La trasformazione digitale: uno dei principali obiettivi di business

“Il centro commerciale dovrà avere alla base un modello di innovazione aperto, forte della partnership e della condivisione di valore tra tutti gli attori in gioco: proprietà, retailer, gestori, clienti”

Trasformazione digitale, un termine oramai entrato nel vocabolario quotidiano di moltissimi brand e di moltissime aziende come uno dei principali obiettivi di business, soprattutto dopo la pandemia che ha di fatto accelerato il passaggio ad un’abitudine di consumo e di fruizione del prodotto in modo nuovo, secondo dinamiche che si stavano progressivamente affermando, e che gli esempi esteri testimoniavano già da tempo.

Più che di trasformazione, preferisco parlare di integrazione digitale, processo da cui non si può più prescindere: il digitale è a tutti gli effetti un abilitatore a favore del fisico, all’interno di un processo di acquisto sempre più complesso e integrato fra i vari canali che il consumatore ha a disposizione. Il cliente è oramai a tutti gli effetti un consumatore “omnicanale” e tale processo difficilmente sarà reversibile; quello che potrà davvero fare la differenza sarà la logica del servizio, l’esperienza che sarò in grado di dare al mio consumatore che di fatto può avere accesso a quel prodotto in maniera facile e da diversi punti di contatto.

Fisico e digitale come possono integrarsi? Perché il consumatore dovrebbe venire da me per comprare un prodotto facilmente reperibile ovunque e in maniera estremamente veloce? Che cosa mi offre in più quel determinato spazio fisico? Come posso colmare il gap fra centro commerciale e commercio online? Che ruolo può avere il centro commerciale nell’ambito della trasformazione digitale in quanto mero contenitore di prodotti e di servizi?

Francesca Pinzone, Head of Marketing Department di Svicom

“Sono questi i principali quesiti su cui i centri commerciali hanno cominciato ad interrogarsi e che noi di Svicom abbiamo già da tempo cercato di risolvere identificando soluzioni atte ad integrare progressivamente la tecnologia nei vari processi del business aziendale.

 Il negozio diventa il culmine di un processo relazionale con il brand che parte molto prima e molto più complesso, che porta le persone a effettuare ricerche sui prodotti ancora prima di recarsi sul punto vendita e che nel punto vendita si aspettano qualcosa di differenziante che abbia un ruolo importante sulla sfera dell’emozione e vivere un’esperienza che soltanto il fisico sarà in grado di dare e che non potrà mai essere soppiantata dal digitale.

Potrei citare vari esempi, sebbene vorrei concentrarmi su un progetto innovativo che mi sta particolarmente a cuore frutto di un’osservazione attenta delle dinamiche del mercato e dei cambiamenti in atto, della conoscenza del consumatore, ma soprattutto di brainstorming interno fra i vari stakeholders coinvolti.

The Place To Do è la nostra experience platform che dall’estate 2021 sarà lanciata in alcune delle nostre strutture; il cliente potrà scegliere iniziative, eventi, corsi ed attività da sperimentare sul centro o on demand, con la famiglia, da solo, con gli amici. Si introduce così il concetto della “personalizzazione” di contenuti del centro commerciale, rivedendo quindi nelle fondamenta il paradigma classico di eventi ed esperienze generalisti nei centri commerciali.

Il marketing dell’era digitale ci sta insegnando che un retailer o un centro commerciale potrà essere più competitivo adottando due strategie non escludenti: la collaborazione con i propri clienti (co-creazione) e il dialogo con altre imprese, in certi casi anche concorrenti (coopetizione). Il centro commerciale dovrà avere alla base un modello di innovazione aperto, forte della partnership e della condivisione di valore tra tutti gli attori in gioco: proprietà, retailer, gestori, clienti”.

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