Smart&Start: per start-up innovative

È un bando di INVITALIA è prevede un finanziamento a tasso agevolato fino all’80%

Di seguito tutte le informazioni per accedere al finanziamento: soggetti beneficiari, requisiti richiesti, tipologia di interventi ammissibili

 

 Dott.ssa Francesca Paleari

Founder & General Manager Obiettivo Sviluppo

 

Nel recente indice pubblicato da Bloomberg, relativo ai paesi con le economie più innovative al mondo, l’Italia è fuori dalla TOP 10, guidata invece per il secondo anno consecutivo dalla Germania, con Sud Korea e Singapore a completare il podio.

Sorprende, per la nostra storia e per il tessuto imprenditoriale italiano, vedere come il nostro paese sia ormai dietro a realtà come i paesi scandinavi, o a nazioni consolidate come USA e Francia (si veda grafico completo).

Analizziamo due strumenti importanti creati proprio per far fronte alla necessità di innovazione nella e della economia italiana.

Il primo è il veicolo attraverso il quale si può poi accedere a forme di finanziamenti contributi ed agevolazioni come appunto, per esempio, il recente bando Smart&Start.

Una start-up innovativa è una società (di capitali), avente sede in Italia, creata appositamente con il decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179/articolo 25, con lo scopo di favorire l’occupazione giovanile e semplificare l’accesso agli strumenti finanziari per le imprese giovani che puntano all’innovazione. Una serie di altri requisiti formali sono obbligatori per poter essere iscritti nella sezione speciale delle Camere di Commercio dedicate questa particolare categoria di società. Tra gli altri:

  • Non essere costituita da più di 60 mesi;
  • Fatturato < 5 milioni Eur;
  • Non distribuire utili;
  • Oggetto sociale: innovazione tecnologica, sia di prodotti che di servizi;
  • Non deve essere stata costituita tramite fusione, scissione o cessione di ramo d’azienda;
  • Spese R&S > 15%;

Analizziamo ora un interessante bando di INVITALIA recentemente aperto (20 gennaio 2020), denominato Smart&Start, che prevede un finanziamento a tasso agevolato fino all’80% a sostegno proprio delle startup innovative.

Anzitutto, sarà ora possibile presentare domanda solo se si rispettano i nuovi requisiti previsti, specificatamente:

  1. la semplificazione dei criteri di valutazione per la concessione delle agevolazioni e l’introduzione di nuove premialità in caso di collaborazione con organismi di ricerca, incubatori e acceleratori d’impresa, compresi i Digital Innovation Hub, e di realizzazione di piani di impresa al sud da parte di start up già operative al centro-nord;
  2. una nuova definizione dei piani di impresa e delle spese ammissibili, ivi incluso il riconoscimento di una quota di finanziamento per la copertura delle esigenze di capitale circolante per il periodo di realizzazione del piano;
  3. l’incremento del finanziamento agevolato fino all’80% delle spese ammissibili e al 90% nel caso di società costituite da sole donne, da under 36 oppure se un socio ha il titolo di dottore di ricerca;
  4. l’aumento del fondo perduto per le imprese localizzate al Sud Italia fino al 30% dell’importo concesso per gli investimenti;
  5. modalità di rendicontazione più semplici, con la possibilità di ottenere le erogazioni per stati di avanzamento con fatture non quietanzate (i cui pagamenti possono dimostrati, entro sei mesi, al successivo stato di avanzamento) e contestuale erogazione della quota proporzionale di finanziamento inerente il capitale circolante; rendicontazione dei costi di personale con la modalità dei costi standard;
  6. estensione temporale del periodo di ammortamento per la restituzione del finanziamento fino a 10 anni.

Al fine di promuovere, su tutto il territorio nazionale, le condizioni per la diffusione di nuova imprenditorialità e sostenere le politiche di trasferimento tecnologico e di valorizzazione economica dei risultati del sistema della ricerca pubblica e privata, è stato riordinato il regime di aiuto denominato Smart&Start, che è ora finalizzato a sostenere la nascita e lo sviluppo delle start-up innovative ed è applicabile sull’intero territorio nazionale.

Il nuovo intervento prevede l’agevolazione di programmi d’investimento e costi d’esercizio realizzati e sostenuti nell’ambito di piani d’impresa:

  • caratterizzati da un significativo contenuto tecnologico e innovativo;
  • mirati allo sviluppo di prodotti, servizi o soluzioni nel campo dell’economia digitale;
  • finalizzati alla valorizzazione economica dei risultati del sistema della ricerca pubblica e privata.

SOGGETTI BENEFICIARI

Possono beneficiare delle agevolazioni:

  • le start up innovative;
  • le persone fisiche che intendono costituire una start up innovativa, anche se residenti all’estero o di nazionalità straniera.

REQUISITI RICHIESTI:

  • start up costituite da non più di 48 mesi;
  • valore della produzione < 5 milioni di euro;
  • costi riconducibili a R&S.

TIPOLOGIA DI INTERVENTI AMMISSIBILI

Nell’ambito dei piani di impresa sono ammissibili i programmi di investimento aventi ad oggetto l’acquisizione di:

  • impianti, macchinari e attrezzature tecnologici, ovvero tecnico-scientifici, nuovi di fabbrica, funzionali alla realizzazione del progetto;
  • componenti hardware e software funzionali al progetto;
  • brevetti e licenze;
  • certificazioni, know-how e conoscenze tecniche, anche non brevettate, purchè direttamente correllate alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa;
  • progettazione, sviluppo, personalizzazione, collaudo di soluzioni architetturali informatiche e di impianti tecnologici produttivi, consulenze specialistiche tecnologiche funzionali al progetto di investimento, nonchè relativi interventi correlativi e adeguativi.

Le spese devono essere sostenute dopo la presentazione della domanda ed entro i 2 anni successivi alla stipula del contratto di finanziamento. Le agevolazioni finanziarie consistono in un mutuo senza interessi, il cui valore può arrivare fino al 70% delle spese ammissibili (max € 1.050.000). Il valore del mutuo può arrivare all’80% delle spese ammissibili, se la start-up ha una compagine interamente costituita da giovani e/o donne o se tra i soci è presente un dottore di ricerca che rientra dall’estero (max 1.200.000).

Primigi e Igi&Co: 40 anni di prodotti per bambini

Primigi e Igi&Co realizzano prodotti innovativi e di qualità con cura ed amore, per soddisfare le diverse esigenze di ciascuna età: dai primi mesi fino all’adolescenza

Intervista a Mariella Pillo, proprietaria di due store uno a Milano e l’altro a Cusano Milanino: “molto interessante il reso totale della merce invenduta a fine stagione e il margine garantito del 40% sul venduto”

Ha lavorato per circa 10 anni in aziende nel settore commercio e successivamente ha seguito per circa 15 anni un centro stampa di sua proprietà. Nel 2018 Mariella Pillo apre due store, uno a Milano in Via Astesani, 17, store di circa 200 mq. con all’interno marchio Primigi e marchio IGI&CO e l’altro Cusano Milanino in Via Sormani, 51, store di circa 100 mq. solo a marchio Primigi.

Perché ha scelto Primigi e Igi&Co?

“In primis perchè è un’azienda Italiana che da circa 40 anni crea prodotti per bambini utilizzando un rapporto qualità prezzo di alto livello. Il fattore del reso totale della merce invenduta a fine stagione e il margine garantito del 40% sul venduto”.

In che modo la Casa Madre lo ha sostenuto?

“L’azienda si occupa della cura del progetto dello store che andrai ad aprire con suggerimenti dati dalla loro esperienza acquisita negli anni”.

E’ necessario seguire dei corsi di formazione?

“Vieni indirizzato sulla gestione totale dello store con corso interno prima dell’apertura”.

Che consiglio darebbe ad un nuovo affiliato?

“Scegliere bene la posizione dove aprire lo store Primigi, valutando passaggio e densità. E’ molto importante aprire il proprio store dove c’è passaggio di persone, quindi in un luogo frequentato da molte persone”.

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@Redazione AZ Franchising

Scopo ed obiettivi dellle società benefit

Si aprono nuove opportunità alle società che intendono perseguire finalità ulteriori rispetto allo scopo di lucro

Avv. Patricia de Masi Taddei Vasoli*
Avv. Federica Bernareggi

A partire dal 2006 negli Stati Uniti d’America si pone la questione di attuare una nuova concezione di business. Promotore di questa concezione è stato l’ente americano no profit B-Lab, che ha per primo introdotto una sostanziale modifica nello statuto e nell’oggetto sociale delle aziende: si persegue il profitto, ma nel rispetto dei più elevati standard di trasparenza e performance di qualità socio-ambientale. Nasce così una nuova tipologia di impresa, definita B-Corp, la quale oltre alla produzione di utili, si sottopone al contempo ad un rigoroso percorso di valutazione (c.d. Benefit Impact Assessment) volto a misurare la qualità dell’impatto generato sugli stakeholders (portatori di interessi esterni alla compagine societaria), al fine di ottenere una certificazione dell’impegno assunto nei confronti degli stessi. La certificazione B-Corp consente quindi di dichiarare al mercato di essere un’impresa orientata ai principi di sostenibilità all’interno dell’intera catena del valore.

Il contesto italiano delle società  benefit

A partire dal 2014, le B Corp® certificate italiane hanno promosso un progetto politico che ha portato alla firma del Disegno di Legge sulle Società Benefit, depositato nell’aprile 2015. Tale normativa è stata sviluppata da un team internazionale di giuristi, imprenditori e altri stakeholder in armonia con la disciplina delle Benefit Corporation già esistente negli USA e in fase di introduzione in numerosi altri paesi. Il disegno di legge sulle Società Benefit è poi confluito nella legge di stabilità 2016 (legge n. 208/2015), art. 1, commi 376-384, entrata in vigore a partire dal 1° gennaio 2016. L’Italia ha così introdotto – per prima in Europa – la Società Benefit, creando una nuova qualifica che tutti i tipi societari possono acquisire. La legge non introduce infatti un nuovo tipo societario, potendo la Società Benefit (di seguito, per brevità “SB”) assumere la veste giuridica di una qualsiasi società commerciale di cui al libro V, titoli V e VI del Codice Civile (S.s., S.n.c., S.a.s., S.r.l., S.p.A., ecc.). In particolare, le nuove norme prevedono che: le finalità di beneficio comune perseguite siano indicate nella clausola statutaria dell’oggetto sociale; la società sia gestita in modo da bilanciare l’interesse dei soci con l’interesse di coloro sui quali l’attività sociale possa avere un impatto (c.d. stakeholders); sia individuato nell’ambito dell’organizzazione aziendale, il soggetto cui attribuire i compiti e le funzioni finalizzate al perseguimento del beneficio comune; sia reso conto annualmente degli obiettivi perseguiti e realizzati attraverso una valutazione dell’impatto di attività. Non trattandosi di un nuovo tipo societario, questa disciplina si affianca e integra quella prevista dal codice (o dalle leggi speciali) per il tipo societario prescelto, con alcuni obblighi aggiuntivi. Manca, invece, nelle norme qualunque forma di incentivo fiscale o di altra natura per la costituzione di tali società. Questa scelta del legislatore consente di valutare costi e vantaggi di un’opzione per la SB al netto di incentivi esterni, che potrebbero essere previsti in un secondo momento. L’indicazione nell’oggetto sociale delle finalità perseguite rende pienamente lecito ciò che prima si configurava di dubbia ammissibilità, cioè la possibilità di indicare nello statuto scopi ulteriori rispetto a quello tipico della causa societaria, ossia la produzione e la divisione di utili.

