Che cos’è la clausola d’esclusiva nel franchising

La clausola d’esclusiva impone ad una o ad entrambe le parti a non stipulare con terzi contratti all’interno di una determinata zona e per un preciso arco temporale.

Tale patto realizza lo scopo di garantire al franchisor e al franchisee una serie di vantaggi economici e di mercato.

Avv. Paolo Fortina e dott.ssa Ilaria Secchiatti*

Nel nostro ordinamento giuridico vige in ambito civile il principio dell’autonomia contrattuale che permette, ai sensi dell’articolo 1322 c.c. di conferire alle parti la possibilità di determinare liberamente il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge.

In quest’ottica l’affiliato e l’affiliante possono determinare il contenuto del contratto nel rispetto della Legge n. 129/2004 e, tenendo conto della propria volontà o della tipologia di attività commerciale, regolamentare determinate questioni piuttosto che altre.

Nel contratto di franchising un esempio frequente è la previsione di una clausola d’esclusiva.

La clausola di esclusiva impone generalmente ad una o ad entrambe le parti contraenti a non stipulare con terzi contratti aventi per oggetto specifiche prestazioni, come l’acquisto o la vendita di beni, all’interno di una determinata zona e per un preciso arco temporale.

Tale patto realizza lo scopo di garantire al franchisor e al franchisee una serie di vantaggi economici e di mercato; infatti, da un lato il franchisor si assicura la vendita dei propri prodotti, mentre dall’altro il franchisee ha la possibilità di disporre di un’area esclusiva di vendita, entro la quale non dover subire la concorrenza di altri distributori del medesimo prodotto.

Per tale ragione, è spesso consigliato prevedere una clausola d’esclusività nel contratto anche per assicurare un rapporto duraturo e trasparente tra l’affiliato e l’affiliante.

Negli ultimi anni si sono sviluppate nella prassi contrattuale varie tipologie di clausola d’esclusiva che si distinguono tra loro sulla base del numero di soggetti obbligati e dell’oggetto della clausola.

Per quanto riguarda i soggetti obbligati, la clausola d’esclusiva può essere bilaterale, in altre parole interessare entrambe le parti, oppure unilaterale, ossia riguardare solo una parte.

In materia di contratti di affiliazione commerciale, l’esclusiva è di regola bilaterale, poiché è in grado di disincentivare quei comportamenti opportunistici e disonesti del franchisee – che potrebbe adottare, trascurando l’attività di franchising per dedicarsi totalmente ad attività simili e concorrenziali – e del franchisor – che potrebbe distribuire il suo prodotto a più franchisee nella stessa area di competenza.

Per tali ragioni, spesso e volentieri, il contratto di franchising prevede tale clausola bilaterale al fine di obbligare da un lato il franchisee ad astenersi dal vendere, produrre beni o servizi concorrenti o diversi da quelli forniti dall’affiliante, dall’altro il franchisor ad astenersi dal nominare nello stesso territorio altri franchisee per la distribuzione degli stessi beni.

Per quanto riguarda l’oggetto, l’esclusiva può essere:

1) di territorio, in quest’ipotesi il franchisor si obbliga a non designare altri rivenditori del suo prodotto in una determinata zona, oppure il franchisee di obbliga a non vendere al di fuori di tale ambito; inoltre l’esclusiva di territorio può essere riferita ad un insieme di clienti, determinato o determinabile, piuttosto che ad un area geografica;

2) di prodotto, in tal caso il franchisee si obbliga ad acquistare determinati beni esclusivamente presso il franchisor e di conseguenza a non distribuire prodotti diversi da quelli pattuiti, o il franchisor si obbliga a non distribuire i propri prodotti a soggetti diversi dal franchisee in quell’area;

3) di acquisto, ossia l’obbligo da parte del franchisee di acquistare determinati beni solo da uno specifico franchisor.

Quest’ultima tipologia di clausola è anche quella più frequente nell’affiliazione commerciale, poiché da un punto di vista economico, realizza un risultato analogo all’obbligo di non concorrenza, così in linea di massima il divieto in capo al franchisee sarebbe circoscritto al solo acquisto dei prodotti da terzi, lasciando ampia autonomia su tutto il resto.

Ma cosa accade nel caso in cui una delle parti obbligate ponga in essere un comportamento idoneo a violare la clausola d’esclusiva?

Secondo la più recente giurisprudenza la violazione della clausola può dar luogo ad un’ipotesi di inadempimento contrattuale idonea a determinare la risoluzione del contratto in applicazione della norma generale dell’art. 1453 c.c. ed eventualmente al risarcimento del danno.

Infatti il patto di esclusiva svolge una funzione di grande rilevanza nel regolamento negoziale cui afferisce la tipologia dell’affiliazione commerciale, poiché ha forte peso specifico nell’equilibrio sinallagmatico: essa costituisce una garanzia di maggior guadagno per il franchisee e per il franchisor. L’inadempimento di un simile patto appare alla giurisprudenza serio ed idoneo a titolare la risoluzione del contratto (Tribunale Milano sez. V, 17/01/2019, n.425).

É comunque preferibile collegare la clausola d’esclusiva con una clausola risolutiva espressa, in questo modo si avrà la risoluzione del contratto in ipso iure, oppure con una clausola penale che quantifichi a priori il risarcimento del danno dovuto nel caso di violazione del patto d’esclusiva.

Tali aggiunte al regolamento contrattuale potranno solamente svolgere una funzione di dissuasione dal compimento di atti contrari al rapporto contrattuale, garantendo una maggior stabilità allo stesso.

Come in ogni contratto, detta clausola ha effetti vincolanti unicamente tra le parti e solo questi ultimi possono farla valere e rispondere di inadempimento contrattuale, poiché i terzi, anche se coinvolti, restano estranei agli obblighi assunti dal franchisor e dal franchisee con la stipula del contratto e quindi non possono essere contrattualmente responsabili.

Tuttavia è possibile far si che i terzi siano responsabili a titolo di concorrenza sleale, ai sensi dell’art. 2598 c.c., qualora questi fossero a conoscenza della sussistenza della clausola ed in ogni caso abbiano proseguito con una condotta non conforme alla concorrenza professionale.

In conclusione, la clausola d’esclusiva non costituisce un elemento naturale del contratto di franchising, ma un elemento dal contenuto e dagli effetti molto ampi e vari che, solo se previsto espressamente per iscritto dal franchisor e dal franchisee, può entrare a far parte del regolamento contrattuale e senza il quale le parti non possono invocare alcuna tutela paragonabile per i propri interessi economici e commerciali.

 

*Studio Legale NL

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *