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ICO e STO: per la raccolta di capitali

La ICO è una modalità di raccolta di capitali. La STO è un’offerta fatta da una azienda al pubblico ove chi investe riceve un titolo rappresentato da token. Come funzionano e come sono regolate

Avv. Patricia de Masi Taddei Vasoli*

La blockchain può essere definita come un libro mastro memorizzato sul computer, senza un’autorità centrale. Non esiste quindi un soggetto detentore di dati, chiamato a fornire prova di un diritto di proprietà (es. Catasto per i beni immobili) o un’autorità amministrativa (es. Ufficio Anagrafe per i dati personali) dal momento che viene definita come un registro digitale, un protocollo informatico, su tecnologia blockchain ed è una struttura condivisa e immutabile.

La blockchain, proprio a causa della sicurezza che offre e della conseguente fiducia collettiva non basata su relazioni esclusive,  è lo strumento utilizzato per generare unità di valore, che rispecchiano asset tangibili, strumenti di pagamento o di scambio. In generale è nota per il suo utilizzo nella emissione di criptovalute, ma bene si presta anche a varie applicazioni in campo finanziario.

Facciamo qui un breve cenno a due applicazioni particolarmente interessanti nell’ambito della raccolta di capitali, la ICO e la STO.

La ICO (Initial Coin Offering) che cos’è

La ICO (Initial Coin Offering) è una modalità di raccolta di capitali dalla massa degli interlocutori costituita da un’operazione di crowdfunding in forma di moneta legale o di criptovaluta dietro emissione di coin/token, basata su blockchain.

Per alcuni aspetti è simile alla IPO (Offerta Pubblica Iniziale) con la quale le società fanno ingresso in Borsa ed aumentano il loro capitale, quotandosi nel mercato regolamentato, aprendosi ad un pubblico più ampio di investitori.

Tra le diverse operazioni economiche realizzabili tramite blockchin, le ICO costituiscono una modalità digitale di raccolta di risorse finanziarie attraverso la emissione di cryptovalute offerte agli investitori sotto forma di token digitali,  tramite una piattaforma “open source” (es. Ethereum) per  la creazione o lo sviluppo di altre cryptovalute e/o valute aventi corso legale (es. dollaro o euro) sulla base di un rapporto di conversione prestabilito ovvero per collocare capitali in nuovi progetti, di solito start-up.

Come abbiamo detto in cambio del contributo versato gli investitori ricevono token: in sostanza l’investitore versa una certa quantità di valuta e alla scadenza riceverà o nuove cripto emesse sul mercato o diritti spendibili sotto diverse forme, in proporzione all’investimento fatto.

I token digitali possono essere di vario tipo

Prendiamo ad esempio le classificazioni fatte dalla SEC (Stati Uniti) e dalla FINMA (Svizzera): la SEC (Security Exchange Commission) ha suddiviso ciò che non è Coin, inteso come metodo di pagamento, criptovaluta, in Utility token e Security token.

In Svizzera la FINMA (Autorità Federale di vigilanza sui Mercati Finanziari) ha suddiviso in maniera analoga tra Asset token, Utility token e Payment token.

  • Gli Utility token: danno diritto all’utilizzo di alcuni vantaggi sulla piattaforma oppure benefici o servizi;
  • Security token / Asset token: rappresentano il diritto di partecipazione al profitto della piattaforma che li ha emessi;
  • Coins /Payment tokens: comprendono le Courrencies ovvero le Crypto nate come forme di pagamento (es. bitcoin).

L’emissione di Security token è quasi sempre soggetta all’autorizzazione dell’ente nazionale preposto, in quanto appunto “security”, cioè strumento finanziario.

Purtroppo la normativa che disciplina le ICO è diversa da Paese a Paese.

La Svizzera è stata uno dei primi Paesi europei a dare delle direttive attraverso la FINMA.

Tale ente ha assunto un approccio concentrato sulla funzione economica e sula finalità dei token e sulla loro negoziabilità o trasmissibilità ed ha confermato che, in linea generale, i token di pagamento, in quanto tali, siano paragonabili a semplici criptovalute e non debbano essere considerati delle security; altrettanto per quanto concerne gli utility token, se il loro unico scopo è quello di conferire il diritto all’accesso ad un servizio. Al contrario la FINMA ha stabilito che i token di investimento rappresentino dei valori patrimoniali, come quote di valori reali, di aziende, con possibile diritto a dividendi o al pagamento di interessi. In tal caso può essere considerato al pari di un’azione o di una obbligazione o di uno strumento finanziario derivato. FINMA ha confermato che, in caso prefinanziamento e prevendita di token di ICO che conferiscano in futuro diritti di acquisto di token, tali diritti possano anch’essi essere considerati securities. FINMA ha anche considerato i token dal punto di vista delle disposizioni antiriciclaggio. Ciò in particolare nel caso di token di pagamento.