Scopo e finalità delle società benefit

Le SB perseguono volontariamente, nell’esercizio dell’attività d’impresa, oltre allo scopo di lucro, anche una o più finalità di beneficio comune. Per beneficio comune si intende il perseguimento di uno o più effetti positivi (perseguibili anche riducendo gli effetti negativi) su persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interessi. Le SB perseguono tali finalità di beneficio comune operando in modo responsabile (impegnandosi a considerare l’impatto della società sull’ambiente per creare valore sostenibile a lungo termine per tutti gli stakeholder), sostenibile (creando condizioni favorevoli alla prosperità sociale e ambientale) e trasparente (comunicando annualmente i risultati conseguiti, i progressi e gli impegni futuri verso il raggiungimento di impatto sociale e ambientale, sia verso gli azionisti che verso il grande pubblico).
La SB deve specificare nell’ambito del proprio oggetto sociale le finalità di beneficio comune che intende perseguire. Tale disposizione consente alla società di attribuire stabilità e certezza a un progetto imprenditoriale in cui la massimizzazione del profitto non costituisce l’unico obiettivo dell’attività aziendale. Le SB possono, infatti, espressamente perseguire due obiettivi: profitto e beneficio comune, con il conseguente sorgere di nuovi compiti e responsabilità in capo agli amministratori. Le finalità di beneficio comune entrano nel processo produttivo vincolando gli amministratori a precise scelte di politica aziendale basate sul bilanciamento tra diversi interessi.
Ciò apre nuove opportunità alle società che intendano perseguire finalità ulteriori rispetto allo scopo di lucro, le quali potranno aprirsi al mercato per la ricerca di nuovi capitali, crescere, o cedere l’attività senza che a ciò consegua la perdita dei valori originari dell’azienda.
L’obbligo di indicare nell’oggetto sociale le finalità di beneficio comune si applica anche alle società diverse dalla SB, qualora intendano perseguire anche questa nuova finalità. In tal caso, queste società sono tenute a modificare l’atto costitutivo o lo statuto, nel rispetto delle disposizioni che regolano le modificazioni del contratto sociale o dello statuto proprie di ogni tipo di società. Tali modifiche devono, inoltre, essere depositate, iscritte e pubblicate nel registro delle imprese secondo quanto previsto dalle regole del tipo societario prescelto.

Obblighi e responsabilità degli amministratori e della società benefit

Accanto alla previsione dell’indicazione nell’atto costitutivo delle finalità di beneficio comune che la società intende perseguire, la legge si individua gli specifici obblighi in cui incorrono gli amministratori della società benefit e le relative responsabilità.
In primo luogo, la legge stabilisce che la SB deve garantire il bilanciamento dell’interesse dei soci, il perseguimento delle finalità di beneficio comune e gli interessi delle categorie indicate quali destinatari dello stesso, conformemente a quanto previsto nello statuto. Gli amministratori della società hanno quindi ampia discrezionalità, potendo adottare scelte strategiche e operative che non siano volte a incrementare la redditività della partecipazione sociale e che possano nel breve termine anche produrre un impatto negativo sulla stessa, purché ciò avvenga nel rispetto del principio del bilanciamento tra i diversi interessi indicati nello statuto. Gli amministratori dovranno gestire l’impresa nel rispetto degli obblighi e dei doveri rapportati al tipo societario prescelto e dovranno altresì impiegare il massimo grado di diligenza e perizia richiesta dalla natura dell’incarico anche nella cura di interessi diversi da quelli riferibili alla società e ai suoi soci, valutando l’impatto che le decisioni gestionali generano sulle finalità ulteriori indicate nello statuto. Ciò non implica che a tali finalità debba essere necessariamente attribuita preferenza, ma comporta un obbligo degli amministratori di agire in modo da garantire una compensazione tra i rispettivi vantaggi e sacrifici che determinate scelte operative possono comportare sui diversi interessi coinvolti.
È inoltre previsto che l’organo amministrativo della società debba individuare il soggetto o i soggetti responsabili cui affidare funzioni e compiti volti al perseguimento delle finalità di beneficio comune. Scopo di tale obbligo è quello di rafforzare la struttura organizzativa dell’impresa, attribuendo a determinati soggetti il compito di coadiuvare gli amministratori nel perseguimento delle finalità di beneficio comune, nonché quello di supervisionare che le procedure aziendali garantiscano l’efficiente raggiungimento degli obiettivi sociali dell’impresa. Trattandosi di una figura di ausilio e di controllo funzionale alla gestione, la legge attribuisce ampia discrezionalità agli amministratori nell’individuazione del soggetto a cui attribuire tale compito, i quali potranno decidere di attribuire l’incarico a funzioni già esistenti, esternalizzarlo oppure ancora attribuire deleghe specifiche in tal senso a uno stesso amministratore. In capo agli amministratori delle società benefit è inoltre posto l’obbligo di redigere una specifica relazione sul beneficio comune perseguito. Con questa relazione gli amministratori riferiscono ai soci sulle specifiche attività poste in essere per il perseguimento del beneficio comune, sulle modalità con cui hanno operato il bilanciamento tra gli interessi dei soci e quelli degli altri stakeholders, sulle ragioni per cui abbiano attribuito preferenza all’uno piuttosto che all’altro in determinate circostanze; sui livelli di performance ambientale e sociale realizzati, nonché sulle linee programmatiche di sviluppo futuro. La relazione sull’attuazione del beneficio comune deve essere, infine, pubblicata sul sito internet della società, qualora esistente. Tale pubblicazione rappresenta, oltre all’uso nella denominazione sociale dell’espressione società benefit, il mezzo con cui la società comunica al mercato le informazioni sulla sua particolare attività, offrendo ai soggetti interessati a investimenti sostenibili elementi utili per valutare le performance dell’impresa e sui quali basare le proprie strategie di investimento.

