La tutelabilità del concept store come opera creativa

La Corte di Cassazione conferma: uno strumento di protezione in più per i franchisors

di Alessandra Sonnati – Avvocato, Frignani Virano e Associati Studio Legale

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8433 del 30 aprile 2020, si è pronunciata sulla vicenda che da alcuni anni vedeva contrapposte Kiko e Wycon in merito all’asserita riproduzione da parte di quest’ultima del concept store caratterizzante i punti vendita della catena di prodotti di make-up Kiko, in violazione dei diritti di utilizzazione economica del progetto ed ingenerando nei consumatori una indebita confusione.

Il progetto, di stile minimalista, era costituito da “un ingresso open space, con ai lati due grandi grafiche retroilluminate; su interni aventi espositori laterali consistenti in strutture continue e inclinate aventi pareti caratterizzate da alloggi in plexiglass trasparente traforati nei quali sono inseriti i prodotti; su “isole” a bordo curvilineo posizionate al centro dei negozi per contenere i prodotti o fornire piani di appoggio; sulla presenza di numerosi schermi TV incassati negli espositori inclinati; sull’utilizzazione di combinazioni dei medesimi colori (bianco, nero, rosa/viola) e di luci ad effetto discoteca”.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano riconosciuto la tutela autoriale del concept store in quanto la scelta, la combinazione, il coordinamento e la conformazione complessiva degli elementi utilizzati per l’arredamento dei negozi Kiko, espressi in un progetto di architettura di interni realizzato da uno studio di architettura su commissione della stessa Kiko presentavano sufficienti “elementi di creatività” e non costituivano una soluzione imposta da problemi tecnici o funzionali.

Per quanto concerne la tutelabilità del concept store come opera creativa la Cassazione ha confermato che “in tema di diritto d’autore, un progetto o un’opera di arredamento di interni, nel quale ricorra una progettazione unitaria, con l’adozione di uno schema in sé definito e visivamente apprezzabile, che riveli una chiara “chiave stilistica”, di componenti organizzate e coordinate per rendere l’ambiente funzionale ed armonico, ovvero l’impronta personale dell’autore, è proteggibile quale opera dell’architettura, ai sensi dell’art. 5, n. 2 L.A. (“i disegni e le opere dell’architettura”), non rilevando il requisito dell’inscindibile incorporazione degli elementi di arredo con l’immobile o il fatto che gli elementi singoli di arredo che lo costituiscano siano o meno semplici ovvero comuni e già utilizzati nel settore dell’arredamento di interni, purché si tratti di un risultato di combinazione originale, non imposto dalla volontà di dare soluzione ad un problema tecnico-funzionale da parte dell’autore”.

I franchisors possono quindi ora contare su uno strumento di protezione in più per meglio tutelare l’immagine dei propri punti vendita e per opporsi all’utilizzo da parte di soggetti concorrenti di un concept store confondibile.

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