MALTA è stata il primo Paese dell’Unione Europea ad emanare un sistema organico di norme e più precisamente:

Malta Digital Innovation Authority Act” (in breve MDIA Act:
● istituisce Autorità regolatoria dedicata alle nuove tecnologie

“DLT” means a database system in which information is recorded, consensually shared, and synchronised across a network of multiple nodes, or any variations thereof, as further described in the ITAS Act, and the term “node” means a device and data point on a computer network

“Innovative Technology Arrangements and Services Act” (ITAS Act) su:
● certificazione di piattaforme DLT e fornitori servizi
DLT (a) uses a distributed, decentralized, shared and, or replicated ledger;

(b) may be public or private or hybrids thereof; (c) is permissioned or permissionless or hybrids thereof; (d) is immutable; (e) is protected with cryptography; and (f) is auditable

Alcuni Paesi hanno vietato le ICO, (come la Cina), spesso per ragioni di sicurezza, dal momento che le ICO sono state utilizzate anche in caso di vere e proprie truffe.

La STO (Security Token Offering) che cos’è

La STO (Security Token Offering) è invece uno strumento finanziario partecipativo, che si presenta come un’alternativa alla ICO e agli strumenti tradizionali (Borsa ….),  per la raccolta di capitale attraverso criptovalute su piattaforma blockchain.

Si tratta di un’offerta fatta da una azienda al pubblico ove chi investe riceve un titolo rappresentato da token. Anche aziende già affermate, e non solo start up, potranno utilizzare le STO emettendo token digitali in luogo di strumenti azionari, raccogliendo fondi per nuove linee di business. Il rapporto tra le parti è regolato da un contratto che disciplina le regole ed i diritti dell’investitore. Naturalmente le STO sono soggette alle normative relative all’emissione di strumenti finanziari e, pertanto, vi è il controllo da parte delle autorità centrali. I token sono strumenti finanziari rappresentativi di asset class tradizionali, come azioni, obbligazioni, diritti ed obblighi e loro derivati, ovvero di asset class alternativi (crypto asset), che possono essere costituiti da beni reali, virtuali o finanziari. Questi asset vengono inseriti in uno smart contract e digitalizzati attraverso un token che ne garantisce autenticità e la proprietà appunto attraverso l’utilizzo di DLT. Con tale procedura la società rende liquidi i propri asset favorendo l’investimento da parte di soggetti interessati, senza dover ricorrere al sistema bancario. E’ così possibile rivolgersi direttamente agli investitori. Possono rappresentare quote di partecipazione societarie (es diritti di partecipazione alla distribuzione di utili o erogazione di dividendi, oppure essere rappresentativi di titoli di debito (come le obbligazioni). La novità di tale istituto è rappresentata dal fatto che vengano utilizzati distributed ledger (registri distribuiti – blockchain) per mantenere traccia dei dati rilevanti dell’acquirente, delle singole transazioni, dei valori, dei relativi diritti.

Security token in Italia, legge 12/2019

L’emissione di Security token è attività consentita in Italia in seguito all’introduzione nel nostro ordinamento delle tecnologie DLT e Smart Contract con la legge 12/2019 (conversione D.L.135/2018). Più precisamente, con l’art. 8-ter del d.l. 14 dicembre 2018, n. 135 recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione (c.d. Decreto Semplificazioni), convertito con modificazioni dalla l. 11 febbraio 2019, n. 12, ed entrato in vigore il 15 dicembre 2018, è stata introdotta nel nostro ordinamento una definizione normativa di “tecnologie basate su registri distribuiti” (note come “blockchain”, termine utilizzato nel linguaggio informatico) e di “smart contract”, nonché una regolamentazione degli effetti giuridici relativi all’utilizzo di questi innovativi strumenti. Tale articolo così dispone:

Art. 8 ter: Tecnologie basate su registri distribuiti e smart contract

  1. Si definiscono «tecnologie basate su registri  distribuiti»  le tecnologie  e  i  protocolli  informatici  che  usano   un   registro condiviso,  distribuito,  replicabile,  accessibile  simultaneamente, architetturalmente decentralizzato su basi  crittografiche,  tali  da consentire  la  registrazione,  la   convalida,   l’aggiornamento   e l’archiviazione di dati sia in chiaro che ulteriormente  protetti da crittografia verificabili da ciascun partecipante, non  alterabili  e non modificabili.
  2. Si definisce «smart contract» un programma per elaboratore che opera su tecnologie  basate  su  registri  distribuiti  e  la   cui esecuzione vincola automaticamente due o piu’  parti  sulla  base  di effetti predefiniti dalle stesse. Gli smart contract soddisfano il requisito della  forma  scritta  previa  identificazione  informatica delle parti interessate, attraverso un processo  avente  i  requisiti fissati  dall’Agenzia  per  l’Italia  digitale  con  linee  guida  da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in  vigore  della legge di conversione del presente decreto.
  3. La memorizzazione di un documento informatico attraverso l’uso di tecnologie basate su registri  distribuiti  produce  gli  effetti giuridici della validazione temporale elettronica di cui all’articolo 41 del regolamento (UE) n. 910/2014  del  Parlamento  europeo  e  del Consiglio, del 23 luglio 2014.
  4. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, l’Agenzia per l’Italia digitale individua gli standard tecnici che le tecnologie basate su registri distribuiti debbono possedere ai fini della produzione degli  effetti di cui al comma 3. )

Si tratta di una norma particolarmente importante e all’avanguardia, poiché costituisce uno dei primi riconoscimenti normativi, anche a livello europeo, di un fenomeno crescente e sotto certi aspetti problematico, quanto meno dal punto di vista giuridico e sistematico.

*dMTV LEX

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