Gli amministratori hanno gli stessi doveri di una qualsiasi società

Si devepre cisare che gli amministratori incorrono negli stessi doveri imposti dalla legge agli amministratori di una qualsiasi società e dovranno così rispettare il dovere di agire con diligenza e in modo informato, nonché quello di perseguire l’interesse sociale senza conflitti di interesse. Gli amministratori di SB saranno inoltre responsabili verso la società per non aver gestito la stessa in modo da bilanciare l’interesse dei soci con quello delle altre categorie di soggetti indicate nello statuto e per la violazione dello specifico obbligo di individuare il responsabile cui attribuire i compiti e le funzioni relative al perseguimento del beneficio comune. In questi casi è infatti la stessa legge di stabilità per il 2016 a prevedere che “la Società Benefit che non persegua le finalità di beneficio comune è soggetta alle disposizioni di cui al decreto legislativo 2 agosto 2007, n. 145 in materia di pubblicità ingannevole e alle disposizioni del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206”.

*dMTV LEX

Banking digitale: il caso HYPE

Generazioni a confronto, Millennial vs Zeta: un diverso approccio ai consumi tra mondo fisico e mondo digitale

L’ufficio studi HYPE, soluzione di banking digitale per una gestione semplice ed efficiente del denaro, ha realizzato un’analisi per comparare i dati relativi all’utilizzo di HYPE nella gestione del denaro e negli acquisti di beni e servizi relativamente a due cluster di clienti: Generazione Z e Generazione Y

Generazione Y (o Millennial, come vengono chiamati i nati tra il 1981 e il 1996) a confronto con la Generazione Zeta (o “Generazione Greta”, come sono stati ribattezzati i nati dopo l’anno 2000). La velocità della trasformazione digitale sta determinando cambiamenti sempre più rapidi nei passaggi generazionali: lo si vede nei macro-scenari, se si considera la maggiore sensibilità al tema ambientale dimostrata dai milioni di 14-16enni che in tutto il mondo hanno manifestato sull’onda emotiva della ragazzina svedese (mentre i trentenni osservavano con una sorta di distaccato cinismo), ma è possibile osservarlo anche guardando come cambiano, con una frequenza sempre più ravvicinata, le tipologie di consumo e le abitudini d’acquisto, a partire naturalmente dalle modalità di pagamento e di gestione del denaro.

Un’analisi della disruption generazionale in corso, che parte dai numeri e offre un interessante spaccato di tipo sociologico, è stata effettuata dall’Ufficio Studi di HYPE, la soluzione di banking digitale per una gestione semplice ed efficiente del denaro che funziona attraverso un’app mobile che ha comparato i dati relativi all’utilizzo di HYPE nella gestione del denaro e negli acquisti di beni e servizi relativamente ai due cluster di clienti appartenenti all’oltre milione di clienti attivi: gli oltre 70mila clienti under 18 (HYPE dà infatti la possibilità di aprire un conto a partire dai 12 anni), e gli oltre 500mila appartenenti alla Generazione Y (o Millennial, i nati tra il 1981 e il 1996).

Un campione significativo, che consente di fotografare le diverse abitudini di utilizzo legate ad alcune condizioni oggettive date dall’età (in primis, il fatto di vivere ancora con i genitori, per gli under 18), ma anche di osservare alcune tendenze in atto che potrebbero caratterizzare la società di domani.

Antonio Valitutti, General Manager di HYPE: «HYPE ha oltre un milione di clienti appartenenti a tutte le fasce di età. La nostra strategia si basa nello sviluppo di servizi a valore aggiunto stando sempre attenti a cogliere le differenze e le specificità che emergono da quelle che, cronologicamente, rappresentano generazioni distinte, con abitudini e aspirazioni differenti. In questo modo, possiamo sviluppare un’offerta capace di rispondere alle nuove tendenze emergenti in maniera sempre più specifica e personalizzata».

La gestione digitale del denaro

Primo dato significativo è la frequenza giornaliera di accesso all’app: 0,68 volte al giorno per i giovanissimi della Generazione Z e 0,57 volte per i Millennial: una differenza che pare infinitesimale, ma che in realtà rappresenta un chiaro indicatore di come i giovanissimi ricorrano con maggiore naturalezza alla propria mobile bank. Si tratta di un gesto sempre più frequente, anche se non ancora meccanico come, per esempio, il consultare Whatsapp, ma l’incremento nell’abitudine di utilizzo è netto.

