

Per ulteriori informazioni:

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Smart & Safe Retail: 5 chiavi per il ‘Nuovo Mondo’

Tendenze e casi rappresentativi del monitor Retail

a cura di Kiki Lab – Ebeltoft Group

Si è appena concluso con successo ‘Smart & Safe Retail’, il webinar organizzato da Kiki Lab con le tendenze e numerosi casi rappresentativi dal monitor specifico sul Retail creato negli ultimi mesi insieme al consorzio Ebeltoft Group.
Keynote Oscar Farinetti, Founder Eataly con il suo intervento dal titolo ‘Vincere le sfide nell’era Covid’.
L’evento è stato inoltre arricchito da due tavole rotonde, moderate da Armando Garosci, Giornalista Largo Consumo con: Tally Weijl, Ikea, Accenture, Esselunga, Lush, Promotica e Nexi.

Fabrizio Valente, Founder Kiki Lab-Ebeltoft Italy, ha approfondito numerosi casi rappresentativi delle 5 chiavi del ‘Nuovo Mondo’: Safe Retail, eCommerce, Smart Retail, Store Transformation e Responsible Retail.
‘Nel Nuovo Mondo che si sta generando assistiamo a una convergenza virtuosa di Smart Retail con processi semplici, fluidi e spesso tech, e di Safe Retail basato sulla rassicurazione.’ – ha affermato Valente, che ha poi sottolineato l’importanza di passare da una logica di canali a una di clienti evidenziando quanto il percorso verso lo smar retail, che era già in atto, si sia incrociato in modo virtuoso con tutto il tema del safe retail.
Kroger, uno dei leader del food retail americano, dal 2018 utilizza auto progettate ad hoc a guida autonoma per le consegne degli ordini di food online.
L’ultimo concept della farmacia Onofre in Brasile, esprime una grande facilitazione per i customer journey che integrano online e offline, con percorsi facili e veloci in negozio per il ritiro dei prodotti.
Sumo Salad, a Londra, ha previsto nei propri negozi una doppia coda coda per i clienti: una per chi vuole scegliere tra le numerose insalatone già pronte e la seconda riservata al processo di personalizzazione.
‘In prospettiva il tema strategico è l’ambiente: da un lato la sostenibilità, con esempi positivi come il riciclo e il riutilizzo dei prodotti e dall’altro il tema dell’economia circolare, con esempi come i servizi di noleggio.’ – ha concluso Valente.

‘La più grande qualità di un manager è gestire l’imperfezione umana e la fatalità come quella che ci ha condizionato negli ultimi mesi.’ – ha affermato Oscar Farinetti, Founder Eataly. Il gruppo ha raggiunto in due mesi i risultati nelle vendite on line che erano stati previsti in 5 anni. Farinetti ha inoltre descritto il negozio fisico come il regno della lentezza e dell’approfondimento, il luogo in cui ci si guarda negli occhi e si deve usare sempre di più la parola per descrivere ai clienti i prodotti in modo dettagliato.

Marco Dellapiana, Direttore Generale Tally Weijl South Europe ha evidenziato l’obiettivo di Tally Weijl di trasformare il proprio business model verso un modello più etail che retailer, conservando una forte rete di negozi fisici dove l’online svolge un ruolo veramente sinergico e supportato da un CRM potente.

Fides Tosoni, Country Business Development Manager Ikea Italy ha presentato le diverse strategie messe in atto da Ikea negli ultimi mesi, come ad esempio la riconversione rapida dei negozi in centri logistici e la gestione delle code nei punti vendita con l’app UFirst.

Alessandro Zanotti, Managing Director Retail & Fashion Strategy & Consulting Accenture ha evidenziato l’opportunità di modificare e ripensare i modelli di vendita, citando diversi casi di ispirazione in risposta ai nuovi comportamenti dei clienti come conseguenza del lockdown.

Roberto Selva, Chief Marketing & Customer Officer Esselunga ha illustrato le diverse evoluzioni del layout degli ultimi format, più aperti per facilitare i flussi dei clienti. Il progetto Amici Vicini rientra nella strategia complessiva di Esselunga di sostenere la collettività: una app creata in sole due settimane che ha già attivato 1.500 volontari.

Alessandro Andreanelli, Managing Director Lush Italy ha spiegato come Lush si stia reinventando con diversi strumenti, come ad esempio l’addetta vendita che prende gli ordini direttamente dai clienti in coda fuori dai punti vendita.

Alessandro Viola, Head of Corporate Sale Nexi ha sottolineato la maggiore propensione verso le transazioni elettroniche, con un aumento nell’ultimo periodo del contactless del 40%. Il pagamento con carta appare sempre di più tra le regole comportamentali suggerite nei punti vendita come elemento safe.

‘E’ necessario sviluppare competenze imprenditoriali e manageriali ‘bifocali’: un occhio sul breve periodo, con una gestione tattica dell’emergenza e della ricaduta sui consumi, ma l’altro occhio con sguardo all’orizzonte, per scegliere adeguate strategie e cogliere nuove opportunità.’ – ha affermato Diego Toscani, Direttore Generale Promotica

Bonus Pubblicità 2020, risparmia il 50% sull’investimento

Il Bonus Pubblicità è un’agevolazione fiscale sotto forma di credito d’imposta. Il Decreto Rilancio ha elevato per il 2020, la misura del bonus pubblicità al 50%. La base di calcolo dell’agevolazione è costituita dall’intero valore dell’investimento pubblicitario.

Con la nuova disposizione normativa , ai fini della concessione del credito d’imposta nel limite di 40 milioni di euro per gli investimenti pubblicitari effettuati sui giornali quotidiani e periodici, anche online, e nel limite di 20 milioni di euro per gli investimenti pubblicitari effettuati sulle emittenti televisive e radiofoniche locali e nazionali, analogiche o digitali, non partecipate dallo Stato, la comunicazione telematica è presentata nel periodo compreso
tra il 1 ed il 30 settembre del medesimo anno.

Più in dettaglio si evidenzia che la variazione introdotta per l’anno 2020, riguarda esplicitamente due elementi:

  • la base di calcolo del credito d’imposta, che non si identifica più con il valore incrementale dell’investimento pubblicitario programmato nel 2020 rispetto a quello effettuato nel 2019, bensì si identifica più semplicemente con il valore dell’intero investimento pubblicitario programmato ed effettuato nel 2020;
  • la percentuale dell’investimento, riconoscibile come credito d’imposta, che è stabilita
    nella misura unica del 50 per cento.

Premesso quanto sopra, va anche chiarito che l’espresso riferimento al “valore degli investimenti pubblicitari effettuati”, in assenza di un qualsivoglia richiamo al loro valore incrementale, fa venir meno, per l’anno 2020, il presupposto dell’incremento minimo dell’1% dell’investimento pubblicitario, rispetto all’investimento dell’anno precedente, quale requisito per l’accesso all’agevolazione fiscale.
Ciò comporta che, limitatamente all’anno 2020, possono accedere all’agevolazione anche i soggetti che programmano investimenti inferiori rispetto a quelli effettuati nel 2019, i soggetti che nell’anno 2019 non abbiano effettuato investimenti pubblicitari ed infine i soggetti che hanno iniziato la loro attività nel corso dell’anno 2020.

A chi è destinato il Bonus Pubblicità

Le imprese, i lavoratori autonomi e gli enti non commerciali, che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica anche on line e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali.

Le condizioni dell’agevolazione

L’utilizzo del credito di imposta esclusivamente in compensazione mediante il modello F24, che deve essere presentato tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate.

Che cosa devono fare i soggetti interessati 

  • la “Comunicazione per l’accesso al credito d’imposta”, prevista dall’articolo 5, comma 1, del D.P.C.M. n. 90/2018, contenente i dati degli investimenti effettuati o da effettuare nell’anno agevolato. Le prenotazioni, per il 2020, sono state spostate recentemente dal 1° al 30 settembre 2020;
  • la “Dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti effettuati” per dichiarare, ai sensi dell’articolo 47 del D.P.R. n. 445/2000, che gli investimenti indicati nella comunicazione per l’accesso al credito d’imposta, presentata in precedenza, sono stati effettivamente realizzati nell’anno agevolato e che gli stessi soddisfano i requisiti di cui all’articolo 3 del D.P.C.M. n. 90/2018. Dal 1° gennaio al 31 gennaio 2021 .

L’ammontare del credito d’imposta effettivamente fruibile da ciascun richiedente è stabilito con provvedimento del Dipartimento per l’informazione e l’editoria (articolo 5, comma 3, del D.P.C.M. n. 90/2018), pubblicato sul sito istituzionale del Dipartimento stesso entro il mese di marzo 2021.

Investire su AZ Franchising e accedere al Bonus

AZ Franchising, in qualità di testata giornalistica registrata, è uno dei magazine interessati dal Decreto Rilancio e dunque programmare uno spazio pubblicitario nell’arco del 2020 sui nostri mezzi, oltre a garantire un’ottima visibilità, sarà molto più economico.

*Redazione AZ Franchising