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Franchising italiano, ecco perché l’Inghilterra piace

Franchising italiano e mercato inglese, un binomio che funziona, secondo l’ultimo rapporto di Confimprese. Quello britannico si dimostra ancora una volta un mercato dal forte appeal per le aziende tricolori. Il fashion è sempre la punta di diamante del retail e del franchising nostrano, ma tra i settori più dinamici c’è il food & beverage. Tra i più attivi il franchising ristorazione Rossopomodoro, che nella capitale inglese h all’attivo 9 ristoranti e conta di aprirne altri 3 nel 2015. O ancora illycaffè, che a Londra ha 3 punti vendita, uno diretto e due in franchising, conta di aprirne altri 6 nei prossimi 4 anni e sta cercando un partner in franchising per sviluppare il canale travel. La filosofia dell’azienda triestina è quella di aprire negozi diretti nei centri storici e in franchising nel canale travel e nei centri commerciali. Presenti in UK anche Autogrill, Caffè Vergnano, Cibiamo, Cremonini con i servizi a bordo treno, Lavazza, Carpisa, Natuzzi. Tra i non soci da segnalare i progetti di 7camicie che, contrariamente alla maggior parte dei retailer, non ha punti vendita a Londra, ma due rispettivamente a NewCastle nel centro commerciale Blue Mall Metrocentre e a York in centro storico. Tra i progetti futuri conta di aprirne altri 7/8 sia a Londra sia nelle due città dove è già presente sia a Londra.

Per sbarcare sul mercato inglese, sono diverse le formule di franchising: si può costituire una società sussidiaria, una branch o un representative office della società straniera, oppure creare una joint venture con un partner locale o incaricare un agente, distributore o franchisee, che agisce per conto della società straniera. Molte, invece, le aziende che utilizzano la private limited liability company. Non ci sono restrizioni riguardo al numero minimo o massimo di soci, non è previsto un ammontare minimo dell’investimento né è richiesto un minimo per il capitale sociale, l’età minima per l’amministratore è di 16 anni, non è prevista un’età massima e la sua responsabilità personale non è limitata, non ci sono, infine, limiti di legge riguardo alla possibilità di avere soci stranieri, ad eccezione di Energy, Defence e di Telcom.

Stefano Pigolotti