I numeri evidenziano come HYPE sia ormai uno strumento utilizzato abitualmente per la gestione delle entrate tanto dalla Generazione Y, che lo utilizza anche per l’accredito dello stipendio (+214% il numero dei Clienti che ha accreditato il proprio stipendio su HYPE nel 2019 rispetto all’anno precedente), che dalla Generazione Z, i quali pur non avendo un’entrata fissa, presumibilmente ricorrono all’app per ricevere la «paghetta» dai propri genitori. Il 70% degli under 18 utilizza l’app per ricevere abitualmente denaro (l’8% delle transazioni totali di P2P ricevente di HYPE riguardano gli under 18). Quindi la mobile app è uno strumento sempre più utilizzato per i trasferimenti e gli accrediti di denaro: tanto lo stipendio quanto la «paghetta» settimanale. Inoltre, i giovanissimi della Generazione Z, in proporzione, spendono più dei loro predecessori della Generazione Y per abbigliamento e accessori, e consumano più pasti fuori casa tra ristoranti e fast food. Per il tempo libero, la Generazione Y predilige i viaggi «analogici», mentre la Generazione Z predilige elettronica e device digitali “Le giovanissime generazioni confermano – anche per quanto riguardo le scelte di utilizzo del denaro – quella tendenza ormai acquisita all’online – conclude Antonio Valitutti – ovvero al comprendere nella sfera del digitale anche le proprie passioni e relazioni quotidiane”.

@Redazione AZ Franchising

Primadonna Collection arriva in Russia

Primadonna  inaugura il suo nuovo store a Krasnodar. Abbiamo Intervistato Valerio Tatarella, Amministratore Unico Primadonna S.p.A.

Primadonna Collection, il brand italiano dall’anima pugliese, ha inaugurato il suo nuovo store russo a Krasnodar, presso il Red Square Shopping Mall. Calzature, borse, accessori e abbigliamento dallo stile italiano spiccano il volo verso il mercato dell’est Europa, ancora privo di una realtà retail come quella della catena fast fashion italiana. A caratterizzare il nuovo punto vendita un layout rinnovato e potenziato nei suoi punti di forza, per offrire al grande pubblico un nuovo ed entusiasmante concetto di shopping experience, tutta da vivere! Questa nuova apertura precede le prossime inaugurazioni con insegna Primadonna Collection in Francia ed Emirati Arabi. “Primadonna Collection – afferma Valerio Tatarella, Amministratore Unico Primadonna S.p.A. – sta puntando sul proprio modello di business vincente, esportando il progetto franchising in aree internazionali prive di realtà simili, offrendo una gamma di prodotti sempre più al passo con le ultime tendenze della moda femminile contemporanea”.

Cosa vuol dire per voi internazionalizzazione del business e quali sono le motivazioni principali che vi hanno spinto ad internazionalizzare il brand?

“Vogliamo esportare il format Primadonna Collection in mercati ancora privi di una realtà come la nostra. Proponiamo una shopping experience unica nel suo genere, capace di mettere al centro del nostro servizio la passione per il glamour e le esigenze di ciascuna Primadonna. Da marzo, lo shopping online è stato lanciato anche in Francia e Spagna per poi essere allargato ad altre nazioni.  Il nostro piano di espansone non si arresta, infatti nei prossimi mesi sono previste quattro nuove aperture sul territorio francese”.

Quali sono le differenze con il mercato italiano?

“Ogni donna vuole sentirsi unica, ad ogni latitudine, in ogni nazione. La nostra offerta merceologica è vasta e l’assortimento è variegato, in modo da soddisfare le richieste di qualsiasi Primadonna. Le differenze tra i mercati sono davvero minime, variano leggermente le preferenze di alcuni modelli di calzature rispetto ad altri e, di conseguenza, il loro modo d’utilizzo”.

Quali sono le scelte strategiche e di marketing che le hanno dato la possibilità di gestire con successo un marchio così importante?

“Abbiamo puntato sul talento, sulla passione e sulla dedizione della nostra forza vendita e di chi ogni giorno si dedica testa e cuore al progetto Primadonna Collection. Il fattore umano è la nostra strategia vincente, da sempre”.

Perché un potenziale franchisee estero dovrebbe affiliarsi a Primadonna Collection?

“Primadonna Collection, con i suoi negozi monomarca, oggi è diventato uno dei marchi più rappresentativi dell’Italian Style. Ogni articolo presente in collezione ha un costo estremamente accessibile, riuscendo a soddisfare ogni tipo di gusto ed esigenza delle Primedonne dei nostri tempi! Il nostro affiliato ideale è un partner grintoso, che ha voglia di far crescere il suo business nell’ambito di una rete franchising internazionale di successo, in continua espansione, proprio come il nostro”.

Richiedi informazioni per aprire uno store Primadonna

Il franchising dei servizi entra in una nuova era

Dalla sharing economy alle assicurazioni, dalla bellezza alla cura degli anziani, le opportunità per chi vuole avviare un’attività nel settore dei servizi non mancano. 

Per anni “sorella povera” di settori come abbigliamento e ristorazione, le mutate esigenze della popolazione e i nuovi bisogni creati dalle nuove tecnologie hanno trasformato questa nicchia di mercato in un’importante leva della nostra economia, tanto da rappresentare ormai la metà del totale del commercio.

In un contesto economico dove i servizi assumono un carattere di vastità, forte è il bisogno di acquisire nuove conoscenze in questo settore. I servizi costituiscono infatti un mondo eterogeneo. La complessità dei servizi può derivare dalla complessità del bisogno e dalle numerose (ed elevate) professionalità necessarie per darvi una
risposta: si pensi al servizio sanitario, al settore benessere e salute. La complessità dei servizi può derivare anche dalla modalità di fruizione da parte del cliente: si pensi al prodotto turistico, alberghiero, al settore immobiliare.

