Diventare franchisee: rispondiamo ad alcuni quesiti

Posso aprire un’attività qualsiasi?

Il franchising è una formula commerciale che si adatta a qualsiasi settore. Ci sono reti in franchising di abbigliamento, catene di centri estetici, network di agenzie di viaggio. Con questa formula, si possono aprire asili nido, palestre e persino industrie. Quindi, la FRANCHISE DI DISTRIBUZIONE riguarda la vendita di prodotti:
negozi di scarpe, abbigliamento, supermercati, etc. La FRANCHISE DI SERVIZI concerne l’erogazione di servizi, appunto: parrucchieri, agenzie di viaggio, agenzie immobiliari, etc. Si parla di FRANCHISE INDUSTRIALE quando l’oggetto dell’accordo riguarda la fabbricazione di beni e poi, generalmente, la loro commercializzazione (in tal caso, si parla di franchise mista industriale/commerciale). Sapevate, per esempio, che Coca Cola ha accordi di franchising con gli “imbottigliatori”, ovvero con i partner che forniscono supporto per imbottigliare e distribuire la bevanda nel mondo?

PER LEGGE: “L’affiliazione commerciale (franchising) è il contratto, comunque denominato, fra due soggetti giuridici, economicamente e giuridicamente indipendenti, in base al quale una parte concede la disponibilità all’altra, verso corrispettivo, di un insieme di diritti di proprietà industriale o intellettuale relativi a marchi, de-
nominazioni commerciali, insegne, modelli di utilità, disegni, diritti di autore, know-how, brevetti, assistenza o consulenza tecnica e commerciale, inserendo l’affiliato in un sistema costituito da una pluralità di affiliati distribuiti sul territorio, allo scopo di commercializzare determinati beni o servizi” (art. 1, legge 6 maggio 2004, n. 129).

Perchè mi conviene diventare franchisee?

  • Diventa imprenditore con un rischio calcolato
  • È amministratore di se stesso con un’attività indipendente, imparando magari un nuovo mestiere.

Quanto mi serve per partire?

Per aprire un’attività, anche in franchising, serve un capitale iniziale, meglio se già nella disponibilità dell’affiliato per evitare i costi legati alla richiesta di un prestito. L’investimento iniziale indicato dal franchising, però, non esaurisce le somme necessarie prima dell’apertura e nei mesi successivi. Il capitale deve coprire tutti gli investimenti richiesti dal franchisor: diritti di entrata, spese per l’arredamento, prima fornitura, contributo per formazione, etc. E poi, le spese legate alla pre-apertura: acquisto o affitto del locale, utenze, costituzione società, hardware e software, etc. Dall’apertura, si dovranno contemplare costi per il personale o per la gestione in generale.

Quanto spendo, quanto guadagno?
Il secondo passo è la redazione di un conto economico, l’elenco di tutti i ricavi e tutte le spese, anno per anno e mese per mese. Serve avere un orizzonte temporale di 3-5 anni, anche se molto dipende dal settore di attività dell’affiliato: alcuni richiedono almeno 2- 3 anni per generare utili interessanti ma magari non ancora sufficienti per coprire gli investimenti. Due le questioni da considerare:

  • Determinazione ipotetica dei ricavi: sarà l’affiliante a dare un’ indicazione di massima all’affiliato circa l’incasso medio annuale ottenuto in base alle statistiche di vendita degli altri franchisee. Un dato di partenza da perfezionare secondo le condizioni locali (concorrenza, location, etc.).
  • Determinazione ipotetica dei costi (fissi e variabili): ci saranno costi tipici di gestione che il franchisor dovrebbe possedere e comunicare all’affiliato e costi tipicamente locali (mercato immobiliare). Inoltre, alcuni costi sono variabili nel senso che cambiano, per esempio, al variare del fatturato, dalle royalties ai contributi pubblicitari.

Il primo conto economico sarà previsionale: mentre i costi sono tutto sommato identificabili, i ricavi sono una vera e propria incognita perché il franchisor farà facilmente riferimento a una media tra gli affiliati già operativi, che, tra l’altro, non può considerare la specifica realtà locale del nuovo franchisee. Potrà essere utile anche chiedere di avere stime di incasso nelle fasi di avvio dell’attività. Poi, tra i costi va considerato – si spera – il compenso che il franchisee ricava per se stesso e, non meno importante, la voce “Iva e tasse”: per fare un esempio, l’affiliato paga subito l’Iva sulla prima fornitura e in un secondo momento la recupera. Questo significa e sottolinea, ancor di più, la necessità di avere una liquidità per gestire un’impresa.

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