Radio: mezzo di comunicazione evergreen

La radio è forse uno dei pochi media che è riuscito ad accompagnare numerose generazioni di ascoltatori

Con una storia centenaria alle spalle, la radio può ancora essere considerato uno dei più importanti strumenti di comunicazione del futuro.

La radio è un mezzo straordinario che ha svolto una funzione fondamentale nello sviluppo culturale.  Tra i mezzi di comunicazione è quello che si è saputo meglio adattare ai cambiamenti tecnologici e sociali, accompagnando numerose generazioni di ascoltatori. Nella fitta rete comunicativa-informativa dei mass media è riuscita a vincere ogni sfida e ogni volta che si è “reinventata” ha legato a sé un pubblico sempre più ampio.

Caratterizzata dalla leggerezza e dalla mobilità, più vicina agli interessi del pubblico che vi trova agevolmente svago, informazione e compagnia, la radio, seppur limitata al suono e alla sola voce, è stata capace, più di qualsiasi altro mezzo, di inseguire gli eventi e per raccontarli agli utenti e farli loro vivere in tempo reale.

La radio, in Italia, è in grado di fidelizzare ancora un gran numero di appassionati e gode di una stima inferiore solo all’uso e al gradimento del World Wide Web. Ma è proprio la diffusione di Internet che, sono nate nuove opportunità per il panorama radiofonico, in cui dal punto di vista esperienziale ed emozionale la multimedialità e l’interattività del web si è prestata benissimo a costruire contatti significativi con gli ascoltatori e soprattutto con il pubblico più giovanile.

Il bisogno di partecipazione e di condivisione, tipico delle trasmissioni aperte agli interventi telefonici esterni, con i racconti, le opinioni, le richieste o le dediche, si sposa perfettamente con le regole che caratterizzano i social network. Questi rappresentano una grande opportunità per la radio che, oltre ad espandere il proprio bacino di ricezione e consolidare il rapporto con gli ascoltatori, può finalmente lanciare messaggi che superano la sua natura di immediatezza e transitorietà.

Ormai miniaturizzata, presente in ogni auto, raggiungibile da smartphone e tablet o attraverso le app, rappresenta la modernità nella quale siamo immersi.

La sua presenza in rete, quindi, non è né facoltativa né secondaria, semplicemente necessaria per essere parte integrante della vita quotidiana del pubblico. Addirittura sembra che le caratteristiche radiofoniche vengano “amplificate” da quelle della Rete stessa.

Così la radio ha reagito al digitale e ai social media. Le conversazioni avvengono quasi in un’immensa piazza virtuale che supera i confini della frequenza e i limiti imposti dal tempo e dallo spazio.

Un elemento di sicuro interesse è stato l’utilizzo della webcam accessibile dal web, che trasforma le abitudini classiche dell’ascoltatore radiofonico, mettendolo in condizioni di “vedere” la radio.

Infatti l’ultima innovazione su cui i più grandi network stanno investono è la radiovisione.

Sul sito radiofonico o i canali online gli utenti, oltre a seguire la diretta, possono accedere agli archivi dei palinsesti, comunicare con gli autori del programma o trovare i contatti dello staff, possono leggere gli eventuali testi, guardare le foto e accedere a numerose altre informazioni sull’emittente e le frequenze. In particolare attraverso il podcast possono seguire in differita una trasmissione, oppure riascoltarla secondo modalità, tempi e criteri soggettivi. Ne consegue che la radio sul web non è più uno strumento da ascoltare, ma anche una pagina da leggere e da guardare.

La Rai con “Guarda che Radio”, ha attivato un nuovo canale, in cui, da settembre, i 60 conduttori di Radio 2 con tutta la loro energia e il loro buonumore, diventano i protagonisti della nuova “offerta”.

La radio pur essendo cambiata, è dunque uno strumento di grande freschezza e molto importante dal punto di vista sociale e di informazione, forse uno dei pochi media che è riuscito ad accompagnare numerose generazioni di ascoltatori. Adeguandosi con il progresso e con i linguaggi dei tempi moderni, ha rafforzato le caratteristiche che l’hanno sempre contraddistinto come consumo elettivo di giovani, di pubblici colti e attenti, di fasce di popolazione dinamica e urbana.

di Stefania Giuseppetti

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