In un settore così vasto i vantaggi di diventare franchisee (o affiliato) si riassumono essenzialmente in un concetto: quello di riduzione del rischio di impresa. Chi decide di affiliarsi a una rete in franchising può contare su un piano di investimenti studiato dalla casa madre (il franchisor, o affiliante), sull’analisi preventiva delle possibilità di far fronte agli impegni assunti, sulla conoscenza – fin da prima della firma del contratto di affiliazione commerciale (e cioè, di franchising) – dell’andamento di entrate e uscite di un affiliato-tipo della rete di interesse.

Vuoi fare delle domande ai protagonisti del settore? Iscriviti gratis al nostro Webinar https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_SgNWFCCxROKJzi9uXEjSTQ

 

Coronavirus e attività online, la comunicazione come fattore di crescita

La pandemia di Covid-19 sta mettendo in discussione le dinamiche del commercio al dettaglio, ponendo al tempo stesso le basi per una crescita esponenziale del segmento online.

L’ottimismo dei merchant nei confronti del presente e del prossimo futuro, tuttavia, è scarso, come rivela uno studio sull’impatto del Coronavirus sul commercio online condotto da PrestaShop su 1.600 esercenti in Italia, Spagna e Francia.

L’emergenza sanitaria ha avuto ripercussioni su business di qualunque dimensione e settore, comportando una profonda riorganizzazione del lavoro e dei processi quotidiani. Il 71% degli e-merchant intervistati conferma, infatti, di aver intrapreso azioni specifiche per adattare la propria attività professionale alla complessa situazione globale. Il 27% degli intervistati ha introdotto alcune restrizioni alle consegne, mentre il 13% ha deciso di investire in un piano di comunicazione di crisi. Seppur in percentuale minore (8%), c’è anche chi si è trovato a sospendere in toto le vendite, chi ha cercato di dare un boost al giro d’affari proponendo la consegna gratuita della merce e chi, ancora, ha cercato di portare avanti l’attività adottando nuovi protocolli di igiene per tutelare la salute di dipendenti e clienti.

Nonostante l’implementazione di queste e altre iniziative, ben più di due terzi (69%) crede che il servizio fornito ai propri clienti sia inevitabilmente degradato a causa delle misure di confinamento e il 65% dei commercianti online parla di un’interruzione della propria attività a causa del rinnovo della quarantena.

Indagando sulle motivazioni di queste previsioni, è stato rilevato che oltre la metà dei merchant si aspetta una generalizzata mancanza di domanda (60%), mentre il 43% teme che lo stop sia reso necessario dalle crescenti difficoltà logistiche conseguenti al lockdown. Il terzo fattore che, secondo gli esercenti, minaccia la loro attività è la complessità in termini di approvvigionamento delle scorte (36%), mentre in un quinto dei casi (21%) a rappresentare una criticità difficile da sormontare è la tutela della sicurezza dei dipendenti.

Per tutti questi motivi, solo il 35% dei commercianti intervistati da PrestaShop si aspetta di registrare un aumento dell’attività del proprio e-commerce in questo periodo di emergenza, mentre oltre la metà (54%) degli esercenti che possiedono anche un punto vendita fisico afferma di non aver ancora notato una trasposizione online della propria attività offline.

In questo clima di sfiducia diventa quindi più che mai fondamentale studiare una strategia per impedire il ristagno del business e stimolarne la crescita. Per potenziare l’attività del proprio e-commerce circa due terzi (65%) dei commercianti intende puntare sulla comunicazione, dai social network all’e-mail marketing, da un lato consolidando la relazione con la propria clientela, dall’altro ampliandola. Al secondo posto dei mezzi utilizzati dai merchant per incrementare il business del proprio sito spiccano le offerte promozionali (36%), seguite dall’ottimizzazione dell’esperienza utente e dei contenuti (26%).

Convinto del ruolo chiave della comunicazione in un momento di crisi, il 37% dei commercianti conferma di non aver ridotto gli investimenti nelle campagne pubblicitarie. Analizzando le scelte di chi, invece, si è trovato a diminuire le spese in questo segmento, è stato rilevato che il canale più penalizzato risulta essere quello delle campagne Google (32%), seguite da quelle pianificate su Facebook. La percentuale scende al 16% per altre piattaforme, quali Instagram, Amazon o Criteo.

Fonte: https://www.prestashop.com/it

Helbiz, il fenomeno del monopattino in sharing

Intervista a Salvatore Palella, CEO e fondatore di Helbiz

Helbiz è la prima società di micromobilità che ha portato il servizio in Italia

Acireale dove è nato, poi Milano, Londra e New York. Ultimamente riveste un ruolo importante per lui Los Angeles, dove ha avuto inizio l’attività della sua azienda e dove vorrebbe andare a vivere nei prossimi anni. Questi i luoghi della vita di Salvatore Palella, CEO e fondatore di Helbiz, la società americana che ha lanciato il fenomeno del monopattino in sharing. Nato in Sicilia, dove fino a 17 anni ha studiato, poi ha tentato di laurearsi in giurisprudenza a Milano ma il lavoro lo impegnava per troppo tempo e ha abbandonato. “Per me è molto importante il fatto di essermi dovuto sempre fare in quattro per raggiungere il livello degli altri, visto che non avevo una laurea”.

Come nasce l’idea di costruire un business fondato sulla micromobilità elettrica e sullo sviluppo di soluzioni in sharing?

“Quattro anni fa mi trovavo in vacanza in California e ho trovato un’opportunità di business nella micromobilità, inizialmente stavo sviluppando un progetto legato al car sharing peer to peer ma poi ho deciso di focalizzarmi su questo settore perché ho capito quanto sarebbe diventato importante e volevo farne parte”.

Quali sono state le tappe fondamentali di Helbiz Ci può scandire con tempi e numeri la nascita e l’evoluzione della società?

“Il 2016 è stato l’anno della nascita dell’azienda, seguito da un anno di lavoro per lo sviluppo della piattaforma. Nel 2018 ci sono stati i primi test su strada in America mentre il 28 ottobre dello stesso anno è una data significativa, quel giorno Helbiz ha portato la micromobilità in Italia e da allora sono iniziate le misure del Parlamento. Sono molto orgoglioso di aver contribuito a tutto questo”.

Helbiz, la società americana che ha lanciato il fenomeno del monopattino in sharing. Quali prospettive per il mercato Italiano?

“Sicuramente siamo molto focalizzati sul mercato italiano, dove vogliamo consolidare il ruolo di primi player del mercato, vogliamo ricordare che siamo stati i primi a introdurre la micromobilità ma questo primato rappresenta anche una responsabilità per noi. Infatti vogliamo far rispettare le regole e diamo molto importanza all’educazione del consumatore”.

Cosa vuol dire per voi internazionalizzazione del business e quali sono i mercati a cui guardate con maggiore interesse nel medio e lungo periodo?

“Guardiamo con attenzione a tutti i mercati europei perché qui le condizioni atmosferiche sono molto favorevoli, poi ci stiamo concentrando sull’east coast degli USA visto che abbiamo una base a New York. Per il 2021 ci dedicheremo sicuramente a tutti i paesi dell’Asia”.

Identità e valori che hanno guidato e guidano la vostra azienda….

“Sicurezza, facilità e supporto. Per noi un elemento chiave è la sicurezza, vogliamo essere non solo bravi nella distribuzione ma anche nel far rispettare le regole, i nostri mezzi devono essere usati in tutta serenità. La nostra app è facile da scaricare e da usare e il nostro supporto lavora 24 ore su 24, parla 10 lingue e ci aiuta a rispondere in modo immediato a chi ha un problema momentaneo nell’utilizzo di un mezzo”.

Valori e identità che hanno funzionato e continuano a funzionare tanto da portare l’azienda alla quotazione su Nasdaq e Borsa Italiana… Ci racconti qualcosa di questa esperienza.

“Uno degli aspetti per me fondamentali è quello di possedere ancora l’80 per cento dell’azienda come proprietario, e di non aver ceduto troppe quote agli investitori finanziari, questo implica che la tecnologia e il consumatore siano sempre al primo posto nelle decisioni. Abbiamo deciso di quotarci perché a nostro parere le società non vanno quotate solo quando valgono miliardi ma anche quando hanno una quotazione di poche centinaia di milioni, come per esempio Amazon che in una fase iniziale valeva circa 430 milioni di dollari e vediamo dove è arrivata oggi”.

In tutti i suoi anni di lavoro come ha costruito la sua squadra: Quali sono le scelte strategiche che le hanno dato la possibilità di gestire con successo un marchio così importante?

“Fin da subito ho voluto mettere alla base il fattore umano, il rapporto personale che avevo con le singole persone, è anche per questo che ho messo persone che conoscevo da tempo nei ruoli chiave dell’azienda. Ora chiedo a chi lavora con me di giudicare le persone non solo dal curriculum ma anche da chi si trovano davanti. Per me il fatto di non essere laureato in certi casi ha rappresentato un privilegio”.

E il franchising come si inserisce nell’evoluzione del brand?

“Negli ultimi 15/18 mesi ci siamo accorti di una crescente domande dei nostri prodotti in città medio piccole dove per noi sarebbe troppo costoso essere presenti in modo capillare ecco perché vogliamo affidarci a chi conosce bene il territorio e può facilitare la distribuzione dei nostri mezzi in diverse città, abbiamo studiato una formula di franchising che ora rappresenta una piccola percentuale del business ma che potrà arrivare fino al 20/25% del fatturato aziendale nei prossimi mesi”.

Quali sono le politiche di marketing per convincere un vostro potenziale affiliato. Perché un potenziale affiliato deve scegliere Helbiz?

“Perché siamo la prima società di micromobilità e siamo quelli che hanno portato questo servizio in Italia, conosciamo tutte le sfaccettature del business, sia per chi usufruisce sia per chi gestisce il servizio. Prima di partire con il processo di affiliazione volevamo avere almeno un anno di esperienza sul territorio”.

Le nuove tecnologie avranno un ruolo fondamentale per il cambiamento. Quanto queste hanno influenzato e continuano a influenzare la vostra attività?

“Le nuove tecnologie sono alla base della nostra attività e senza alcune di queste, come l’intelligenza artificiale o il brevetto sui parking spot, che abbiamo solo noi, non saremmo stati capaci di realizzare certe attività. Per noi le tecnologie rappresentano il presente ma anche una fonte per il futuro”.

Qual è stata la più grande soddisfazione nella vita personale e nella vita lavorativa?

“Nella vita personale mio figlio che è nato qualche mese fa ed è un’enorme soddisfazione per me. Nella vita professionale è stato il Nasdaq che, anche per la nascita di mio figlio, ci ha pubblicizzati sui maxi schermi di Times Square, questo rappresenta il fatto che una grande istituzione ci continua a supportare”.

Per concludere due domande: la prima: c’è un progetto che rappresenta un sogno nel cassetto e vorrebbe realizzare a tutti i costi?

“Tutto quello che sognavo per Helbiz in questi ultimi tre anni lo stiamo realizzando e sono molto felice di ciò, per il futuro mi viene in mente che non possiamo focalizzarci solo sulla mobilità terrestre ma nei prossimi 10 anni possiamo iniziare a pensare anche allo spazio”.

La seconda: qual è la lezione più importante che la vita le ha insegnato?

“Che se vuoi ottenere qualcosa puoi farlo, non importa da dove vieni o quello che hai in tasca l’importante è lavorare sodo per ottenerla”.

@redazione az franchising

Come acquistano oggi gli Eshopper italiani?

Shopping online: l’impennata di e-commerce e pagamenti digitali

Tra negozi chiusi più o meno in tutto il mondo, quarantene forzate e Smart working lo shopping online è in netta accelerazione nei settori del largo consumo.

Lo smartphone è fondamentale nella fase di decisione dell’acquisto online. L’analisi di Netcomm in collaborazione con Diennea rivela infatti che E-mail, sms e notifiche via app rappresentano lo strumento più efficace per raggiungere il cliente e fargli fare il primo passo nel processo d’acquisto: il 22% degli acquisti online sono diretta conseguenza di questo strumento di marketing. Il punto vendita fisico mantiene la sua efficacia: la visita in negozio è decisiva per il 18,4% degli acquisti. Dagli insight raccolti dall’indagine netRetail 2019, lo studio Netcomm effettuato in collaborazione con Kantar, emerge inoltre una crescita della fiducia verso i siti di ecommerce.Gli Italiani sono sempre più disponibili a salvare online i propri dati di pagamento per non doverli reinserire in acquisti futuri: il 57% del campione effettua questa scelta se ritiene che il sito di e-commerce sia affidabile.

L’IMPATTO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SUL RETAIL

Il 2019 è stato l’anno decisivo per le imprese che intendevano investire in tecnologie, consentendo così al sistema italiano di svolgere un ruolo decisivo nella trasformazione digitale in atto, anche a livello internazionale. La svolta è imprescindibile e gli investimenti in formazione per accrescere le competenze digitali nel nostro Paese saranno fondamentali. È sempre più urgente, infine, avviare un piano concreto di definizione e creazione di distretti digitali, affinché l’Italia possa incrementare il suo livello di competitività e di crescita dell’export nell’eCommerce.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E RETAIL

Il retail è una delle industrie in cui l’impatto dell’applicazione dell’intelligenza artificiale potrà essere più interessante e immediato, proprio perché in grado di avvicinare anche gli utenti finali, nelle loro abitudini quotidiane, alle nuove frontiere dell’innovazione. Non a caso, nel mondo del retail sono già state adottate soluzioni di AI per migliorare la relazione con i clienti, come lo sviluppo appena iniziato dell’uso dei chatbot. I processi di automazione legati alla filiera logistica, ma anche al machine learning e alle analisi predittive sono elementi decisivi per la creazione e il rafforzamento di una relazione sempre più personalizzata tra i brand e i clienti. In un contesto economico nazionale e internazionale, dove il fattore determinante nell’arena competitiva delle aziende è la capacità di garantire un’offerta sempre più personalizzata, le innovazioni che porterà l’AI potranno migliorare la comprensione delle aspettative dei clienti, facilitando la personalizzazione e la product recommandation, rendendo più efficienti i servizi pre e post sale e ottimizzando la supply-chain.

RE/MAX Italia: campagna di sensibilizzazione su radio e stampa nazionale

RE/MAX, gruppo in franchising leader del mercato dell’intermediazione immobiliare mondiale con 450 agenzie e più di 4.000 affiliati in Italia, lancia una campagna di sensibilizzazione su stampa e radio nazionali.

Una lettera aperta con cui RE/MAX si rivolge direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Salute, al Ministro dell’Economia e ai Presidenti delle Regioni, invitandoli a considerare l’attività immobiliare tra i servizi essenziali.

A beneficio dell’intero comparto, RE/MAX chiede dunque che le transazioni immobiliari, compresi i servizi ausiliari quali erogazione mutui, perizie e traslochi, siano inclusi nell’elenco delle attività che per prime potranno tornare operative dalla Fase 2, assicurando la massima aderenza e il rigoroso rispetto dei protocolli e delle linee guida sanitarie stabiliti contro la diffusione di COVID-19.

Nella lettera aperta, RE/MAX sottolinea che il settore immobiliare in Italia dà lavoro a oltre 46.000 agenti, a cui si aggiungono decine di migliaia di persone impiegate nell’indotto, evidenziando inoltre che la sola intermediazione concorre a più del 55% del fatturato complessivo residenziale (603.000 compravendite stimate nel 2019 per 100 miliardi di euro), con un impatto economico e sociale su centinaia di migliaia di famiglie ogni anno.

“Gli intermediari immobiliari agevolano l’acquisto e la vendita di case e la casa, sia in affitto che di proprietà, è un bene essenziale per ogni essere umano, per ogni Cittadino”, afferma Dario Castiglia, CEO & Founder di RE/MAX Italia. “Non è un caso che negli USA la nostra categoria professionale sia stata inserita tra le attività essenziali che non hanno mai smesso di operare. Di fronte a un’Italia così segnata dall’emergenza sanitaria, certamente non chiediamo così tanto, ma riteniamo essenziale essere tra le prime attività che potranno rientrare nel programma di ripresa delle attività produttive”.